Report WWF 2019: Liberiamo i fiumi, rigeneriamo le città e i territori

In uno degli ultimi rapporti redatti dal WWF vengono analizzati dati e scenari sul consumo di suolo e rischi idrogeologico in Italia.

Si parte dalle ultime analisi dell’Ispra (2017) dove emerge che dal 2015 al 2016, sono stati convertiti ad uso urbano 50 kmq. di suolo. Trattasi di uno scenario di elevatissima insostenibilità sotto tutti i profili e in particolare sotto l’aspetto idrogeologico, dove solo una riforma urbanistica uniforme per tutte le regioni ed i comuni potrebbe portare a risultati ottimali ed evitare tragedie legate allo sfruttamento selvaggio del suolo. I dati più preoccupanti riguardano il dilagamento urbano nelle aree di prossimità fluviale. Qui regioni e Amministrazioni sono in qualche misura responsabili sulla tutela dei fiumi, indispensabili non solo per il loro valore paesaggistico, ma anche per il contributo che apportano al nostro ecosistema.

La legge n. 431/85 “Disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale” rappresenta il primo strumento di tutela paesaggistica e ambientale nazionale, considerando il fatto che prescrive una distanza di 150 metri tra le sponde dei fiumi e le eventuali costruzioni.
Legge disattesa, secondo il report del WWF, infatti le politiche di sviluppo territoriale hanno introdotto in queste aree nuove infrastrutture di trasporto e industrie, che ne hanno modificato ugualmente l’assetto, infatti in cinquant’anni sono stati trasformati 2.000 kmq. di ambiti fluviali attraverso varie forme di urbanizzazione. La Toscana primeggia per valori di trasformazione, mentre  tutto il resto del territorio Italiano. formato da 8.000 unità amministrative locali,  ha pianificato e programmato spesso in modo autonomo rispetto al contesto territoriale a cui appartengono, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
L’unico monitoraggio continuo che oggi si ha sulle aree in continua trasformazione è affidato a satelliti SENTINEL del progetto COPERNICUS, ma il problema risulta persistere in relazione all’aspetto qualitativo dei cambiamenti di uso del suolo rapportato con il rischio idrogeologico che ne segue.

Limitare il consumo di suolo appare un obbiettivo quasi impossibile nell’attuale situazione nazionale, e i provvedimenti designati in passato dal governo Monti mal si conciliano se si parte dal presupposto di un blocco totale di incremento edilizio – urbanistico. È noto ormai che la proliferazione edificatoria si sia sganciata dalla demografia e come questa si ricolleghi solamente a fenomeni meramente economici, infatti solo nel 2004 (dati ISTAT), sono state autorizzati con permesso a costruire in Italia 54.000 fabbricati (il 20% in più dell’anno precedente). Del resto il paese manifesta in maniera inequivocabile la propria vulnerabilità attraverso i disastri ambientali sempre più frequenti.

Il rapporto si sofferma poi sulla gestione dell’acqua e di come questa stia diventando uno degli aspetti più critici per il nostro pianeta e ciò viene ribadito anche nell’ultimo rapporto sullo sviluppo idrico delle Nazioni Unite. Perché se da un lato molti territori vengono brutalmente spazzati via proprio dai fenomeni idrogelogici, vi sono paesi che al contrario soffrono la scarsità d’acqua, con un calo delle risorse idriche allarmante (dal 2010 circa 1,9 miliardi di persone vivono in aree a  grave scarsità idrica).
Attualmente si stanno sviluppando ricerche per trovare soluzioni basate sulla natura, ispirate a processi naturali per favorire una risposta più appropriata al territorio che spesso non accetta soluzioni di altro genere. Le soluzioni in questione sono orientate alla gestione delle acque e all’approvvigionamento idrico delle acque piovane, dell’umidità e dell’infiltrazione del sottosuolo, approccio questo che anche in Italia si cerca di portare avanti  attraverso una gestione più responsabile ed ecosostenibile delle risorse idriche.

Il report si conclude con un’analisi sulle politiche ambientali degli ultimi anni, sottolineando come purtroppo le istituzioni hanno sostanzialmente abbandonato qualsiasi politica pianificatoria per affrontare questo tipo di emergenza. Diventando asettiche al riguardo essendo nel frattempo i principali responsabili del fallimento della stessa pianificazione, se si pensa che sono stati conferiti e rinnovati da almeno dieci anni poteri commissariali su questi temi. Se una metodologia di pianificazione per isole comunali può avere una sua utilità per gestire istanze e pressioni che provengono dal livello locale, non può in nessun modo sortire effetti significativi su fronti complessi e di ampia portata quali, appunto, la depermeabilizzazione dei suoli, l’adattamento climatico, la compattazione insediativa, la protezione dei rischi e la qualità ecosistemica nel suo insieme.

Fonte: Report WWF 2019 “Liberiamo i fiumi, rigeneriamo le città e i territori”

Photo by Francesco Califano on Unsplash


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