Sempre più spesso si sente parlare di biomasse e cogenerazione. Ma di che si tratta? Qual è l'evoluzione delle tecnologie e la normativa aggiornata? In attesa della IV edizione delle Giornate della Microgenerazione una breve anticipazione sul tema delle energie rinnovabili.
In origine c’era il legno: la prima fonte di energia nella storia dell’uomo. Per decine di migliaia di anni il legno è stato il combustibile con cui i nostri antenati si sono riscaldati, hanno iniziato a cucinare i cibi, poi hanno imparato a trasformare i minerali in metalli. A mano a mano che si perfezionava la tecnologia, l’uso del legno come fonte di calore si è fatto sempre più intenso, lentamente ma neanche tanto la situazione è degenerata e si è arrivati al punto in cui sono scomparse intere foreste, e al loro posto sono rimaste terre desolate, terreni esposti all’erosione e alle frane con conseguenti alluvioni.
Poi sono venuti i combustibili fossili: in principio il carbone fossile, un combustibile frutto della trasformazione di antiche foreste e ammassi vegetali, che bruciava anche meglio del legno e permetteva di evitare ulteriori tagli di foreste, sono seguiti il petrolio e il gas naturale. Ma i combustibili fossili sono risorse a riserva limitata, non rinnovabili e responsabili dei mutamenti climatici poiché bruciando immettono nell’atmosfera anidride carbonica e altri “gas serra”.
Così, ad un certo punto nella storia delle fonti energetiche, si è iniziato a parlare di fonti di energia rinnovabili, di biomasse. I biocombustibili sono un'energia pulita a tutti gli effetti. Liberano nell'ambiente le sole quantità di carbonio che hanno assimilato le piante durante la loro formazione ed una quantità di zolfo e di ossidi di azoto nettamente inferiore a quella rilasciata dai combustibili fossili.
Fra le forme di combustibili classificabili come biomassa spiccano gli oli vegetali, in generale greggi, prodotti da semi o frutti oleosi (soia, palma, girasole, e simili) coltivati in paesi in via di sviluppo. A livello di combustione gli oli vegetali non sono fonti di inquinamento, a meno che non contengano residui di agenti tossici impiegati nella coltivazione o residui di solventi tossici impiegati durante l’estrazione. Dal momento che la domanda di biocarburanti è in aumento nel mondo, anche per la fabbricazione del biodiesel, spesso i paesi produttori distruggono irrimediabilmente le foreste originali per creare spazio alla coltivazione delle piante da olio, con un effetto ecologicamente dannoso o devastante.
Altre forme di biomassa combustibile sono i residui di potature di alberi, da sfalci di prati, da paglia di cereali, da tutoli di granturco, da residui vegetali dei mercati, insomma da sottoprodotti dell’agricoltura, anche qui con adeguate precauzioni. Ma sempre più interesse è rivolto ai pellets, sottoprodotti della lavorazione del legno impiegato essenzialmente come materiale da costruzione, in edilizia e nella produzione di mobili, oppure nella fabbricazione della carta: tubicini di circa un centimetro di diametro e alcuni centimetri di lunghezza, bruciati nelle stufe domestiche o in centrali termiche o termoelettriche. I pellets, che si formano anche nei processi che trasformano il legno in cellulosa da carta, sono ormai oggetto di un grande commercio internazionale e sono quotati in borsa come il carbone e il petrolio. Il Regno Unito importa navi intere di pellets dal Giappone: costano in genere più del carbone, ma meno del petrolio. Anche in questo caso bisogna stare attenti alle frodi: anche in questo caso infatti qualcuno potrebbe cadere nella tentazione di smerciare pellets ottenuti da legno impregnato di sostanze tossiche che durante la combustione si libererebbero nell’aria.
Trarre energia dalle biomasse consente di eliminare rifiuti prodotti dalle attività umane, produrre energia elettrica e ridurre la dipendenza dalle fonti di natura fossile come il petrolio. Una fonte di energia pulita su cui l'UE ha deciso di investire al pari dell'eolico.
Il loro uso riduce le emissioni che causano l’effetto serra, diversifica la nostra fornitura di energia e riduce la nostra dipendenza dal mercato, inaffidabile e volubile, dei combustibili fossili (in particolare petrolio e gas).
La crescita di fonti di energia rinnovabili stimola anche l’occupazione in Europa, la creazione di nuove tecnologie e migliora il nostro equilibrio commerciale.
La nuova direttiva dell’Ue sull’energia rinnovabile, che dovrebbe essere attuata dagli stati membri entro dicembre 2010, stabilisce target ambiziosi per tutti gli Stati Membri, in modo da poter raggiungere la soglia di una quota pari al 20 % di energia ottenuta da fonti rinnovabili entro il 2020, e un 10% specificamente nel settore dei trasporti. La direttiva migliora la cornice per la promozione dell’elettricità rinnovabile, richiede piani d’azione nazionale che stabiliscano percorsi di sviluppo per le fonti di energia rinnovabile che includano la bioenergia; crea meccanismi di cooperazione che aiutino a raggiungere effettivamente i target stabiliti e stabilisce i criteri di sostenibilità per i biocarburanti.
L’uso dei combustibili costituiti e derivati dal legno e, più in generale, dal mondo vegetale, la cosiddetta “biomassa” combustibile, è diventato bersaglio di contestazione e qualche volta per giusti motivi. I governi di diversi paesi tra cui anche l’Italia hanno infatti deciso di premiare con incentivi chi produce calore e elettricità usando fonti energetiche rinnovabili, alternative a quelle fossili: solare, vento e biomassa, appunto; esiste la possibilità che chi le usa lo faccia quindi in generale per sfruttare i finanziamenti statali; il rischio è quindi che per attingere a questi finanziamenti si estenda oltremisura il concetto di biomassa.
Per esempio alcune leggi fanno passare come fonti energetiche rinnovabili e “biomassa” i rifiuti solidi urbani o i loro prodotti di trasformazione bruciati negli inceneritori che producono anche elettricità, i cosiddetti ”termovalorizzatori”; è vero che i rifiuti urbani contengono materiali combustibili come residui di cibo e carta (e queste due categorie si possono anche considerare di origine naturale e rinnovabili) ma contengono anche plastica, molto desiderata dai gestori di inceneritori perché brucia bene, ma che certo non è un combustibile rinnovabile, e poi contengono sostanze non combustibili che finiscono delle discariche di “ceneri”. E ‘ importante ricordare, sottolineare ( e verificare )che le biomasse invece sono esclusivamente scarti di origine vegetale e non vanno confusi con i rifiuti delle attività umane. Per ridurre l'impatto ambientale è inoltre necessario che le centrali siano di piccole dimensioni ed utilizzino biomasse locali, evitando in questo modo il trasporto da luoghi lontani.
Le Giornate della Microgenerazione si terranno a Milano, presso il Centro Congressi dell'Hotel Michelangelo,
dal 9 al 10 marzo 2010. Il programma include la conferenza "
Energia rinnovabile ovunque e da ogni sorgente", dedicata al mondo delle rinnovabili carbon-free e carbon-neutral, e la conferenza "
Cogenerazione, efficienza, sinergia con le rinnovabili: il tris, che affronta il tema delle esigenze energetiche di piccole e medie imprese, delle comunità e residenziale. vincente per le PMI e il settore civile/residenziale"
, che affronta il tema delle esigenze energetiche di piccole e medie imprese, delle comunità e residenziale.
Fonti: Ecoage. Rinnovabili. Unione Europea, commissione Ambiente.
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