Il WWF chiede alle camere di inserire i reati ambientali nel Codice Penale

Il via libera definitivo alle norme sul ciclo dei rifiuti è arrivato dalla Commissione Giustizia del Senato, che ieri l'ha approvata all'unanimità. Il Wwf si auspica che i reati contro l'ambiente possano essere, ai primi di gennaio, inseriti nel codice penale.
 
"La commissione avrà ancor più rilevanza dopo la scandalo sulla Terra dei fuochi che ha perpetrato danni incredibili al territorio, dalle conseguenze imprevedibili" commenta Giuseppe Marinello, presidente della commissione Ambiente del Senato.
Non è la prima volta che le Camere approvano l'istituzione di una bicamerale d'inchiesta sulla gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Nell'aprile del 1997, una legge stabilì infatti la creazione di una commissione incaricata di indagare sulle ecomafie che operavano nella Terra dei Fuochi. Secretando però i contenuti. A ottobre la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha reso pubblica la testimonianza che Carmine Schiavone, un pentito del clan dei Casalesi, fece proprio davanti a quella commissione: "Tra vent'anni rischiano di morire tutti di cancro".
Un passaggio importante sulle norme sul ciclo dei rifiuti riguarda l’approvazione in commissione Giustizia, con voto unanime, del testo unificato che prevede l'introduzione di due nuovi illeciti nel codice penale: inquinamento ambientale (che sarà punito con reclusione da uno a cinque anni e con multa fino a 100mila euro) e disastro ambientale (punito con reclusione da 4 a 20 anni).
Dopo l'approvazione di ieri in Commissione Giustizia alla Camera del testo unificato sugli eco-reati, WWF Italia spera in un rapido passaggio in aula e in una votazione bipartisan per questa grande riforma che ci consentirà di metterci al passo degli altri Paesi europei nella lotta alla criminalità ambientale”: il commento del Wwf.
Il Wwf, sottolinea che l'attuale sistema punitivo per fatti gravissimi che distruggono l'ambiente e la salute prevede sanzioni poco piu' pesanti di una multa automobilistica e le cosiddette 'ecomafie', ma anche molte industrie dei 'colletti bianchi', i cementificatori abusivi, continuano a ingrassare con guadagni enormi a fronte di rischi pari a zero.
 
Fonte: La Stampa; WWF
 
 

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