EcoAzione! Children of Men

EcoAzione! Children of Men

Nessun bambino, nel mondo de “I Figli degli Uomini”, film del regista Alfonso Cuarón basato sull’omonimo romanzo della scrittrice britannica P. D. James. E' l’infertilità degli esseri umani il tema centrale del lungometraggio, ma la sua sostanza, proiettata in una realtà distopica, è impregnata degli stessi significati che percorrono la nostra epoca, l’era in cui causa ed effetto ormai si confondono e sembrano negare ogni possibile speranza nel domani.

Children of Men non è un'opera fine a se stessa e la collocazione spazio-temporale delle vicende che racconta non distoglie dal fatto che ciò che si vede sullo schermo è il nostro mondo allo specchio: da questa parte noi, i padri del nulla a venire, abbiamo la rara occasione di assistere a quello che potrebbe accadere qualora non si metta fine alle insensate alchimie sperimentate nella nostra epoca, quelle decise in società che negano, spesso col ricatto, la necessità di procreare. Restano da comprendere i motivi di comportamenti che paiono ormai radicati, istituzionalizzati e tacitamente subiti. Verrebbe quasi da pensare che chi ha potere decisionale, chi governa, intenda perpetuare sè nella convinzione malsana della propria grandezza che ha da essere fissata in un'impossibile immortalità.
Come riporta J. L. Borges, "tutte le cose vogliono persistere nel loro essere". A tale scopo, uomini antichi e moderni bruciano libri e costruiscono muraglie per affermarsi come i primi e per venir ricordati come gli ultimi. Ma, se il passato, che si ripete, è una categoria che viene compresa anche nell'oblio, l'idea di futuro è invenzione della mente umana: senza l'uomo non ci sarebbe futuro; senza futuro, non c'è l'uomo. Nessun uomo.

Sebbene sia ambientato nel 2027, il film è spoglio di qualsiasi sfumatura fantascientifica. La narrazione si evolve in circostanze che descrivono territori percorsi da violenza e terrore, luoghi cupi che non possono non risultare familiari perché troppo assomigliano alla nostra idea di futuro, il futuro che ci stiamo preparando, l’inferno che ci stiamo costruendo.
I particolari di quell’inferno, ad ogni sequenza assumono tratti via via più netti ed inquietanti dentro i quali lo spettatore si ritrova quasi improvvisamente, perchè ha perduto ogni cognizione temporale e, dandole per scontate, ha rimosso le origini del disastro sociale e ambientale.
La storia raccontata in Children of Men consiste in una riproduzione globale delle condizioni di molte delle società occidentali contemporanee, compromesse da crisi demografiche difficili da recuperare e ingabbiate per scelta condivisa in regole distruttive. I figli degli uomini, ora, nel 2027, sono i nostri figli senza avvenire e la situazione esistenziale, qui, in un Inghilterra devastata e in preda a disordini totali, è la raffigurazione di una crisi planetaria esplosa all'inizio del nuovo millennio, momento dal quale sulla Terra non è più nato alcun essere umano.

La razza umana si sta estinguendo lentamente ma inesorabilmente intanto che le società dell'intero Pianeta sprofondano progressivamente nel caos politico. Tutto sembra deciso e ogni possibile eventualità improntata alla rinascita sembra perduta quando, inaspettata, ritorna la speranza e la rassegnazione si trasforma radicalmente nell'urgenza di recuperare il senso stesso della vita.
La speranza nel film la porta Kee, giovane immigrata africana in stato di gravidanza, la prima donna che può mettere al mondo un bambino dopo 18 anni infecondi per gli esseri umani.
Nel momento in cui è chiara la condizione di Kee, Theo, impersonato da Clive Owen, si impegna nella protezione della portatrice di vita e, attraversando scenari apocalittici, inseguito da fazioni terroriste e dalle truppe governative, la conduce miracolosamente alla salvezza che, si intuisce, sarà quella dell'umanità intera.

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