Il dibattito sul nucleare dunque è ufficialmente riaperto, il Ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, facendosi portavoce, ha inserito il nucleare tra le priorità energetiche dell'Italia, rilasciando molte dichiarazioni in merito, dettando tempi e numeri degli impianti. Nell'era del picco del petrolio, del suo costo crescente è chiaro che ci sia la necessità urgente di pianificare il futuro energetico dell'Italia. E' un dibattito serrato, al quale partecipano in molti, arrivando in ritardo rispetto alla realtà che viviamo. I nuclearisti, sconfitti dal referendum del 1987, senza ancora aver risolto il problema delle scorie e dal loro smaltimento, tornano a presentarsi come alternativa al greggio, proponendo nuove tecnologie e nuovi sistemi nucleari sicuri e all'avanguardia a detta loro; dall'altro lato il mondo intero si sposta su le alternative rinnovabili sempre più diffuse e in grado di crescere ulteriormente.
Non è un dibattito ideologico quello a cui assistiamo, ma una presa d'atto dei costi e delle alternative alla dipendenza dal petrolio che l'Italia ha.
Innanzitutto c'è da tenere in considerazione che la base dell'energia nucleare è l'uranio, una materia prima che come per il petrolio, è destinata ad esaurirsi e per molti sembra che il suo picco sia quasi arrivato. Il futuro delle energie, facendo tesoro dell'esperienza del petrolio, dovrebbe essere pensato partendo proprio dalla durata di ciò che serve per produrre energia, e per questo l'energia prodotta dal sole e dal vento è definita rinnovabile, perché a meno che non ci si trovi come in qualche film americano "catastrofista", non si esauriranno mai.
Ma tralasciando questo "particolare" proviamo a prendere in esame la questione "nuke". In molti ci chiediamo cosa significhi la cosiddetta "quarta generazione" dei reattori nucleari, presentata come la soluzione a tutti i problemi: essi dovrebbero generare al loro interno nuovo combustibile nucleare, "fertilizzando" determinati nuclei; dovrebbero ridurre la produzione di scorie e "bruciare" quelle prodotte fino ad oggi e infine dovrebbero non essere oggetto di proliferazione militare. Dovrebbero perché ad oggi non esistono ancora e la loro possibile commercializzazione non si prospetta prima del 2040. Quindi è quantomeno strumentale sostenere che i progetti siano pronti all'uso quando nemmeno la sperimentazione ha terminato il suo ciclo, tanto più che parliamo di un'industria, come quella nucleare, che può avere pericolosissimi sbocchi. Inoltre l'unica sperimentazione in atto , quella francese relativa al Superphoenix è bloccata da tempo.
Quelli che vengono proposti in Italia dal Ministro Scajola e dalle imprese energetiche in coro, sono evoluzioni della "terza generazione" (definita 3plus), migliorati dal punto di vista della sicurezza rispetto a quelli di "seconda", ma presentano tutti gli stessi problemi di "gestione": scorie, proliferazione militare ecc...inoltre, visto il tema, non si può pensare di contenere i costi (notevolmente maggiori rispetto alla generazione precedente) magari andando a tagliare sulla "sicurezza" come purtroppo si fa nell'industria, ripercorrendo il cammino già tragicamente conosciuto con le centrali sovietiche, che facevano a meno di un involucro protettivo fondamentale per avere meno costi di gestione.
I costi. Una delle hit dei nuclearisti consiste nel sostenere che l'energia nucleare è oggi più conveniente rispetto ad altre energie, ma ne siamo sicuri? La cartina di tornasole è il finanziamento privato in casi del genere, e di banche disposte a finanziarie il nucleare non vi è neanche l'ombra. Persino le banche statunitensi (per inciso è dal 1978 che non viene inaugurata una nuova centrale nucleare) non finanziano le centrali a meno che il governo federale non si faccia garante. Quindi non vi è ombra di finanziamenti privati in materia, e la Francia che è citata spesso come esempio, non ha privatizzato il settore dell'energia, e il nucleare lo gestisce mettendo mano alla Force de frappe, il complesso nucleare militare.
I tempi. Anche su questo l'esempio francese ci torna utile sapendo che il primo reattore di terza generazione dislocato in Finlandia ha un ritardo di altri due anni (era previsto per il 2011) con un aumento dei costi di 3 miliardi di euro.
Costretti a comprare energia dalla Francia. E' un altro dei leit motiv a cui assistiamo, ma dovremmo sapere che innanzitutto non ne abbiamo bisogno, infatti in Italia la capacità produttiva di energia elettrica è di 88.300 megawatt a fronte di 55.600 della domanda, e poi la Francia vende energia perché ne produce oltre misura, quello che c'è da sapere, è che una centrale nucleare non ha un interruttore per l'accensione e lo spegnimento, e quindi a seconda dei momenti, l'energia viene venduta, in altri, quelli di picco del consumo, deve essere importata; tant'è che oltralpe pensano di riattivare alcune centrali termoelettriche dimesse dagli anni 60. Altra cosa taciuta è che per raffreddare i reattori nucleari serve l'acqua, in Francia circa il 40% dell'acqua potabile è destinata a questo uso. Nell'estate del 2003, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica e la mancanza di aria condizionata aumentò il numero delle vittime.
C'è da aggiungere per rispondere a chi sostiene che la nostra bolletta elettrica è sempre più cara causa il non uso del nucleare, che noi paghiamo già oggi per il nucleare di ieri, proprio in bolletta (leggi articolo da Effetto Terra: Elettricità in Italia: la bolletta più cara d'Europa? Ecco perché). E ancora che fino a quando il nostro sistema energetico era pubblico, le bollette italiane erano pari a quelle francesi, a dimostrare che forse il problema non sta proprio nella materia prima.
Eliminare la dipendenza dal petrolio? Altra cosa taciuta dai sostenitori dell'atomo è quella di spiegare che tipo di energia si può produrre dal nucleare. E' importante sapere che dal nucleare si produce solo energia elettrica e il consumo totale italiano è rappresentato dal 20% di quella consumata e il petrolio importato serve per un terzo ad alimentare i trasporti.
Tutto ciò senza entrare nel merito del fattore sicurezza ed incidenti che purtroppo è il motivo, insieme alla guerra, per cui le centrali nucleari sono conosciute.
Potremmo infine porre alcune domande in merito allo smaltimento delle scorie esistenti e future, che ad oggi non ha risoluzione, e alle quali le popolazioni che abitano i territori interessati da futuri siti di stoccaggio nazionali, si sono ribellate con determinazione.
Per ultimo, ma solo per ordine di lettura, vi è un fattore che Jeremy Rifkin ha spiegato molte bene in una recente intervista rilasciata poco dopo l'ennesimo incidente nucleare (quello di Krsko in Slovenia): "È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet". Il guru dell'idrogeno, sostiene anche che l'Italia sia "naturalmente" adatta all'uso delle rinnovabili vista l'esposizione al sole e ai venti, ma lamenta un altro fattore che determinerebbe la scelta nucleare "Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore".
Fonti: Carta, Zona nucleare, Repubblica.it, Archivio nucleare




