Pacchetto energia UE

È stato presentato in questi giorni a Bruxelles il Winter Package europeo, il pacchetto energia  con cui l’esecutivo UE mette mano alle norme e alle strategie su rinnovabili, efficienza, mercato elettrico e trasporti.

Ribattezzato “Energia pulita per tutti gli europei”, il pacchetto è composto da una lunga lista di documenti, proposte di regolamento, aggiornamenti di direttive comunitarie e comunicazioni che disegnano le prossime mosse della Commissione Europea sulla questione energetica.
Le proposte contenute nelle oltre 1000 pagine del pacchetto hanno tre obiettivi principali: privilegiare l’efficienza energetica, conquistare la leadership a livello mondiale nelle energie rinnovabili e garantire condizioni eque ai consumatori.
Come annunciato, si elimina la priorità di dispacciamento (l'attività diretta ad impartire disposizioni per l'utilizzazione e l'esercizio coordinato degli impianti di produzione e della rete di trasmissione dell'energia elettrica) per i nuovi impianti a rinnovabili con potenza superiore a 500 kW, limite che scenderà a 250 kW dal 2026, mentre resterà per gli impianti esistenti.
Anche la semplificazione degli iter autorizzativi servirà alle fonti pulite per essere più competitive: per questo la proposta della Commissione prevede un “one stop shop” per le autorizzazioni e tempi certi.
Come viene ora stabilito dalla Commissione Europea i consumatori potranno autoconsumare energia senza restrizioni indebite e dovranno essere remunerati per l’energia che cedono alla rete. I consumatori inoltre potranno organizzarsi in gruppi per la generazione, il consumo, lo stoccaggio e la vendita di energia da rinnovabili.
La proposta di direttiva fissa criteri più severi di sostenibilità delle bioenergie, che ora includono le biomasse e il biogas per riscaldamento e generazione elettrica.
Ad esempio, dopo il 2020 i biocarburanti avanzati dovranno emettere almeno il 70% in meno di gas-serra dei carburanti fossili, le biomasse forestali usate a fini energetici dovranno rispettare rigorosi standard e tenere conto del cambiamento indiretto di uso del suolo, detto lulucf, gli impianti di produzione di cogenerazione da biomasse e biogas superiori a 20 MW dovranno permettere un risparmio di gas serra dell’80%.
Per quanto riguarda la proposta di direttiva sull’efficienza, la Commissione ha alzato al 30% l’obiettivo 2030, indicato dal Consiglio al 27%.
Il target sarà vincolante e tutti gli Stati membri dovranno contribuire al suo raggiungimento nell’ambito dei Piano nazionali per l’energia e il clima previsti dal regolamento sulla governance dell’Unione energetica.
Secondo la Commissione, il target del 30% per l’efficienza permetterà una ulteriore riduzione delle importazioni di combustibili fossili del 12% al 2030 (con un risparmio di 70 miliardi di euro) rispetto all’obiettivo del 27%. Analogamente, saranno creati 400.000 posti di lavoro in più.
Prevista anche una “Smart finance for smart buildings“, che punta a stimolare investimenti pubblici e privati per ulteriori 10 miliardi di euro al 2020 incoraggiando una più efficace combinazione di tutte le forme di finanziamento.
Ma le reazioni alle nuove norme non sono state del tutto positive, infatti è stata stigmatizzata, ad esempio dal sito rinnovabili.it, la misura che prevede per i paesi con una quota di rinnovabili già ampia nel mix energetico (15%), che i nuovi impianti eolici e fotovoltaici non avranno più il diritto di precedenza sulle fossili.
Di tutt’altro parere Miguel Arias Cañete, Commissario responsabile per l’Azione per il clima e l’energia, secondo il quale: “L’Europa è alla vigilia di una rivoluzione dell’energia pulita. Con queste proposte, la Commissione ha spianato la strada ad un’economia moderna e più competitiva, ad un sistema energetico più pulito. Ora contiamo sul Parlamento europeo e sugli Stati membri per concretizzarlo”.

Fonte: qualenergia.it; rinnovabili.it


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