Il Meeting di San Rossore ed il G8 dell’Aquila sembrerebbero non avere nulla in comune rispetto ai temi dello sviluppo economico e della lotta alla povertà. Ma a far riflettere su un nuovo modo di pensarvi, attraverso un approccio che tenga conto dei temi ambientali, ci ha pensato Vandana Shiva, intervenuta in Toscana, dove è stato presentato un video sul movimento da lei fondato.
A Pisa nella tenuta di San Rossore ogni anno si rinnova l’appuntamento con il Meeting Internazionale organizzato dalla Regione Toscana dedicato ai temi della globalizzazione, ospite d’onore per il 2009, la scienza. Tenutosi in contemporanea con il G8 dell’Aquila, grazie alla presenza di Vandana Shiva, ha permesso di scrutare quest’ultimo con un occhio diverso e lontano dalle logiche della politica globale, spesso dettate dalle lobby economiche.
Se da una parte il documentario “Nove semi” di Maurizio Izzo e Manuela Zadro, prodotto da Regione Toscana e Arsia rappresenta in modo inequivocabile come la lotta agli OGM, la tutela della biodiversità e l’agricoltura biologica sia una strada alternativa, percorribile, e sostenibile contro l’indebitamento delle popolazioni più povere del pianeta, dovuto all’acquisto di costosi semi brevettati da società multinazionali. Dall’altra un’intervista rilasciata dalla teorica della nuova ecologia sociale all'Asca, permette di chiarire il suo punto di vista su sviluppo e lotta alla povertà, alcuni dei temi cui le riunioni del G8 dovrebbero almeno dare risposte se non programmi operativi. Il giudizio sull’ultimo G8 è netto “C’è bisogno di ridurre le emissioni del 90% entro il 2030 e quindi l'accordo non è sufficiente, però si parla comunque di impegni più alti di quelli su cui si sta lavorando in vista di Copenhagen”. Come la valutazione sui maggiori responsabili delle emissioni di gas serra ”Il problema è che si lavora su una piattaforma sbagliata perchè oggi la produzione è su scala globale e le produzioni peggiori e più energivore che ci sono, ad esempio, in India sono di multinazionali. Ci dovrebbe essere un tetto non per i Paesi, ma per le multinazionali che hanno la responsabilità delle emissioni, ed impongono la propria impronta ambientale sulla testa dei poveri, che non hanno nessuna responsabilità nelle emissioni” (intervista completa a Vandana Shiva). Come il cibo e l’accesso a sementi libere da brevetti sia un tema cruciale per lo sviluppo sostenibile di molti paesi emergenti o del terzo mondo lo dimostrano sia il “Manifesto sull'integrazione tra conoscenze scientifiche e saperi tradizionali”, su cui la fisica indiana ha dichiarato ''Nel manifesto affermiamo che tutti gli esseri umani sono soggetti portatori di conoscenza e tutte le comunità hanno propri sistemi di conoscenza e la sovranità della conoscenza da parte delle comunità deve essere riconosciuta, compreso il diritto di usarla liberamente, migliorarla e condividerla'', sia il documentario “Nove semi”. D’altronde già in un precedente reportage filmato di Marie-Monique Robin “Le monde selon Monsanto” (Il mondo secondo Monsanto) la stessa Vandana Shiva ribadiva come “E’ qualcosa di più potente delle bombe, di più potente delle armi. Il controllo dei semi e del nutrimento”. “Nove semi” è la storia di una donna e della sua lotta contro un sistema che mette a repentaglio migliaia di specie viventi (le piante) in nome del profitto (le sementi brevettate delle multinazionali). Una lotta da cui prende vita un movimento di contadini che oggi in India riesce a generare un’agricoltura capace di produrre abbattimento dei costi, di garantire cibo di qualità, oltre a salvaguardare l'autosufficienza delle fattorie e dei contadini. Potrebbe essere questa un’ipotetica quarta di copertina del dvd che ripercorre l’esperienza del vicepresidente di Slow Food Internazionale, e della comunità Navdania, da lei fondata. Navdania è il nome di un’antica tradizione indiana che viene tramandata di madre in figlia: il primo giorno di ogni anno le donne piantano 9 semi in un vaso. Dopo 9 giorni le donne portano i loro vasi al fiume e confrontano i risultati della semina, consentendo così di vedere chi ha ottenuto i germogli migliori in modo da generare una serie di scambi di semi. Questa pratica fa in modo che ogni famiglia possa avere a disposizione i semi migliori e ogni villaggio possa ottenere cibo abbondante.
Un modo semplice, generato dall’ascolto, dall’osservazione, dal confronto e dal rispetto della natura e delle conoscenze tradizionali per garantire benefici globali a tutta la comunità e non solo l’arricchimento di pochi a discapito di molti. Il G8 ci sarà anche il prossimo anno, Vandana Shiva continuerà a lottare, noi speriamo che un giorno si possano incontrare.
Fonte: Asca – Agenzia di stampa quotidiana nazionale, Redattore Sociale, greenreport.it
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