Ma il mio e-book inquina?

Hanno conquistato uno spazio anche alla Fiera del Libro di Torino, e forse  davvero le storie ai nostri figli le leggeremo così , ma oggi che cosa  incide meno sull’ambiente, la carta stampata o gli e-book? Non è una risposta semplice, ma un recente studio del Royal Institute of Technology di Svezia ha cercato di trovarla.

Ancora una volta la strada da percorrere non è a senso unico e non riguarda solo il tipo di produzione di un prodotto, ma intreccia  le abitudini e lo stile di vita dei consumatori. Un po’ di informazioni a riguardo e qualche idea per ridurre le emissioni.
Per il momento la presenza dei lettori di e-book al fianco della carta stampata suscita in generale ancora sospetto e diffidenza, anzi si potrebbe dire che solo i più interessati alla tecnologia si avvicinano senza pregiudizi a questi nuovi supporti elettronici. Per ora a far tenere le debite distanze contribuisce sicuramente anche il prezzo medio di un lettore portatile (dai 250 ai 500 euro), ma con il tempo potrebbero diventare più economici. Nell’attesa, anche per gli e-book, la scelta di amarli o ignorarli è libera, purchè si sappia di che cosa si sta parlando.
Quel che è certo dal punto di vista dell’impatto ambientale è che ci sono numerosissime variabili da considerare: sebbene infatti tendenzialmente sia più ecologico ciò che consuma meno materiale, non ci sono ricette universali per l’ecologia, ma diverse possibilità da considerare con criterio a seconda dei casi.

Ecco quindi un po’ di dati su cui riflettere.
Innanzitutto i numeri principali: secondo lo studio del Royal Institute of Technology, perché vengano compensate la produzione e l’uso di un e-book in Svezia, è necessario che venga utilizzato per leggere un minimo di 33 opere digitalizzate di circa 360 pagine.
Il principale impatto di un libro tradizionale consiste nella produzione della carta, mentre quello dell’ e-book nella fabbricazione del dispositivo, nel quale poi si possono scaricare tante opere quante se ne desiderano (o trovano), fino a quando si converte in spazzatura elettronica.
Secondo la studiosa svedese Asa Moberg, il fatto che un’opzione generi più Co2 di un’altra varia in funzione della fame di lettura soggettiva, ma anche dal mezzo di trasporto utilizzato per recarsi in un negozio a comprare ogni opera di carta: infatti se si utilizza l’auto, la lettura di un libro sarà associata ad una notevole quantità di emissioni di Co2. L’opzione elettronica appare insomma vantaggiosa dal punto di vista ambientale soprattutto per un lettore vorace o professionale, che debba maneggiare diverse pubblicazioni.
Inoltre, secondo un altro studio del 2009 (Cleantech Group, California), utilizzare un e-book per almeno un anno permette di ritornare in pari con le emissioni causate dalla sua produzione, e a partire da quel momento, ogni anno di vita in più per questo oggetto significano 168 kg di emissioni di Co2 risparmiati, che equivalgono a tutta la carta utilizzata in media da uno spagnolo in un anno: come un viaggio in macchina da Barcellona  a Madrid  e di nuovo a Barcellona, per rendere l’idea.
Va precisato che anche per calcolare l’impatto ambientale della carta ci sono diversi punti di vista: c’è chi sostiene che un kg di carta non riciclabile emetta 2.9 kg di co2 contro i 1.7 di un kg di carta riciclata (CeroCo2),  mentre altri studi ancora non resi pubblici (FactorCo2) sostengono che una produzione che utilizzi fonti di energia rinnovabili e ricicli la carta possa abbassare il peso delle emissioni di un chilo di carta a 0.37 kg di co2.
D’altra parte Aspapel, l’Associazione spagnola dei produttori di carta, sostiene che certamente produrre la carta genera Co2, ma ne trattiene anche. Gli stessi alberi durante il processo di fotosintesi assorbono Carbonio, fissandolo nelle fibre del legno, che diventerà carta,  e rilasciando Ossigeno. In concreto, ogni chilo di carta stipa al suo interno l’equivalente di 1.3 kg di Co2. Per questa quantità si stima che ogni anno più di 300 tonnellate di c02 che erano nell’atmosfera passino a far parte della collezione della Biblioteca Nazionale di Madrid sotto forma di libri, cartelle, stampe e tutti i tipi di pubblicazioni archiviate. Da qui la stima realizzata da Aspapel per cui una tonnellata di carta ha assorbito 1.3 tonnellate di Co2.
Ovviamente, come ricorda Monica Vidal, tecnico della Fundación Ecología y Desarrollo (Ecodes), il destino finale della carta non è sempre precisamente in una biblioteca, e soprattutto non tutto in libri. Bruciare la carta o buttarla nella spazzatura vuol dire liberare nuovamente Co2 e metano, e per questo è fondamentale riciclarla,  permettendo di continuare a stipare questo carbonio al suo interno, ma anche evitare di ricorrere a nuove materie prime.

