La discussione sul nucleare arriva in Senato, indiscrezioni e analisi sui possibili siti

Il mese in corso vedrà impegnato il Senato della Repubblica nella discussione sul ritorno dell'energia nucleare in Italia. Attraverso il varo del decreto energia il governo intende velocizzare i tempi nell'individuazione delle aree adatte al deposito nazionale delle scorie e alla riaccensione e costruzione delle centrali previste dall'accordo Italia-Francia.

Il governo tiene fede al programma che si è dato per il ritorno del nucleare in Italia, nonostante l'affossamento di quasi tutti i programmi atomici europei, nel mese di maggio si aprirà il dibattito in Senato sul Ddl energia collegato alla Finanziaria (DDL 1195), approvato il 12 maggio,  che dovrebbe proseguire per tre settimane ed avrà al centro il nucleare e la delega al governo per il ritorno all'energia atomica che è stata prolungata di 6 mesi. Lo stesso vale anche per l'individuazione dei siti delle nuove centrali nucleari italiane e per i decreti legge di riordino dell'intera materia energetica, cancellata dal referendum del 1987. Si annunciano novità anche per la Sogin, che si occupa dello smantellamento e della gestione delle scorie nucleari delle centrali e per la quale il testo in discussione in Senato prevede un ridimensionamento e la decadenza automatica del suo Cda con l'entrata in vigore della legge, anche se le modifiche introdotte dal governo spostano la decadenza alla nomina di un commissario scelto dall'esecutivo.
Il nodo centrale rimane l'individuazione delle aree adatte alla costruzione delle nuove centrali e al deposito delle scorie, tema delicato visto che il rapporto con il territorio, la sua natura e i suoi abitanti e lo scoglio che l'esecutivo vuole superare per non accendere una nuova Scanzano Jonico, che nel novembre del 2003 dopo l'annuncio del governo di aver individuato nel comune della Basilicata, il luogo adatto per il deposito nazionale delle scorie radioattive, si accese una protesta popolare che bloccò il progetto. Persino l'ultimo sondaggio in ordine di tempo, elaborato da Eurispes, denota oltre ad una maggioranza contraria all'atomo, tra i possibilisti una forte percentuale di favorevoli solo se lontano dalla propria residenza, segno tangibile che in ogni caso una centrale nucleare nei pressi della propria abitazione crea preoccupazione.
Verosimilmente l'individuazione dei siti adatti alla nuova era nucleare poco si discosteranno da quelli già elaborati negli anni 70' dall'allora CNEN oggi ENEA, che elaborò una mappa per la localizzazione dei siti, sulla base di studi specifici che tenevano conto di vari fattori morfologici e ambientali. Si pensa che la base della discussione sarà quel documento, che permette all'esecutivo di risparmiare tempi e danari, così come sarà plausibile la riaccensione o il completamento dei reattori già esistenti.
Certo è che rispetto agli 70' molto è cambiato, e il cambiamento climatico ha inciso molto nella capacità ad esempio dei corsi d'acqua e la conformazione delle coste, linfa vitale per il raffreddamento dei reattori; così come questi trent'anni ci hanno fatto scoprire nuove sismicità e fenomeni alluvionali che non erano presi in considerazione. In ultimo anche l'urbanizzazione di molte aree all'epoca individuate cambia completamente lo scenario.
Greenpeace ha rimesso mano a quelle carte e le ha analizzate, rendendo pubblico uno studio, "Mappe nucleari per l'Italia"  che tiene in considerazione proprio questi fattori. Tre "carte nucleari" per capire dove potrebbero finire le nuove centrali.

Scarica il rapporto: "Mappe nucleari per l'Italia" [Adobe PDF - 1mb]

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