EcoAzione! Crin blanc: Le cheval sauvage

Al sud della Francia, dove il Rodano si getta nel mare, c'è una terra dove vivono mitici cavalli selvaggi: la Camargue con le sue lagune e le vaste dune che mutano a seconda degli umori del fiume e del mare. Tale è lo scenario che fa da sfondo alla storia di amicizia tra Folco e Crin Blanc, il bambino e lo stallone protagonisti del film di Albert Lamorisse.
 
In questo mediometraggio del regista francese Albert Lamorisse, Crin Blanc (Criniera Bianca), magnifico stallone troppo orgoglioso per essere domato, condivide la sua natura ribelle con l’anima pura del piccolo Folco, pescatore ai margini di una società chiusa che si crede naturale, sacra e immutabile. Una società siffatta è gerarchica al punto che ogni individuo che la popola non può immaginare speranze che vadano al di là della propria posizione e dei propri doveri e ogni essere ha valore soltanto come parte della totalità, come pedina utile alla preservazione dello status quo. Qui, i gardiens, gli allevatori che dominano il territorio, la fanno da padrone e si ritengono i soli a poter competere con l'istinto indipendente del camarguais, il cavallo da sottomettere alle regole del loro mestiere. Capace di combattere una sorte segnata da secoli di consuetudine è Crin Blanc che abdica al ruolo di capobranco e offre la sua fiducia a Folco, l'unico in grado di cavalcarlo. E così, i due diventano una cosa sola e gli allevatori, che negano la ribellione e non comprendono l'amicizia, si dedicano al gioco grossolano e atroce della persecuzione: catturano Crin Blanc e provano ad ucciderlo ma, come in ogni storia di eroi, l'urgenza di mutare un futuro annunciato illumina Folco che riesce infine nell'impresa di salvare il suo amico e di fuggire con lui.
La parabola raccontata da Lamorisse percorre tutte le fasi strutturali della favola intanto che il realismo caratterizza la collocazione delle sventure e dell'emancipazione dei protagonisti; uomini e animali comunicano tra loro, quando si amano - o si odiano – e, contro ogni avversità, affrontano insieme la sfida che supera la paura dell'ignoto e il rischio dell'incertezza a rinnovare l'origine di ogni condizione esistenziale.
Al culmine della loro corsa, il cavallo e il bambino vanno oltre le sabbie e le paludi di un ordine  schiavo di se stesso e si rivolgono al mare che divide ma che, quando se ne ha il coraggio, porta lontano verso la libertà.
Nelle circostanze in cui le società autoritarie si appropriano dei desideri comuni, per riservarsi il diritto di esaltarli o negarli a loro piacimento, per disconoscere tutto ciò che non rinsalda il meccanismo del potere e non mantiene le gerarchie, allora, prima o poi, un pensiero astratto, o un'arte, rimodella la chiara forma e il limpido colore dell'autonomia: è in quel momento che rivive la sfida alle pretese del potere secolare; è lì che lo spirito attraversa i limiti di questo mondo e riconquista i luoghi dimenticati in cui vige la legge universale dell'indipendenza.
 

Crin blanc: Le cheval sauvage 1953
Francia - 47'
Regia: Albert Lamorisse
Produzione: Albert Lamorisse – Distribuzione Films Montsouris

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