Il consiglio regionale del Veneto si è espresso a favore dell'ipotesi di ospitare impianti nucleari nella propria regione respingendo la richiesta dell’opposizione che ha portato in consiglio la delibera votata in altre regioni 17 regioni. Il governo intanto impugna i primi tre ricorsi di Puglia, Campania e Basilicata
Mentre salgono a 17 le regioni contrarie ad ospitare centrali nucleari nel proprio territorio, il Veneto si aggiunge alla Lombardia dichiarandosi favorevole al ritorno dell’atomo. Il Friuli benché favorevole, si dichiara però inadatto ad ospitare un sito perché si ritiene troppo piccolo per farlo.
Il consiglio regionale veneto ha bocciato la proposta di delibera presentata dal centro sinistra con 24 voti contrari contro i 16 a favore. Dichiarando che “questa Giunta è favorevole al nucleare e quella che verrà dovrà fare i conti con una fortissima parte della maggioranza che è favorevole all'energia proveniente dall'atomo"
La legge che andrà a stabilire il ritorno dell’atomo in Italia come si sa, da la sola possibilità alle Regioni di esprimere un parere non vincolante in materia, ma le stesse stanno lavorando per mettersi di traverso. A fine gennaio era calendarizzata la Conferenza Stato-Regioni e all’ordine del giorno della c’era il parere sul decreto legislativo per la scelta dei siti nucleari. La Conferenza è stata rinviata, ma i territori hanno elaborato nelle sessioni preparative all’incontro un documento che si oppone decisamente all’idea governativa.
Quindi il cammino delineato dal ministro Scajola si complica ulteriormente e se non bastasse, anche l’Anci, l’Associazione Nazionale dei Comuni italiani, si è inserita nel percorso ad ostacoli dell’iter. Il presidente dell’associazione, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, con una lettera ha chiesto un incontro urgente con i ministri Scajola e Tremonti, per discutere della “dismissione dei vecchi siti nucleari, a partire dalla necessità liberare le aree dai vincoli e individuare tutte le iniziative utili alla riqualificazione e rivalutazione dei territori interessati”. La lettera si chiude in tono deciso, sostenendo che qualora non fossero prese in considerazione le istanze dei comuni, potrebbero portare ad “azioni clamorose che potrebbero minare la credibilità delle istituzioni nei territori già oggetto di servitù, nonché in quelli che potrebbero esserne oggetto in futuro”.
Il ministro Scajola però rimane sereno nella campagna che sta portando avanti, a dichiarato a Rainews24 nella fine di novembre, che “Io se potessi scegliere dove mettere una centrale, me la metterei nel giardino di casa, per un semplice motivo: che in tutto il mondo, dove è stata costruita una centrale nucleare, è cresciuta l’economia del territorio e c’è stata una grande salvaguardia dell’ambiente, perché non ci sono emissioni”. Nel frattempo però si muove anche dal punto di vista legale impugnando le prime tre leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata, perchè secondo il ministro, intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente della sicurezza interna e della concorrenza. Forse più plausibile il commento rilasciato in seguito: "Non impugnare le tre leggi - continua il ministro dello Sviluppo economico - avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione diinfrastrutture necessarie per il Paese".
Fonti: RaiNews24, La Nuova Ecologia, Corriere della Sera,
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