2035: lo scenario energetico mondiale; "WEO 2012"

L'ultima edizione del World Energy Outlook dell’AIE, presentato pochi giorni fa, paventa la possibilità di un drammatico cambiamento nella mappa globale dell’energia. Tra meno di dieci anni gli Stati Uniti potrebbero superare l’Arabia Saudita divenendo il più grande produttore mondiale di petrolio.
 
Potrebbe invece essere l’Iraq a diventare il principale fornitore di petrolio della Cina, paese leader nel settore energetico a livello mondiale nello stesso periodo entro il 2020. Dati non proprio rassicuranti per quel che riguarda green econmy e energie rinnovabili.
Tuttavia qualche dato meno allarmante è contenuto nel rapporto ad esempio circa metà della nuova produzione di elettricità, da qui al 2035, che verrà immessa in rete provverrà da fonti rinnovabili. Una percentuale maggiore rispetto all’attuale, ma che non potrebbe bastare per porre rimedio al riscaldamento globale. Lo scenario delineato nelle pagine del “World Energi Outlook 2012” individua ancora nelle fonti fossili le cause di un ulteriore aumento della temperatura globale di altri 2° C, se non utilizzate oculatamente, entro il 2035.
Le soluzioni indicate sono le solite, efficienza energetica. Bisogna però che l’efficienza energetica diventi una priorità dell’agenda politica e trasformaree il modo di intendere approvvigionamenti e utilizzo dell’energia su scala globale. Secondo la IEA, una maggiore efficienza energetica, porterebbe innanzitutto a diminuire la crescita del fabbisogno energetico prevista per il 2035 e sarebbe addirittura un buon affare. Ad esempio un investimento addizionale di 11.800 miliardi di dollari in tecnologie, sarebbe più che bilanciato dalle minori spese, come quelle sostenute per il consumo di combustibili e riorientando il trend della produzione economica verso il segno +. Stimabile in 18.000 miliardi di dollari, con i maggiori aumenti in termini di PIL in India, Cina, Stati Uniti ed Europa. Un primo mattone, ma non ancora sufficiente a contrastare i mutamenti climatici, sarebbe comunque un inizio e una chiara presa di posizione nel breve periodo
Analisi che è purtroppo non una tendenza, ma una prospettiva, un consiglio a imboccare una nuova direzione, in quanto i trend attuali sono di segno inverso. Governi che investono poco tempo e denaro nello sviluppo di politiche di efficienza energetica, aumenti dei sussidi alle fonti fossili, (nei paesi emergenti dell’Asia e del Medio Oriente, si è registrato un +30% a livello globale, con 523 miliardi di dollari di sussidi contro gli 88 delle rinnovabili), sono gli attuali scenari. A dominare il mix energetico mondiale continuano a essere i combustibili fossili.
Perché le rinnovabili abbiano uno sviluppo positivo per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici – secondo la IEA – saranno necessari, fino al 2035, circa 4.800 miliardi di dollari in incentivi. Senza di questo e altri accorgimenti, pur aumentando la presenza di energia pulita nel mix energetico mondiale il 75% del fabbisogno energetico totale continuerà a essere soddisfatto dalle energie fossili. Inoltre senza una seria politica coordinata e condivisa a livello planetario di cattura e stoccaggio del carbonio per riuscire a rimanare sitto gli obiettivi di un aumento inferiore ai 2°C della temperatura terrestre, si dovrà dovremo utilizzare solo un terzo delle riserve fossili disponibili. Ma le stime già adesso prevedono un probabile fallimento su questo punto, senza un’inversione di rotta. Cambio di direzione sempre più necessario se si pensa che nel 2030, un miliardo di persone non avranno accesso all'elettricità e l’impoverimento delle risorse idriche del pianeta continuerà all’attuale ritmo. Fattori che rendeno ineludibili ipotesi e pensieri su un futuro basato su uno sviluppo sostenibile, che privilegi l’uso delle energie rinnovabili come fotovoltaico ed eolico le cui tecnologie hanno consumi d'acqua quasi nulli, se comparate al fabbisogno delle centrali termoelettriche.
 
Approfondimenti
Fonte: IEA
 
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