Cina e USA: nazioni con il più alto numero di disastri naturali

Sono le prime due economie mondiali, il traino dello sviluppo globale, ma sono anche i due paesi con il più alto numero di catastrofi naturali occorse tra i propri confini. E’ questo il principale dato emerso nel convegno sull’economia delle calamità naturali e la riduzione degli impatti, organizzato dal Cmcc a Venezia in questi giorni.

Negli ultimi decenni, il mondo ha visto un aumento impressionante delle perdite economiche causate dalle calamità naturali, premessa che ha dato il via negli ultimi mesi ad una serie di eventi scientifici dedicati allo studio della riduzione del rischio e delle conseguenze economico sociali derivate dal susseguirsi di disastri naturali. Proprio in Italia, a Venezia, si è tenuto tra il 10 e l’11 febbraio un convegno inerente tali problematiche, promosso dall’International Center for Climate Governance, dal Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc) e dalla Fondazione Eni Enrico Mattei. Economia e catastrofi naturali, sono due argomenti che all'apparenza non sembrano avere correlazioni, ma che in realtà ne hanno più di quante si pensi comunemente, e sulle qualii  workshop programmati da qui a fine anno intendono indagare. Cercando di mettere in relazione  tra loro, il più ampio numero di scienziati e ricercatori che lavorano sugli effetti negativi dei disastri naturali, e sul futuro e le conseguenze dei mutamenti climatici. L’obbiettivo è quello di realizzare un network  di conoscenze e saperi, ed una piattaforma informatica capace di permettere lo scambio dei risultati degli studi in corso, aumentando la collaborazione tra le istituzioni ed i membri della rete. La piattaforma sarà collegata al portale http://www.preventionweb.net e l’auspicio è quello che i contributi che vi saranno immessi possano contribuire ad individuare misure preventive riducendo i danni causati dalle calamità naturali, e incrementando la capacità delle società e delle singole comunità di reagire.
Tuttavia, una gestione efficace del rischio richiede conoscenze precise e analisi dettagliate, ed a questo puntava  l'incontro di Venezia, focalizzando l’attenzione anche sui costi economici derivati dai disastri naturali. Così come riporta una nota dell’ANSA secondo Carlo Carraro, direttore scientifico del Cmcc e della Fondazione Eni Enrico Mattei, le catastrofi naturali sono state "particolarmente intense nel corso del 2010" e studiandone le serie storiche, queste risultano "innegabilmente crescenti". Se da una parte gli impatti mondiali sono "decrescenti", sia per numero di vittime sia per nascita di epidemie od emergenze sanitaria, dall'altra nel sud del mondo l’ira della natura continua ad essere ancora una “catastrofe vera e propria”. Eppure se quantificare i danni è un'operazione difficile  e non completa, se si considerano solo alcuni criteri come  "i premi pagati dalle assicurazioni", oppure "le infrastrutture distrutte", fermarsi esclusivamente alle prime considerazioni significa non riconoscere la disparità tra Nord e Sud del mondo.  Una riflessione sempre più ampia e complessa, confermata dal dato driguardante Cina e Usa, che si trovano in cima alla classifica degli eventi naturali catastrofici avvenuti nel 2010.
Dato che non può far riflettere, secondo noi, sulla necessità di uno sviluppo accompagnato da un maggiore accento sulla parola sostenibile, perchè la sola supremazia economica non mette al riparo una comunità da eventuali disastri naturali.

Fonte: ANSA, International Center for Climate Governance

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