Il presidente Obama sembra aver smarrito la via del “Green Hope” che ha caratterizzato la sua scalata al podio più alto della politica americana e mondiale riportando il paese al nucleare.
Nel mese in corso, la presidenza Usa annuncerà prestiti pari a 18,5 miliardi di dollari per la costruzione di due reattori nucleari a Burke, in Georgia, scommettendo sull’energia nucleare come fonte energetica per il Paese. Non sembra vero dopo le innumerevoli parole sul “futuro verde” dell’energia nel mondo e nel Green Economy come rilancio dell’economia in crisi. Invece vero lo è, e Obama annuncia una strada che denota un’inversione di rotta a 360 gradi rispetto alle caratteristiche di un presidente che doveva segnare la discontinuità con i suoi predecessori.
Finanziare due nuove centrali nucleari (con incentivi alla Southern Company) significa molto per gli Usa. Innanzitutto una questione economica, perché le garanzie federali sono considerate essenziali per la costruzione degli impianti, dal momento che essi comportano enormi investimenti, e come sappiamo bene anche in Italia, nessun privato si accollerà mai la spesa. Nei prossimi anni Obama dovrebbe mettere a disposizione complessivamente 54,5 miliardi di dollari per la costruzione di sei o sette impianti nucleari. Eppure in campagna elettorale si era mostrato tutt’altro che entusiasta dell’atomo.
Le centrali saranno completate entro il 2016 e 2017 e serviranno a rifornire di energia circa 1,4 milioni di persone, a creare 3mila nuovi posti di lavoro e a impiegare, una volta entrate a regime, 850 dipendenti. Obama imbocca una strada che sembrava non avesse mai conosciuto prima della sua elezione arrivando a sostenere che: “E’ giunto il momento di costruire una nuova generazione di centrali nucleari sicure e pulite per la creazione di nuovi posti di lavoro e per una maggiore efficienza energetica”. Che il sogno si sia già spento?
Fonti: Associated Press, News Yahoo
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