Senza più abusi: il coraggio delle donne Maya

Dal Guatemala un esempio di quanto coraggio, quanta determinazione, quanta forza le donne possano mettere nella costruzione di un mondo migliore. Donne indigene, di origine Maya, che attraverso la quotidiana lotta per la terra e l’acqua, ci insegnano come dire no alla violenza di genere. Ed ad aiutarle possiamo essere tutti noi!
 
Il Guatemala è un Paese segnato da un conflitto armato interno durato 36 anni, degenerato in un vero e proprio genocidio tra il 1978 e il 1983. Dal 1996, il Guatemala ha iniziato un processo di transizione democratica ostacolato dalla forte disuguaglianza nella distribuzione del reddito, con una spesa sociale tra le più basse del continente. Una delle più drammatiche espressioni di tale disagio è rappresentato dalla violenza sulle donne, fenomeno comune a diverse realtà, ma che in Guatemala raggiunge proporzioni enormi. Il 14 aprile 2008 il Congresso guatemalteco ha approvato la legge contro il femminicidio. Una legge che condanna ad una pena tra i 25 ed i 50 anni di detenzione chi, “nell’ambito delle relazioni diseguali di potere tra uomini e donne, uccide una donna”.
Parole e proclami che paiono essere caduti nel dimenticatoio e che non si sono rivelate un valido deterrente contro le discriminazioni ancora perpetuate ai danni delle donne indigene. Storia e legge, che come troppo spesso accade, vengono dimenticate ed ignorate. A testimoniarlo le nude cifre. Oggi in Guatemala vengono uccise 700 donne l'anno e le aggressioni e le violenze domestiche sono all'ordine del giorno. Soprattutto se si è una donna indigena.
Donne abituate a vivere in un contesto dove paura e rassegnazione possono rappresentare un arduo retaggio da superare. Dove solo il coraggio può essere una reale svolta per migliorare la propria qualità di vita e regalarsi un futuro più equo e giusto, senza abusi e stenti. Il coraggio che anima le donne Ixhil e l’ONG torinese CISV, insieme per dire no alla violenza di genere ed alla paura.
La comunità Ixhil vive principalmente nel dipartimento di Quiché dove si trova il Comune di Nebaj, in una regione dove la terra negli ultimi 100 anni è stata costantemente sottratta alle comunità indigene. Qui il tessuto umano e sociale è stato profondamente lacerato, da anni di guerra provocando migrazione e povertà. Il Quiché è anche l’area geografica dove sorgono la diga ed il controverso complesso idroelettrico di Palo Viejo,  eretto all'interno della Finca San Francisco, una grande tenuta i cui ettari sono aumentati  considerevolmente negli anni della guerra a discapito di terreni in precedenza occupati dagli indigeni [Fonte: www.altreconomia.it]. E’ proprio in tale contesto che le donne finiscono per essere oggetto di una triplice discriminazione: di genere, per il fatto di essere donna, etnica, per il fatto di essere indigena, sociale, per il fatto di essere povera. Ed è qui che CISV opera, a Nebaj attraverso una casa di accoglienza - la Defensoria de la Mujer Ixhil - offrendo accoglienza, aiuto psicologico e legale alle donne vittime di violenza.  Un luogo dove le donne Maya, con l’aiuto di CISV, hanno deciso di non abbassare più il capo, dando vita ad una cooperativa di trasporto in moto ape tutta al femminile per incontrarsi, creare reddito condiviso e spostarsi senza timore.
 
Un’opportunità a cui chiunque può dare il proprio sostegno e contributo:Regalando una patente di guida ad una donna Maya
 
Perché la violenza di genere non va ricordata solo il 25 novembre, durante la “Giornata Internazionale contro la violenza di genere”. [etr]
Dona per le donne Maya
 
Quattro volti e quattro storie ci raccontano cosa significa essere donna, indigena e povera nel Guatemala post conflitto. L’appello di quattro protagoniste della lotta e dell'impegno civile, che ci presenta una società dove il ruolo della donna, misconosciuto, è stato ed è fondamentale.
 
Fonte: www.cisvto.org
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