Nuova stagione nucleare: alcune reazioni

Se l'Italia si trova di fronte ad un futuro in cui l'energia nucleare sarà riammessa nel territorio nazionale, arrivano intanto le prime reazioni da parte di alcune regioni italiane che si esprimono contrariamente o pongono dubbi sulla sovranità della decisione.

Un nuovo piano energetico è necessario per l'Italia, nessuno lo mette in dubbio, ma che sia il nucleare (di terza o quarta generazione poco importa) la soluzione al fabbisogno e alla riduzione dei costi nazionali, questo è tutto un altro paio di maniche. Dopo la sigla dell'accordo Italia-Francia sono molte e diversificate le reazioni in merito. I favorevoli hanno la voce più forte forse, che è quella del governo proponente, i mezzi d'informazione lanciano sondaggi e, chi più e chi meno schierato, danno voce a esperti e tecnici della materia. Non esistono dati certi in merito, se non sondaggistici e perché forse l'unico strumento consultivo reale è stato il referendum del 1987, e che si sappia, non ha una scadenza. Ma evidentemente non bisogna dar nulla per scontato. Per ora non è ancora dato conoscere l'ubicazione delle quattro centrali annunciate ma tutto fa presagire che, per ridurre tempi e costi, il governo sia indirizzato ad utilizzare gli stessi siti di venti anni fa perché hanno conservato le licenze necessarie alla costruzione, hanno disponibilità dell'acqua necessaria come pane a questi impianti e hanno un rapporto già "rodato" con il territorio. Il ministro alle attività produttive ha assicurato di avere in tasca un elenco "segreto" di 34 comuni pronti a ospitare le centrali tra cui uno in Sicilia (pare nel ragusano) e uno in Sardegna. Ma a parte queste misteriose new entry, in pole position ci sono le stesse cinque aree - Trino Vercellese, Caorso (Piacenza), Montalto di Castro (Viterbo), Garigliano (Caserta) e Latina - dove vent'anni fa funzionava l'atomo made in Italy. E in questi giorni starebbe prendendo quota proprio la candidatura di Montalto per il ritorno tricolore al nucleare.
Anche l'Enel, una ventina d'anni fa, aveva stilato un elenco di candidature che comprendeva un' area in Lombardia tra San Benedetto Po e Viadana, il delta del Po, un paio di località in Puglia, Avetrana e Carovigno, la Sicilia sud-orientale e l'isola di Pianosa. Scanzano Ionico in Basilicata era stato indicato come luogo ideale per lo smaltimento delle scorie. Un elenco che conserva ancora una certa attualità.
Il comune di Montalto di Castro ha inaugurato da poco in cantiere della più grande centrale fotovoltaica d'Italia, 24 MWp, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di oltre 15.000 famiglie, evitando l'emissione di 22.000 tonnellate di CO2 l'anno, attiva dal prossimo novembre. Il sindaco Salvatore Calai ha dichiarato che la decisione sulla riapertura della centrale nucleare" non può essere calate dall'alto, senza consultare le popolazioni locali. Altrimenti si rischia di ritrovarsi come 22 anni fa, quando il referendum popolare bloccò l'impianto da 2mila megawatt quasi ultimato".
Il Piemonte, attraverso la presidente Mercedes Bresso, attiva da tempo in un piano energetico che sposa le rinnovabili, ha dichiarato "Non vogliamo nucleare in Piemonte[...]l Piemonte non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l'economia, ridurre i consumi, proteggere l'ambiente. Oggi infatti, come dimostrano le scelte fatte da tutti i Paesi avanzati nel mondo, che riducono il nucleare e potenziano ricerca ed energie rinnovabili, le soluzioni sono altre. Il nostro no, lo sottolineiamo, riguarda anche lo scenario economico, non solo quello ambientale. Il Piemonte ha iniziato questo cammino un anno fa, producendo così opportunità di lavoro e miglioramento della qualità del nostro territorio."
Erasmo D'Angelis, presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio Regionale toscano sostiene che: "Il Governo sappia che la Toscana non prevede l'installazione di centrali sul territorio regionale che sfruttino l'energia atomica. Il nostro futuro energetico non si costruisce riportando in vita i più pericolosi dinosauri, ma con una politica industriale e per l'occupazione centrata sul ricorso massiccio alle rinnovabili e con la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, che vede nel metano un carburante di transizione. Per questo la Toscana, con il suo Piano Energetico, ha pronunciato un No chiaro a eventuali localizzazioni sul nostro territorio."
Michele Losappio Assessore all'ecologia della Regione Puglia dice: "La Puglia lo ha dichiarato nel suo Piano Energetico Ambientale denunciando l'incompatibilità della fonte nucleare con le scelte che compie in materia di energia. Le decisioni assunte dal Presidente del Consiglio non troveranno dunque da noi né il consenso dell'Istituzione Regionale né acquiescenza, anche perché la Puglia già produce una quantità considerevole di energia, oltre 8.000 MW, che mette a disposizione del Paese per l'88% e che è destinata a crescere nei prossimi mesi."
Ugo Cappellacci, neo presidente della Sardegna, non ha smentito una risposta su Facebook, pubblicata dai giornali: "State certi che dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile. E comunque nessuna centrale in Sardegna, il presidente Berlusconi manterrà la promessa fatta. Ricordo anche che l'accordo programmatico da me firmato con il Partito Sardo d'Azione recita: riconoscimento della esigenza che tutto il territorio della Sardegna sia denuclearizzato"

Fonti: La Stampa, Repubblica, Regione Piemonte, Regione Puglia, Regione Lazio, Nove Firenze.

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