La manioca in pericolo

Milioni di abitanti dell'Africa rischiano di vedere scomparire le proprie coltivazioni. Un nuovo ceppo del virus della manioca dimostra come persistono barriere, di varia natura, che impediscono di trovare risposte alle necessità dei popoli più poveri.

La manioca è la principale coltura di sussistenza del continente africano. Resistente ai terreni aridi e alla siccità, i 120 milioni di tonnellate raccolte annualmente, rappresentano la sicurezza alimentare del continente. Bollita, arrostita o trasformata in farina, questa pianta, che cresce anche nella savana, permette a  milioni di persone dell'Africa Orientale e Centrale di contrastare, seppure in minima parte, il problema della fame. Una coltivazione oggi minacciata dal virus della "striatura bruna", in grado di distruggere interi campi coltivati, che sta causando ingenti danni economici all'economia domestica, e non solo, dell'Africa sub-sahariana. Lo scarso numero di studi sulla manioca, la letteratura scientifica risalente agli anni '50, nonché l'ultimo posto in classifica per i finanziamenti destinati alla ricerca da parte delle diverse Istituzioni, sono i principali ostacoli alla soluzione del problema. Tutti i rapporti sullo sviluppo umano, commissionati dall'ONU, in questi anni, evidenziano la necessità di migliorare nuove qualità di miglio, meliga e manioca, alimenti principali per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, lamentando la limitazione dell'impegno del settore privato ai prodotti che vanno nei mercati dei paesi sviluppati. Un'occasione persa per contrastare, con una strategia concordata e anticipata, il problema dell'alimentazione, poiché le specie esotiche hanno la tendenza a prosperare in un clima più mite ed il riscaldamento del pianeta ha allargato le frontiere di tutta una serie di organismi nocivi che amano il calore, sperando che le contromisure intraprese dall'Iita di Dar es Salam non siano ormai tardive.

Fonte: New Scientist [trad. ita Internazionale]


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