A 22 anni dal referendum che bocciò l'uso dell'energia atomica, l'Italia ha di fatto varato la nuova legge che consentirà all'atomo di rientrare nei nostri confini. Con il definitvo passaggio in senato del cosiddetto ddl Sviluppo, il governo Berlusconi si è dotato degli ultimi strumenti per definire dove, come e quando riaccendere l'interruttore delle centrali. Sei mesi, è questo il tempo entro il quale l'esecutivo predisporrà la normativa per la localizzazione delle centrali oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Non solo, la neo legge prevede che sia il Cipe ha dare parere positivo o negativo sulle scelte territoriali del governo e non, come dichiarato mesi fa, il tavolo Stato Regioni. Il ruolo dei governatori è ricondotto ad un semplice "parere", che significa che di fatto, decide lo stato. Tanto più che, come per le discariche, i siti nucleari saranno considerati "di interesse strategico nazionale" e quindi soggetti a controllo militare. A vigilare sulla sicurezza delle nuove centrali, dalla costruzione, alla gestione e al successivo smaltimento delle scorie sarà l'Agenzia per la sicurezza nucleare, punto che da mesi fa gridare allo scandalo diverse regioni e tutte le associazioni ambientaliste italiane.
Il disegno di legge sullo sviluppo, realmente conosciuto come 1441-ter-B, è quindi una legge che consentirà al Governo in carica di decidere di fatto su tutto quello che è l'iter relativo all'individuazione e alla costruzione di nuove, o il riavvia di vecchie, centrali nucleari, senza nessun tipo di passaggio parlamentare. Infine il parere che le regioni e i comuni dovrebbero dare dovrà essere fornito in fretta, entro 60 giorni, e nell'ambito della conferenza unificata Cipe. Se non arriverà in tempo, lo si darà per acquisito.
Fonte: Repubblica, La Stampa
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