OGM: L’UE come Ponzio Pilato

La recente proposta della Commissione Europea in tema di OGM, ricorda molto la non decisione del prefetto romano. Lasciando libertà di scelta agli stati membri sulla coltivazione o meno di organismi transgenici e riservandosi il diritto-dovere di redigire la lista di quelli autorizzati, la notizia proveniente da Bruxelles, oltre a scatenare reazioni contrastanti, rischia di provocare incertezza legale e divisione nel mercato unico europeo.

Attualmente in Europa è consentita la coltivazione di due organismi geneticamente modificati, il mais MON863 e la patata Amflora. Prodotte entrambe da grandi multinazionali planetarie, nel primo caso dalla statunitense Monsanto e nel secondo dalla tedesca Basf. Queste coltivazioni, consentite grazie al parere favorevole dell’EFSA (European Food Safety Authority – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), si avvalgono dell’utilizzo delle biotecnologie per avere performance di resa e di resistenza superiori. Interessi economici e possibilità di pressioni mastodontiche, quindi, dietro la partita continentale che si gioca ormai da anni sulla questione OGM e che ha finora generato, da una parte l’importazione dall’estero consentita per questi prodotti e dall’altra la non coltivazione nella maggior parte degli stati membri. La nuova raccomandazione dell’Unione Europea, mantenendo intatto il sistema scientifico di autorizzazione, si presenta sotto forma di linee guida non vincolanti per i governi, con l’aggiunta di un emendamento normativo che necessita invece dell’approvazione dell’Europarlamento e della maggioranza qualificata degli Stati UE. Obbiettivo di questa deregulation secondo le parole di Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici è quello di ottenere in cambio la fine dell’ostruzionismo a livello comunitario da parte di certi paesi ostili alle biotecnologie. “Altro che libertà. È la resa alle lobby del biotech. Le notizie sono tre. Una buona, una cattiva e una media”. “La buona. Gli Stati membri potranno scegliere”.  “La cattiva. Il programma sulla coesistenza è passato dalla commissione agricoltura alla Salute. Un colpo di coda perché le industrie in questo settore si muovono molto bene”. Infine “Vedremo come si regoleranno i singoli Stati”. Visione condivisa da Greenpeace, che evidenzia la mancanza di un rafforzamento della procedura di autorizzazione, in particolare della valutazione dei rischi per nuove colture “la contaminazione da OGM non si ferma ai confini nazionali”.
Mentre per Legambiente “Con la proposta di oggi, la Commissione prende atto finalmente e definitivamente che non si può imporre la coltivazione degli organismi geneticamente modificati sulla testa dei cittadini” dichiara Francesco Ferrante, responsabile agricoltura di Legambiente. “E’ importante - aggiunge - che la revisione della normativa in materia preveda la certezza del diritto per gli Stati membri, in modo che possano garantire senza alcun contenzioso il divieto di coltivazione di ogm. E che preveda, inoltre, che le Regioni possano stabilire regole per la coesistenza che impediscano ogni contaminazione seppur accidentale delle coltivazioni convenzionali e di quelle biologiche”.
Tutto questo mentre corporation e stati continuano investimenti e ricerche sulle biotecnologie, sembrerebbe che anche la Cina sia pronta al riso biotech, e dove un vuoto legislativo può diventare un grimaldello per accapparrarsi nuovi mercati, in quasi regime di monopolio senza i necessari studi di impatto su salute e ambiente.

Fonte: Ecoblog, glieuros.eu, Corriere della Sera
Foto:Flickr@reflects de vert

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