Elezioni, il cartello verde

Le prossime elezioni nazionali sono ormai alle porte e per fortuna l’ambiente fa sentire la propria voce tramite l’azione delle principali associazioni ecologiste del nostro paese, unite in un “cartello verde”, il cui programma si compone di 12 punti da sottoporre alle labili memorie dei maggiori leader politici nazionali.
 
Sono 7 le associazioni che costituiscono il neonato “cartello verde”: il WWF, Legambiente, Greenpeace, Fai, Federazione nazionale Pro Natura, il Club Alpino Italiano e il Touring Club.
L’impegno congiunto e condiviso dagli organismi ambientalisti è rappresentato da 12 punti fondamentali per il rispetto dell’ambiente, che sembrano essere assenti nei programmi dei candidati Premier: New Green Deal; Biodiversità; Beni culturali; Mobilità e infrastrutture; Salute e ambiente nelle scelte industriali; Consumo di suolo e governo del territorio; Difesa del suolo e adattamento ai cambiamenti climatici; Filiera agroalimentare verde; Turismo; Governare l'ambiente; Diritto all'ambiente per una tutela costituzionale e penale, fino ai nuovi indicatori di sostenibilità per andare oltre la logica contabile del Pil.
L’intento del cartello verde è promuovere “un programma di governo” incentrato sugli investimenti, sul lavoro, sui servizi, sul patrimonio culturale e naturale, sulla mobilità e le infrastrutture, sul turismo e sull’agricoltura, capace di portare ad una riconversione ecologica dell’Italia e che favorisca la green economy, lo sviluppo sostenibile, la difesa ambientale e della salute pubblica.
Non esiste un tempo per l’economia e un altro tempo per l’ambiente: appartengono entrambe alla stessa dimensione sociale.
Il programma del “cartello verde” non vuole essere alternativo alle proposte, ma deve completare e non mancare dalle Agende politiche di tutte le forze in campo. I 12 punti toccano anche la questione del sud Italia, esortando il futuro governo a rivedere l’argomento poiché: “Non è più accettabile – si legge nel documento – che il Mezzogiorno non possa esprimere la propria naturale vocazione turistica in maniera moderna ed efficiente”, il rilancio del turismo nel Sud “potrebbe trasformarsi in un´industria di traino per tutto il Paese e attrarre investimenti”, contribuendo così ad affrontare anche i problemi della criminalità e della sicurezza.
 

Fonte: greenreport.it, ambiente.ecoseven.net

 
 
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