4 mosse per la sicurezza del territorio: le proposte WWF alle Istituzioni

Il Wwf suggerisce alle istituzioni 4 mosse per dare una risposta immediata e garantire condizioni minime di sicurezza ai Comuni. Inedificabilità assoluta nelle pertinenze fluviali, preallerta delle popolazioni residenti, pianificazione territoriale integrata e prevenzione fatta dai cittadini.
 
Secondo il WWF, più di 5 milioni di cittadini italiani vivono o lavorano ogni giorno in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni hanno all’interno del proprio territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. Il WWF suggerisce alle istituzioni un Piano in quattro mosse che consenta di dare una risposta immediata per garantire condizioni minime di sicurezza ai Comuni e alla popolazioni a rischio.
 
  • Preallerta delle popolazioni residenti
    E’ necessario codificare standard operativi per cui le popolazioni residenti interessate possano essere messe a conoscenza per tempo del potenziale pericolo e quindi adottare comportamenti idonei. Su questo si registra che, a differenza degli eventi sismici o degli incendi dove una serie di comportamenti sono comunicati ed oggi costituiscono riferimento per tutti (ad esempio il  non utilizzo degli ascensori o il trovare maggiore  protezione sotto gli stipiti delle porte poste sui muri maestri), per gli eventi alluvionali è urgente che vengano attuati piani di sicurezza e protezione civile,  che non limitino l’intervento a generici e poco comprensibili “inviti” a stare a casa o a non circolare, ma è indispensabile interdire strade, ponti, sottopassi e tutte le strutture a rischio nei periodi di massima allerta; predisporre sistemi di allarme nei centri abitati per mettere in guardia la popolazione sul pericolo imminente; avviare campagne di informazione e formazione sul rischio;realizzare  esercitazioni per verificare l’efficacia dei piani di protezione civile predisposti.
  • Inedificabilità assoluta nelle pertinenze fluviali
    In Italia il tasso medio di urbanizzazione negli ultimi 50 anni è passato dall’1,9% al 7,5%, come documentato nella ricerca “Terra Rubata” coordinata dall’Università dell’Aquila a cui il WWF collabora, il che porta a stimare che siano stati urbanizzati in questo periodo 2.250.000 ettari (un territorio grande quanto Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia insieme).  Il WWF ha già più volte richiamato l’esigenza di estendere i vincoli paesaggistici sulle coste dagli attuali 300 metri a 1000 metri (come fatto in Sardegna dalla Giunta Soru con una norma in via di smantellamento da parte dell’attuale Giunta Cappellacci), ma questo non comporterebbe comunque un’inedificabilità assoluta che invece dovrebbe essere garantita almeno sulle fasce di pertinenza fluviale. Attualmente le sponde dei fiumi sono tutelate dalle norme sul paesaggio per una fascia di 150 metri, anche in questo caso non si tratta di un’inedificabilità assoluta che subentra solo per disposizioni comunali o regionali connesse a valutazioni idrauliche.
  • Pianificazione territoriale integrata
    Si deve arrivare finalmente ad un processo di co-pianificazione tra lo Stato e le Regioni (idrogeologica. sismica, paesaggistico-naturalistica e agricola). E’ necessario che questa co-pianificazione, definita in coerenza anche con la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici (che il Governo sta preparando), sia propedeutica e quindi sovraordinata rispetto ad altre pianificazioni settoriali  (come quella urbanistica o delle infrastrutture) e degli enti locali.  L’obiettivo dev’essere quello di restituire flessibilità al territorio per aumentare la capacità di adattamento rispetto agli eventi metereologici estremi
  • Prevenzione fatta dai cittadini
    I cittadini possono adottare una serie di azioni preventive soprattutto in occasione di ristrutturazione delle abitazioni. Vi sono varie  categorie di interventi: gli interventi dry-proof, finalizzati ad impedire o minimizzare l’ingresso dell’acqua negli edifici (es. il rinforzo e “l’ancoraggio” dei muri ancorati per evitare il loro collassamento o fenomeni di “galleggiamento”; realizzare recinzioni, porte e finestre che possono essere a contatto con l’acqua a tenuta stagna o protette con barriere mobili;  realizzare i pozzi di luce ubicati a quote superiori rispetto alla situazione per evitare che l’acqua penetri negli scantinati...).
Il WWF ricorda che le misure descritte evidentemente non sostituiscono gli interventi di messa in sicurezza già individuati e in attesa di finanziamenti, o avere influenza sulla frequenza o sull’intensità degli eventi disastrosi, ma possono però, a costo contenuto, favorire il buon governo del territorio e limitare significativamente i rischi per le popolazioni.
 
Fonte: WWF
 
 

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