Enel, nucleare è il debito

Greenpeace Italia e la Fondazione Culturale Responsabilità Etica hanno commissionato a Steve Thomas, professore di politica energetica dell'Università di Greenwich, una ricerca, per valutare se il costo degli investimenti nel nucleare previsti da Enel sia compatibile con la situazione di forte indebitamento finanziario della società.


Sono ancora nell'aria e nei palinsesti televisivi le roboanti dichiarazioni di Enel che si è detta pronta, tecnicamente e finanziariamente ad accogliere ed organizzare il ritorno del nucleare in Italia. Il bilancio di esercizio 2008, approvato dall'Assemblea dei soci, presenta però un indebitamento finanziario pari a 50 miliardi di euro. L'utility francese EDF, che ha un fatturato di poco superiore a quello di Enel, e che è la partner diretta del colosso energetico italiano nel piano italo-francese, (64 miliardi di euro per EDF, contro 61 miliardi di euro di Enel), registra all'incirca la metà del debito di Enel, ed è in seria fase di valutazione sul futuro.
Rispetto al 2006, la società ha quintuplicato il suo debito, non calcolando ancora i recenti acquisti di fette rilevanti della società spagnola Endesa e il progetto di ulteriore crescita nel mercato iberico con l'acquisto delle quote di Acciona, per un operazione complessiva di quasi 60 miliardi di euro. Ma con un indebitamento del genere, che persino le principali società di rating, Standard & Poor's e Moody's, hanno valutato pericoloso nel rientro con i crediti dovuti alle banche nel lungo periodo, che cifre ha l'operazione nucleare di Enel? Dallo studio risulta che il costo dei piani nucleari cui fa riferimento Enel per i prossimi dieci anni sarà pari a 31,5 miliardi di euro: 3,3 miliardi di euro per gli impegni in Francia con EDF, 2,8 miliardi di euro in Slovacchia per il completamento di due reattori di progettazione sovietica, 0,4 miliardi di euro in Romania e 25 miliardi di euro in l'Italia per la costruzione di quattro centrali EPR. Dati non definitivi, visto che le altre azioni di costruzione o ammodernamento delle centrali nucleari sparse per il mondo comportano sempre un crescendo esorbitante dei costi previsti. L'analisi quindi prevede le mosse che dovrà fare la società per tenere il ruolo di marcia sottoscritto e sembra probabile che a risentirne saranno i dividendi per gli azionisti e i proventi per lo stato Italiano, proprietario del 31% di Enel, che scenderanno circa 1,25 miliardi di euro. Inoltre, i contribuenti italiani pagheranno circa 2,5 miliardi di euro per il presumibile aumento di capitale. Infine ci sarà una vendita di asset che riguarderanno l'unico settore verde del gruppo "Enel Green Power", la divisione di Enel specializzata in energie rinnovabili, la cui redditività è pari a tre volte quella generale del gruppo. Date le ottime performance di Enel Green Power e l'elevato debito del gruppo, sarebbe più conveniente per Enel concentrare i propri investimenti proprio sulle energie rinnovabili, invece di investire in un settore ad alto rischio ed elevata incertezza come il nucleare. Viste le conclusioni sembra plausibile quindi dare ascolto a quanti, sostengono che i veri costi economici del nucleare saranno a carico dello stato, lasciando intatte le casse a debito delle società, che si riempiranno in un futuro dove la gestione degli impianti potrà portare guadagni, avendo un costo di avviamento e di esercizio pari a zero.

Fonte: QualEnergia.it, Greenpeace Italia

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