Fao chiuso il vertice: più promesse che soluzioni

Si è concluso il vertice della Fao a Roma con un finale non del tutto soddisfacente: la fame e la sicurezza alimentare dovranno aspettare ancora prima di essere seriamente combattute.


Il summit si è svolto con una premessa in numeri non eludibile: 854 milioni gli affamati del pianeta in continuo aumento e i prezzi degli alimentari +83% in tre anni. Con una premessa del genere, è chiaro sin da subito che l'inversione di tendenza dei governi del mondo può e deve solo cambiare, senza aspettare altro tempo. E questa era la sfida sul tavolo per i capi di stato e i 4.749 rappresentanti di 183 Paesi chiamati a Roma per il summit della Fao su "La Sicurezza alimentare", con uno degli obiettivi del millennio disatteso già oggi, visto che era quello di dimezzare entro il 2015 il numero delle persone con problemi legati al cibo. Ma nel 2006 quel numero è cresciuto così come l'aumento dei prezzi alimentari.
"Sono due le maggiori sfide che abbiamo di fronte nella battaglia contro l'insicurezza alimentare e la malnutrizione: il cambiamento climatico e il crescente uso dei raccolti agricoli come fonte di energia".
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha proposto un piano strategico globale con misure a breve e a lungo termine per frenare l'impennata dei prezzi dei generi alimentari. Alla base, un aumento degli aiuti all'agricoltura per arrivare nel 2030 ad aumentare del 50 per cento la produzione di cibo. Ricetta rilanciata dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, per il quale "servono 30 miliardi di dollari l'anno". "I protezionismi distorcono il mercato" e per fronteggiare la crisi alimentare "serve produrre il 50% in più di derrate alimentari entro il 2030". "Come possiamo spiegare alla gente di buon senso - ha sottolineato con forza Diouf - che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all'anno per riuscire a nutrire gli 862 milioni di affamati?". Immediata la replica di Ban Ki-Moon: "Occorre agire oggi e agire subito perchè la popolazione mondiale nel 2015 arriverà a 7,2 miliardi di persone". Fao e Onu hanno chiesto ai governi non solo interventi di carattere umanitario dovuti all'emergenza, ma anche misure strutturali a lungo termine (il microcredito ai piccoli produttori; mezzi di produzione, incluse sementi e fertilizzanti, per arrivare in tempo alla stagione della semina di quest'anno) perchè - spiega Diouf - "il problema della sicurezza alimentare è un problema politico, una questione di priorità tra i bisogni umani, e le scelte fatte dai governi determinano anche l'allocazione delle risorse".
I vari rappresentati degli stati presenti al vertice hanno espresso la volontà di affrontare la situazione con urgenza, ma gli intenti non si sono tramutati alla conclusione dei lavori in fatti. Alla fame nel mondo si pensa sempre e solo come una questione umanitaria, distaccata dalle politiche economiche dei paesi del "primo mondo", traducendo gli impegni enunciati in aiuti umanitari una tantum.
Per il leader argentino Christina Kirchner "il problema non sta nella produzione ma nella distribuzione del cibo". D'accordo il presidente brasiliano Ignacio Lula da Silva, per il quale "la soluzione non è nel protezionismo ma nell'eliminazione dei sussidi" e "in un cambio radicale del modo di pensare e agire" rappresentato dal bioetanolo. Nicolas Sarkozy che ha annunciato il raddoppio degli aiuti della Francia. Sul fronte del biofuel, il presidente egiziano Hosni Mubarak ha però ribadito che "non devono togliere spazio alle colture di cereali per l'alimentazione". Il premier spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero ha proposto alla Fao un nuovo vertice in autunno per mettere a punto una "carta della sicurezza alimentare".
Un finale deludente E' questo che molti hanno sostenuto al termine dei lavori, dalle Ong fino ad alcuni leader sudamericani. Dal forum Terra Petra che si è svolto in contemporanea a Roma con la presenza delle associazioni di contadini di mezzo mondo, il bilancio è chiarissimo e bocciano il documento finale "perchè non è in grado di risolvere il problema della fame" e accusano la Fao di non aver coinvolto direttamente i governi e le associazioni locali dei contadini nel processo decisionale scegliendo invece di delegare tutto alla task force Onu; dichiarando che nella bozza del documento conclusivo sono ripetuti gli stessi impegni del passato. Il via libera alla dichiarazione finale della conferenza è con però la ferma opposizione di Argentina, Venezuela e Cuba. Ecuador, Nicaragua e Bolivia hanno combattuto fino in fondo per via delle "conclusioni un po' generiche del compromesso raggiunto". I soldi, tutto sommato, era ciò di cui i paesi, le associazioni dei contadini dei paesi più poveri e le varie Ong sentivano meno bisogno.

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Fonte: Fao


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