E se il Sahara illuminasse l'Europa?

E' forse il progetto più complesso ma sicuramente il migliore in campo per ridurre la dipendenza dal petrolio europea: incanalare la luce del sole dal deserto del Sahara e trasformarla in energia pulita per l'Europa, gli studi dicono che si può fare.
Ne avevamo già scritto in un articolo precedente (Petrolio o nucleare? La Francia si fa promotrice di nuove alternative), quando il premier francese Sarkozy, ha inserito la realizzazione del piano tra gli obiettivi all'ordine del giorno dell'Unione per il Mediterraneo, l'organismo che riunisce i paesi dell'area, appena nato a Parigi. Ma oggi dopo l'Euroscience Open Forum di Barcellona, dalle parole si potrebbe passare ai fatti, gli scienziati riuniti in assise nella metropoli catalana hanno vagliato l'ipotesi come realizzabile.
Una distesa di pannelli solari sottili come specchi distribuiti a tappeto nel deserto del Sahara. Una ragnatela di cavi ad alto voltaggio che parte dal Nord Africa e si dirama fino al Nord Europa. Questo in sintesi il progetto che potrebbe risolvere alcuni tra i problemi che il mondo moderno si trova a combattere: la scarsità di energia e l'inquinamento atmosferico.
Trasformare il più grande deserto del mondo in mezzo per la produzione di energia pulita e rinnovabile, infinita e non inquinante. Stimando un costo mediamente di 15 centesimi al kilowatt più basso di oggi.
Il progetto prevede la diffusione nel deserto nordafricano di pannelli solari fotovoltaici, piantati per catturare la luce del sole in un luogo dove la sua potenza è tre volte superiore a quella che ha, ad esempio, nel Nord Europa. Basterebbe, per scaldare d'inverno tutto il vecchio continente, occupare una superficie del deserto grande quanto la Lombardia. Il problema maggiore è poi la diffusione di cotanta energia: per trasportare l'energia dal Nord Africa a tutta l'Europa, sarebbe infatti necessaria una immensa rete ad alto voltaggio di diffusione con costi che, oggi, sarebbero altissimi. Complessivamente, il progetto potrebbe toccare i 35,7 miliardi di euro. Serviranno quindi altri studi per poter immaginare una maggiore efficienza tecnologica e costi meno proibitivi. Ma anche una spesa tanto elevata, se davvero consentisse di realizzare un sistema a zero emissioni di ossido di carbonio e in grado di funzionare fino alla fine del mondo, potrebbe essere ammortizzata.
Arnulf Jaeger-Walden, dell'Istituto per l'Energia della Commissione europea, ha sostenuto che basterebbe catturare lo 0.3% della luce del sole che inonda il Sahara per garantire all'intera Europa tutta l'energia di cui ha bisogno.
Alcuni paesi come Spagna e Portogallo, hanno già da tempo investito nell'energia solare; l'Algeria ha avviato la costruzione di un enorme impianto che combina energia solare e gas naturale, ma per la realizzazione di questo progetto, se la quadra tecnica ed economica è in via di definizione, è chiaro che è il nodo politico a dover essere risolto con un difficile lavoro diplomatico che metta d'accordo quei paesi che dovrebbero produrre e comprare l'energia verde.

Sito Euroscience Open Forum di Barcellona 2008

Fonte: Repubblica

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