Benzina alle alghe

Nel mondo degli “eco combustibili” si sta ultimamente facendo largo l’idea di un carburante direttamente derivato dalle alghe, compatibile con la maggior parte dei motori oggi in produzione. Sebbene ancora alla fase di studio iniziale, in cui i pareri entusiasti e critici si confondono, in Nuova Zelanda, USA, Gran Bretagna ed al Politecnico di Torino continua la ricerca.

Da anni il campo degli studi e della ricerca sui combustibili, cerca di sperimentare nuove strade per diminuire l’impatto dei propellenti fossili sul surriscaldamento globale, attraverso la creazione di una “benzina rinnovabile”. Da qui il recente interesse dell’industria, del mondo accademico, di istituzioni governative e centri di ricerca per i bio carburanti di seconda generazione, ricavati dall’olio di alghe. Infatti la sorgente diretta dell’energia contenuta nei bio combustibili è l'energia solare catturata dalle piante mediante la fotosintesi con un efficienza intorno all'1%  rispetto al 12% dei pannelli fotovoltaici, mentre il rendimento osservato negli esperimenti con le alghe unicellulari è del 6%, con, in linea teorica, possibilità di rese vicine all'11%. Le microalghe sembrerebbero quindi garantire una produttività bioenergetica di gran lunga superiore rispetto alle colture tradizionali, essendo inoltre caratterizzate da un alto contenuto di lipidi (fino al 60% della biomassa), utilizzabile come carburante.
Gli echi entusiasti  dei sostenitori della “benzina alle alghe”, arrivano innanzitutto dagli Stati Uniti dove la Shell e la Sapphire, che ha trai suoi azionisti Bill Gates, hanno già avviato progetti pilota.  Shell è la prima multinazionale del petrolio a provarci, progettando alle Hawaii un impianto dimostrativo che coltiverà alghe per la produzione di biodiesel. Un test di fattibilità e sostenibilità commerciale che utilizzerà alghe autoctone o importate, in modo da poter rintracciare la specie più redditizia. Le due fasi prevedono una prima coltivazione di 2,5 ettari per un periodo massimo di due anni e successivamente un secondo impianto della portata di mille ettari, prima di passare alla fase commerciale. La Sapphire invece, con sede in California mira alla creazione della prima benzina rinnovabile, in quanto gli studi su una specie di alga hanno concluso che potrebbero bastare appena 28.000 km² del territorio statunitense (corrispondenti allo 0,3% del totale) per produrre il biodiesel necessario per sostituire tutto il carburante utilizzato negli USA per l’autotrazione. A non convincere i critici sono la non sperimentazione in larga scala sulle alghe, la non conoscenza di malattie in regime di monocoltura estesa ed il silenzio sui costi degli impianti per produrre il biodiesel. In un documento del "National Renewable Energy Laboratory" americano si pubblicano alcuni inconvenienti delle micro alghe, come il problema di riscaldare le vasche di coltura nel deserto durante la notte. Eppure in Gran Bretagna il governo ha appena avviato un maxi progetto da 18.000.000 di €, finanziato con fondi pubblici per commercializzare carburante per auto a base di alghe. Una prospettiva vista come una delle possibili soluzioni per contenere la crisi globale dei prezzi del cibo, provocato dall’andamento esponenziale al rialzo del costo del mais e dei cereali, a seguito della crescita sia della domanda di petrolio sia della richiesta di fonti alternative. In Nuova Zelanda l’Aquaflow Bionomic intende produrre “benzina verde” a prezzo ridotto, sfruttando gli stagni dei sistemi trattanti le acque reflue per coltivare alghe, eliminando in questo modo la necessità di terreni agricoli o colture alimentari addizionali per la coltivazione. Studi e ricerche non mancano anche in Italia, dove il dibattito diventa sempre più attuale. La Ital Green Energy di Monopoli, è capofila di un pool di ricerca sulle microalghe per la realizzazione di biofuel, mentre Mambo (Micro Alghe Materia prima per Bio Olio) è il progetto di studio tra Assocostieri e Unione Produttori Biodiesel, il cui obiettivo finale è dimostrare la fattibilità tecnica, economica ed ambientale di un impianto in grado di garantire una produzione media annuale non inferiore alle 10 tonnellate per ettaro coltivato. Infine nel 2009 la sede di Alessandria del Politecnico di Torino, prevede l’inaugurazione del “Biosolar Lab” dove si lavorerà (in collaborazione con ENI, Chemtex, Imperial College e MIT) anche allo sviluppo di biocombustibili derivati dalle alghe.
Un settore quello dei carburanti in continua evoluzione ed altamente innovativo, che dovrà comunque sempre interagire con il concetto di mobilità sostenibile e non perseguire il solo profitto se vuole risolvere il vero dilemma di fondo per uno sviluppo sostenibile. Trovare i numeri, le tecnologie e le potenzialità per dare cibo agli esseri umani, rispettare l'ambiente e alimentare i motori.

Approfondimenti

Fonte: L’Espresso, Il Sole 24 Ore; Assocostieri; La Stampa - Tutto Scienze, Ansa

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