Passivhause: che cos’è e come funziona

Una casa passiva o passivhause è in grado di produrre da sé, attraverso fonti rinnovabili, l’energia di cui necessita. Non prende energia dalla rete cittadina, anzi, se e quando ne produce di più, la mette a disposizione dei cittadini immettendola nella rete pubblica.
 
L’ideatore della casa passiva è Wolfgang Feist che, insieme allo svedese Go Adamson, ha cercato di mettere a punto un sistema efficiente per ridurre drasticamente i consumi energetici di un’abitazione. Dopo un primo tentativo nel 1990 che, malgrado l’efficienza energetica, non aveva avuto molta fortuna sul mercato per via dei costi di produzione ancora troppo alti, nel 1996 nacque la Fondazione Passivhause-Institut a Darmstadt. Anche se i costi di alcuni materiali sono ancora molto elevati, i vantaggi della “casa passiva” sono davvero notevoli: i consumi energetici sono il 90% in meno rispetto ad una casa tradizionale e circa il 75% rispetto alle abitazioni costruite secondo la regolamentazione termica attuale.

Il concetto di “casa passiva” fa riferimento a un edificio che, sfruttando al meglio le fonti “passive” di calore, quali il calore del sole e i guadagni termici derivanti dalle attività umane, assicura, grazie al superisolamento, il benessere termico e il comfort abitativo. Molto importanti sono anche l’esposizione della casa e la forma (molto compatta in modo da non disperdere molto calore a parità di volume. L’efficacia dell’isolamento termico di tutto l’involucro permette di conservare calore all’interno in inverno e di non farlo entrare in estate.

Per essere definita “Casa Passiva” deve rispettare alcuni standard detti “Standard Passivhause”, che lo stesso Feist ha messo a punto nel 1995 dopo alcuni esperimenti che si basano su tre parametri fondamentali: consumi energetici, requisiti di qualità (livello di comfort termico), costi ragionevoli che permettano il rispetto dei requisiti di qualità.
Tra le  critiche al concetto di casa passiva, soprattutto la sua scarsa adattabilità ai climi temperati, che hanno bisogno di accorgimenti diversi, primo fra tutti quello di schermare completamente la casa dal sole in estate. Tuttavia da qualche anno i criteri per ottenere il certificato hanno compreso un punto che permette di evitare l’eccessivo surriscaldamento estivo: non si può cioè superare del 10% i 25°C di temperatura interna nel periodo estivo. Allo Smart Village, che ha ospitato il 1° convegno nazionale Passivhaus, Ludwig Rongen, docente al FH Erfurt, Fachbereich Architektur, ha dimostrato che la casa passiva non è uno standard applicabile solo nei climi freddi ed ha illustrato diversi esempi di edifici passivi a Dubai, Las Vegas, Shanghai, Tokyo, nei quali si è privilegiato un aspetto piuttosto che un altro (isolamento, frangisole, serre solari) in funzione del clima. Anche Carmelo Sapienza, dell’Associazione Casa Ecopassiva Sicilia, ha confermato la fattibilità di una casa passiva nel sud Europa presentando il Progetto Botticelli, complesso edilizio pressoché completato che coniuga benessere abitativo, efficienza energetica, raffrescamento naturale e impianti per una casa attiva.
Il comportamento della casa passiva, come è già stato verificato, è efficace. Resta solo da prendere esempio dagli esperimenti piloti, numerosi anche in Italia, per realizzare una sempre migliore efficienza, non soltanto dal punto di vista energetico, ma anche dal punto di vista economico, che ancora crea difficoltà per la diffusione a larga scala di questo tipo di edilizia.

Fonti: casa passiva.com; edilportale.com

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