Europa. Varata la riforma della politica agricola verde

Il Parlamento europeo approva a grande maggioranza la riforma della Politica agricola comune (Pac). La nuova Pac sarà più verde, più giovane e più equa. Secondo la riforma la nuova Politica agricola comune deve rendere le misure ecologiche obbligatorie.
 
 “La nuova Pac sarà più verde, più giovane e per certi aspetti più equa. Sarà più verde in quanto la riforma introduce pratiche agricole più rispettose dell'ambiente e quasi un terzo dei pagamenti diretti che l'Ue versa agli agricoltori saranno subordinati a misure ecologiche obbligatorie, come la diversificazione delle colture e la manutenzione permanente di prati e pascoli. La nuova Pac apre ai giovani, in quanto già dal 2014 una quota maggiore del bilancio agricolo verrà loro destinata. I produttori (fino a 40 anni) che si insediano per la prima volta in un'azienda agricola, otterranno infatti un incremento del 25%, per i primi 5 anni, dei pagamenti diritti Ue”, ha detto Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo.
Secondo Nunzia De Girolamo: “questa approvazione è frutto di un lavoro intenso, condotto in modo proficuo congiuntamente con la Commissione e il Parlamento europeo, scaturita nell'accordo che tutti insieme abbiamo raggiunto lo scorso giugno”.
Inoltre, dal 2014 gli Stati membri avranno la possibilità di mettere a punto sottoprogrammi tematici per concentrarsi meglio sulle esigenze dei giovani e dei piccoli agricoltori, delle zone montane, delle donne nelle zone rurali, della mitigazione dei cambiamenti climatici e dell’adattamento ai medesimi, della biodiversità nonché delle filiere agroalimentari corte. In alcuni casi saranno disponibili tassi di finanziamento superiori nell’ambito dei sottoprogrammi:
  • innovazione: questo tema chiave, (e più in particolare il previsto Partenariato europeo per l’innovazione sui temi della produttività e della sostenibilità agricole) sarà affiancato da diverse misure di sviluppo rurale, quali il “trasferimento di conoscenze”, la “cooperazione” e gli “investimenti in immobilizzazioni materiali”. Il partenariato incentiverà l’uso efficiente delle risorse, la produttività e il passaggio a un’economia a basse emissioni di CO2 e a uno sviluppo del settore agricolo e forestale rispettoso del clima e resiliente ai cambiamenti climatici. A tal fine servirà anche una maggior cooperazione fra l’agricoltura e la ricerca, per accelerare il trasferimento tecnologico agli agricoltori;
  • un’agricoltura basata sulla conoscenza: misure rafforzate per fornire servizi di consulenza agraria (anche in relazione alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all’adattamento ai medesimi, alle sfide ambientali, allo sviluppo economico e alla formazione);
  • rafforzare la competitività in tutti i tipi d’agricoltura e la gestione sostenibile delle foreste;
  • promuovere l’organizzazione, trasformazione e commercializzazione incluse, nonché la gestione del rischio della filiera agroalimentare;
  • tutelare e migliorare gli ecosistemi;
  • promuovere l’efficienza delle risorse e la transizione a un’economia a basse emissioni di CO2;
  • promuovere l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali.
L’attuale crisi economica colpisce l’agricoltura già fortemente attraversata da una profonda crisi strutturale. Infatti, in Italia le aziende agricole sono calate in 10 anni del 32,2% e il loro reddito del 25,3%. I dati sull’ambiente in Europa evidenziano una crisi generalizzata anche della biodiversità e il consumo di suolo agricolo negli ultimi sessant’anni (che ha provocato la perdita di 1,5 milioni di ettari dei terreni più fertili in Italia) mette a rischio anche la sicurezza alimentare. Questa crisi è il punto di arrivo di un modello di agricoltura non più sostenibile per modalità di produzione e di consumo.
Slow Food guarda con freddezza la riforma della PAC, soprattutto perché la riforma lascia troppa discrezionalità agli Stati Membri su questioni fondamentali, come il supporto ai piccoli agricoltori, il tetto massimo e la riduzione dei pagamenti più ingenti in favore di chi riceve meno (l’80% degli agricoltori europei), lo spostamento di risorse dal pilastro riservato allo sviluppo rurale in favore di quello, già preponderante, legato ai pagamenti diretti.
“Una vera Politica Comune dovrebbe essere comune, e non interpretabile o ridefinibile a seconda degli interessi nazionali, che purtroppo generalmente vengono facilmente orientati dalle lobbies in favore di grandi produzioni e monocolture. Si può parlare di 'de-europeizzazione' della PAC: É chiaro che ora la nostra azione per un’agricoltura più verde e più equa dovrà spostarsi in direzione dei Governi nazionali, per fare pressione affinché la piccola agricoltura sostenibile non sia troppo penalizzata”: commenta Carlo Petrini, presidente di Slow Food.
Nel mese di dicembre i ministri dell’agricoltura daranno l’avvio alla nuova Pac che grazie all’accordo sul bilancio Ue assicurerà all’Italia nei prossimi sette anni 33,4 miliardi di euro di fondi europei, a cui si aggiungeranno quelli nazionali per un ammontare globale di almeno 52 miliardi.
 
Fonte: Ansa; Unione Europea
 
 

Pubblicato in


Mercato

Il mercato di EffettoTerra

Turismo Responsabile

SOSTIENI L'AMBIENTE

Sostieni Effetto Terra: dona il 5x1000 a Eta Beta

Incontri formativi scuole

Eta Beta propone incontri per imparare come cambiare i comportamenti di consumo e come migliorare ogni giorno l’ambiente in modo efficace, con piccoli gesti.

EffettoTerra Newsletter

Iscriviti alla newsletter del portale

Archivio Newsletter