Storia dell’uva

L’uva è uno dei più antichi frutti nella storia dell'umanità e le sue origini sono talmente indietro nel tempo da affondare nella leggenda. In quanto specie vegetale la vite risale a tempi geologici risalenti al paleocenico, come documentato da impronte di foglie rinvenute in strati di tufodatati fra 59 e 55 milioni di anni fa circa.

Già nel mesolitico e nel neolitico la vite selvatica era conosciuta e il suo frutto spontaneo, ma commestibile, veniva utilizzato nell’alimentazione umana.
Secondo uno studio effettuato dall’enoarcheologo Patrick McGovern, intitolato  “Ipotesi paleolitica” alcuni uomini primitivi raccolsero qualche grappolo d’uva selvatica, rimanendo sedotti dal suo gusto aspro e zuccherino. Ne deposero diversi grappoli in qualche recipiente di pelle, legno o pietra e dopo qualche giorno, sotto il peso dei grappoli sovrastanti, dagli acini di quelli più bassi trasudò del succo. Poiché in natura i lieviti della fermentazione vivono proprio sulle bucce degli acini e sono presenti nell’aria sotto forma di spore, quel succo produsse una sorta di vino spontaneo e primordiale a basso tenore alcolico.
Le cose cambiarono quando, tra 12 e 10 mila anni fa, nel pieno della “rivoluzione neolitica”, le popolazioni umane divennero stanziali, dando vita a insediamenti permanenti che sorsero con la nascita dell’agricoltura e per quanto riguarda la vite la scoperta della piante ermafrodite ne permise la coltivazione.
Queste le supposizioni della storia, tornando invece alle leggende di cui parlavamo all’inizio si narra che l'origine della vite risale ad Adamo ed Eva, affermando che il frutto proibito del Paradiso terrestre fosse la succulenta uva e non l'anonima mela. Si hanno notizie dell’uva già nell’Epopea di Gilgamesh, incise in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla risalenti al XVIII secolo a.C.,dove si narra che Gilgamesh, incontra Siduri, la donna del vino, simbolica “ostessa sacra” simbolo della mediazione terrena rispetto ad aspirazioni sovrannaturali.
Altre testimonianze della pratica della viticoltura ci giungono dalla Genesi (cap.9) quando Noè, finito il diluvio universale, attraccò a terra, piantò la vite e si ubriacò del suo inebriante vino.
Alcuni geroglifici egiziani risalenti al 2500 a.C. descrivono già vari tipi di lavorazione dell’uva (link a FA articolo arte e uva): nell'antico Egitto la pratica della vinificazione era talmente consolidata che nel corredo funebre del re Tutankamon (1339 a.C.) erano incluse delle anfore contenenti vino su cui si riportata la zona di provenienza, l'annata e il produttore. Dall'Egitto la pratica della produzione e della lavorazione di uva si diffuse presso gli Ebrei, gli Arabi e i Greci: questi ultimi addirittura dedicarono al vino una divinità, Dionisio, il Dio della convivialità (link a FA Bacco).
Non è certo quando sia iniziata la viticoltura italiana: le prime testimonianze nell'Italia del Nord risalgono al X secolo a.C., in Emilia. Nel cuore del Mediterraneo, sempre intorno ai secoli XII-XIII, la produzione e lavorazione di uva iniziava dalla Sicilia il suo viaggio verso l' Europa, diffondendosi prima presso i Sabini e poi presso gli Etruschi, i quali furono abili coltivatori e vinificatori ed allargarono la coltivazione dell'uva dalla Campania sino alla pianura Padana. Presso gli antichi Romani la lavorazione dell’uva in vino assunse notevole importanza solo dopo la conquista della Grecia: l'iniziale distacco si tramutò in grande amore al punto da inserire Bacco nel novero degli Dei e da farsi promotori della diffusione della viticoltura in tutte le province dell'impero.
La nascita del Cristianesimo e il conseguente declino dell'Impero Romano, segnò l'inizio di un periodo buio per l’uva e per il vino, accusato quest’ultimo di portare ebbrezza e piacere effimero; a ciò si aggiunse la diffusione dell'Islamismo nel Mediterraneo, tra l'800 e il 1400 d.C., con la messa al bando della viticoltura in tutti i territori occupati. Per contro furono proprio i monaci di quel periodo, assieme alle comunità ebraiche, a continuare, quasi in maniera clandestina, la viticoltura e la pratica della lavorazione dell’uva per produrre i vini da usare nei riti religiosi. Bisognerà comunque attendere il Rinascimento per ritrovare una letteratura che restituisca al vino il suo ruolo di protagonista della cultura occidentale e che torni a decantarne le qualità.
Nel diciassettesimo secolo si affinò l'arte dei bottai, divennero meno costose le bottiglie e si diffusero i tappi di sughero, che contribuirono alla conservazione e al trasporto del vino, favorendone dunque il commercio.
Il diciannovesimo secolo vede consolidarsi la distintiva e straordinaria posizione che l’uva e il vino occupano nella civiltà occidentale: alla tradizione contadina inizia ad affiancarsi il contributo di illustri studiosi che si adoperano per la realizzazione di uve e vini di sempre miglior qualità e bontà e proprio dalla fine del 1800 si è cominciato a differenziare la coltivazione tra prodotto destinato alla produzione di vino e quello destinato per il consumo da tavola.
Certo è che la vite è diffusa attualmente in più di 40 Paesi al mondo, anche se più della metà della produzione mondiale si ha in Europa (soprattutto Spagna, Italia e Francia). Ed in Italia alcuni esperimenti di enologia sociale, sembrano dare nuova linfa a questa tradizione. COLTIVAZIONI UVA DEI DETENUTI A PIANOSA

Fonte: lastoriaviva.it; vivianaluvaitaliana.it;zipmec.com.

Proprietà dell’uva

Curiosità e storia dell’uva


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