Dossier Legambiente. Fonti fossili in Italia finanziate con 12 miliardi

Legambiente pubblica il dossier sui sussidi, diretti e indiretti, all’energia fossile in Italia. Gli “incentivi” alle fossili assommerebbero più di 12 miliardi in tutto. Legambiente chiede che il governo italiano li cancelli e cambi strada sull’energia.
 
I dossier di Legambiente mette in evidenza sette diverse forme di incentivo, dirette e indirette, sconti e sussidi per le imprese energivore e i petrolieri, sussidi al trasporto su gomma e investimenti in infrastrutture autostradali.
Legambiente ha calcolato che nel 2011 in Italia i principali sussidi diretti siano stati oltre 4,52 miliardi di euro - distribuiti agli autotrasportatori, alle centrali da fonti fossili e alle imprese del settore energetico e 7,7 miliardi di euro quelli indiretti, tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, regali per le trivellazioni.
E’ assurdo, ma i sussidi alle fonti fossili non esistono nel dibattito pubblico e politico italiano. Addirittura nella Strategia Energetica Nazionale approvata nel 2013, il tema dei sussidi alle fonti fossili, semplicemente, non compare. Eppure stiamo parlando di 4,4 miliardi di sussidi diretti distribuiti ad autotrasportatori, centrali da fonti fossili e imprese energivore, e di 7,7 miliardi di sussidi indiretti tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni, per un totale di 12,1 miliardi di euro a petrolio, carbone e altri fonti che inquinano l’aria, danneggiano la salute, e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici”: spiega il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini.
Il taglio di questi sussidi darebbe un contributo importante, consentendo a livello globale di ridurre le emissioni di CO2 di 750 milioni di tonnellate pari alla metà dell’obiettivo climatico necessario a contenere l’aumento di temperatura globale di 2°C al 2020, promuovendo al contempo efficienza energetica e uso delle tecnologie rinnovabili.
E’ incredibile che nella Strategia energetica nazionale proposta dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera il tema dei sussidi alle fonti fossili sia completamente ignorato – prosegue Zanchini –. Eppure un Paese importatore di petrolio, carbone e gas come l’Italia avrebbe tutto l’interesse a cambiare modello energetico riducendo consumi e importazioni. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo cancellare questi 9 miliardi di sussidi è una scelta nell’interesse generale”.
In Italia - si legge nel Report - alcuni impianti da fonti fossili beneficiano di sussidi diretti per la produzione elettrica, di cui l'esempio più noto è quello del famigerato incentivo Cip 6. Complessivamente, agli impianti a fonti fossili, dal 2001 al 2012 sono stati regalati 40.149 milioni di euro. Secondo i dati del Gse, nel 2012 il sussidio alle centrali è stato pari a 2.166 milioni di euro, di cui 724,4 milioni direttamente a carico dei cittadini, e continuerà, riducendosi nel tempo, ancora fino al 2021. Sempre secondo i dati del Gse, si può stimare che i Cip 6 da qui al 2021 costeranno alla collettività circa altri 4.880 milioni di euro. Addirittura nella proposta di Decreto del Fare 2 è previsto un incentivo per la costruzione di una centrale a carbone "pulito" nel Sulcis, in Sardegna. Gli oneri, stimati in circa 60 milioni di euro l'anno, per un costo totale di 1,2 miliardi di euro, saranno coperti tramite il prelievo nella bolletta elettrica. Ma non finisce nemmeno qui. Ammontano a circa 160 milioni di euro di fondi pubblici le risorse legate al sistema ETS (il meccanismo europeo di scambio delle emissioni), che andranno agli impianti inquinanti entrati in esercizio negli ultimi quattro anni, attraverso i rimborsi che sarebbero dovuti servire invece a ridurre le emissioni di CO2.
Una forma di sussidio indiretto riguarda poi il campo delle infrastrutture. Invece di investire su metropolitane e tram per aiutare i cittadini a lasciare l'auto a casa, invece di migliorare la logistica delle merci per avere un alternativa più efficiente con treni e navi, in Italia la priorità degli investimenti infrastrutturali continua ad andare a strade e autostrade, con la conseguenza di favorire il trasporto privato su gomma e quindi il consumo di fonti fossili. Nel 2012 la spesa per gli investimenti in nuove opere stradali e autostradali è stata pari a 2,4 miliardi di euro, erano 3,3 nel 2011. Ancora, altri sussidi indiretti e sconti sono applicati a coloro che sfruttano le risorse fossili nel territorio italiano. Un esempio sono le irrisorie royalties previste per trivellare in Italia, che sono state portate con il Decreto Sviluppo al 10% (a parte il petrolio a mare dove è al 7%). A questi aiuti indiretti vanno aggiunti i sussidi diretti costituiti dalla riduzione dell'accisa sul gas naturale impiegato negli usi di cantiere, nei motori fissi e nelle operazioni di campo per la coltivazione di idrocarburi, che nel 2010 è stato pari a 220 mila euro.
Altra voce che Legambiente mette nel conto come sussidi diretti alle fonti fossili sono gli sconti ai grandi consumatori di energia: circa 600 milioni di euro l’anno. Altro sussidio diretto a favore delle aziende energivore è la riduzione dell'accisa sul gas naturale impiegato per usi industriali da soggetti che registrano consumi superiori a 1.200.000 mc annui, per 60 milioni di euro l’anno. Un'altra voce di sussidio diretto riguarda gli sconti sulle tasse per l’acquisto di carburante; secondo l'OCSE, l’Italia nel 2011 ha sostenuto il settore con riduzioni e esenzioni dall’accisa per oltre 2 miliardi di euro.
Zanchini chiede a letta il coraggio e la lungimiranza di mettersi a capo di una coalizione internazionale per eliminare definitivamente questi sussidi e assumere un ruolo da protagonista nel semestre di presidenza dell’Unione Europea che spetta al nostro Paese a partire dal 1 luglio 2014.
Fonte: Legambiente
 
 

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