E invece quanta Co2 si emette leggendo?
Un rapporto del 2009 del Royal Institute of Technology svedese comparò gli impatti ambientali di leggere le notizie su un giornale stampato, sul web sul computer, e in un e-book.
La conclusione a cui arrivò quella volta la studiosa Asa Moberg fu che la cosa migliore per l’ambiente fosse l’e-book, mentre le differenze tra un giornale stampato sulla carta e un altro sullo schermo di un computer erano abbastanza ridotte.
Per quanto riguarda l’e-book infatti le maggiori emissioni associategli dalla ricerca svedese sono quelle dovute alla sua produzione in Cina, a causa dell’utilizzo di centrali elettriche a carbonio, mentre per quanto riguarda il consumo lo schermo di un lettore consuma (e stanca la vista) molto meno di quello di un pc.
Nello scontro tra pc  e quotidiano stampato  nel primo caso il maggior impatto è nella produzione della carta, nel secondo lo spartiacque sta nel consumo di energia e dipende in larga misura da quanto si tiene acceso il computer. Secondo quest’indagine, leggere dieci minuti di notizie su un monitor in Europa inquina meno di un giornale in carta, mentre i risultati si assomigliano molto quando si arriva a venti minuti. In questa comparazione hanno grande importanza il tipo di centrali utilizzate in ogni paese per produrre elettricità. Di fatto, il bilancio di emissioni di Co2 risulta chiaramente favorevole per il computer contro la carta in un paese come la Svezia, il cui sistema elettrico è basato al 60% su energia idroelettrica. Di sicuro la soluzione peggiore che un lettore possa trovare è quella di navigare venti minuti e poi stampare gli articoli che vuole leggere, poiché in questo modo unisce gli impatti di entrambi i sistemi.
In quanto ad altri tipi di effetti, le notizie sullo schermo di un pc hanno il maggiore impatto in tossicità per l’ambiente marino e per la salute delle persone (il rapporto considera che l’apparecchio non verrà riciclato ma incenerito). Il quotidiano stampato suppone una maggior carica in tossicità per i fiumi e per l’ambiente terrestre.
Le conclusioni dello studio svedese sono simili a quelle a cui arrivarono nel 2001 gli studiosi svizzeri Inge Reichart y Roland Hischier, che stimarono che navigare 25 minuti su Internet o vedere un’ora e mezza di televisione avesse un impatto equiparabile a quello della carta stampata. “ In realtà è difficile dire che cosa sia meglio: è uno studio sugli aspetti tecnici, che non tiene conto di altri aspetti come l’interesse dell’informazione”, commenta Hischier, dall’Istituto Federale Svizzero di Investigazioni e Prove di Materiali e Tecnologie: “per comparare il periodico abbiamo utilizzato il peso della carta, nonostante nelle sue pagine ci siano anche pubblicità e informazioni che non verranno lette. Senza dubbio, in 25 minuti si possono consultare su internet molti mezzi differenti.”
E’ proprio questo l’obiettivo che devono porsi i produttori di e-book, oltre all’impegno per minimizzare le emissioni legate alla produzione dei dispositivi e alla conservazione dei dati: gli e-book saranno meno costosi per l’ambiente quando sarà possibile utilizzarli non solo per libri di testo, ma per diversi servizi di informazione.
E la stessa considerazione vale per la carta stampata: per ridurre le emissioni associate ad un libro è necessario che venga letto da più persone. In diversi modi, alcuni classici, altri nuovi: ad esempio valorizzando l’esistenza della biblioteca, dove regna sovrano il diritto di leggere immersi nel silenzio, scambiandosi i libri tra amici o perché no, tra sconosciuti. Come?
Con il  book-crossing una pratica nata nel 2001 dal desiderio di condividere sapere e risorse: libri che viaggiano, registrati su un sito che ne segue gli spostamenti, lasciati per strada o in luoghi adibiti apposta, letti e poi lasciati nuovamente.
E per chi invece ama  possedere una copia dei libri che legge, che unisca al piacere della lettura quello di una passeggiata fino alla libreria.

Fonti: EcoLab, CleanTech, Centre for Susteinable Communications, Ecologiae.com

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