EcoAzione! “9” (NINE)

“Avevamo un potenziale così alto: una promessa che era una speranza. Ma abbiamo sprecato il nostro dono, la nostra intelligenza. Il nostro cieco desiderio di tecnologia ha soltanto accelerato la nostra rovina. Il nostro mondo sta finendo, ma la vita deve continuare.” Tale è il messaggio che ci propone “9” (anche conosciuto come “Nine”), film di animazione del 2009, realizzato con tecniche di grafica computerizzata dal regista Shane Acker.

Lo scenario in cui la storia narrata nel lungometraggio si sviluppa, è localizzabile in un futuro post-apocalittico in cui le macchine hanno definitivamente preso il sopravvento sugli uomini. L’approccio al tema trattato nel film è noto e forse abusato, ma già ideologicamente definisce il meccanismo che serve ad esorcizzare la paura antica che ha l’uomo nei confronti del prodigio che esce da una macchina e che corrisponde al terrore del sacro, di qualcosa che, impossibile ad essere capita, non è più di questo mondo. Questo è ciò che fa l’ideatore della storia: ci ricorda implicitamente che il creatore delle cose anche le più incomprensibili e con le quali è impossibile comunicare, è pur sempre l’uomo che, con le caratteristiche che contraddistinguono la sua umanità, sa ancora inventare elementi che ne assicureranno la sopravvivenza.
Una particolarità della specie umana, pressoché unica tra gli esseri viventi, coincide con la facoltà di trascendere le proprie limitazioni fisiche attraverso l’uso di strumenti tecnologici. Tali strumenti si evolvono sempre più velocemente: il passaggio che introduce il miglioramento, l’upgrade, di ogni tipo di tecnologia è a volte, ai nostri giorni, addirittura impercettibile, a incarnare una crescita quasi biologica delle cose meccaniche. Le funzionalità di tali estensioni della nostra mente, quali sono gli strumenti che utilizziamo per esprimerci sia professionalmente che nelle pratiche di vita quotidiana, sono talmente efficienti e razionali che ci viene ormai naturale applicare loro il concetto di intelligenza. Il che ci fa dimenticare che l’intelligenza, quella vera, quella del creatore, è la nostra. Ma, fin dalla scoperta del fuoco e dall’invenzione dei primordiali utensili di pietra o di legno, la tecnologia si è rivelata un’arma a doppio taglio. In realtà abbiamo progressivamente creato strumenti che davvero potrebbero distruggere l’umanità e, per questo, siamo esposti a sempre nuovi rischi esistenziali: possedere armi di difesa, significa che esse, in quanto armi, possono venire usate anche per offendere; implementare biotecnologia con lo scopo di superare positivamente le malattie può contribuire a produrre armi biologiche di distruzione di massa. E’ vero, insomma, che il progresso scientifico ha accresciuto dal punto di vista qualitativo e quantitativo le aspettative di vita degli esseri umani; ma a una certezza di questo tipo, corrisponde la sensazione mai esaurita che il pericolo di una catastrofe definitiva sia sempre presente.
Nel mondo straniero e inumano di “9”, un’altro mondo terribilmente verosimile, questo lato oscuro della tecnologia ha già distrutto l’umanità semplicemente perché l’intelligenza artificiale, nella sua follia omicida, non riflette i valori umani che invece si ispirano a volontà costruttive improntate al progresso. Un tale scenario è peculiare alle storie di questo tipo, ma è opportuno ricordare quanto incidano nella descrizione di situazioni futuristiche le realtà che risiedono nella memoria dell’umanità intera: i periodi bui della nostra storia e le menti che hanno teorizzato e poi messo in pratica distruzione e morte.
A livello simbolico nove è il numero della generazione e della reincarnazione e secondo Pitagora esprime la materia che si scompone e si ricompone continuamente; indica poi, per noi umani, il periodo della gestazione, nove mesi per la nascita di un nuovo essere. E’ forse per questo che il regista Shane Acker denomina la sua opera “9”; e proprio nove sono i protagonisti della storia: nove bambole di pezza, ognuna con il suo carattere sociale, ideate allo scopo di ricostituire lo spirito collaborativo tipico degli umani che genererà alla fine l’intuizione, il lampo, che ricrea la vita.

 

Fonti:
http://focusfeatures.com/film/9/splash/
http://www.shaneacker.com/

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