EcoAzione! Vajont - la Diga del Disonore

EcoAzione! Vajont - la Diga del Disonore

Alle ore 22,39 del 9 ottobre 1963 si compie l'ultimo atto di una tragedia annunciata. Una frana gigantesca si stacca dal Monte Toc per riversarsi dentro l’invaso a monte della diga del Vajont,  producendo un'onda che cancella, in pochi attimi, un intero territorio e migliaia di vite umane. Vajont - la Diga del Disonore, film del 2001 di produzione italo-francese diretto dal regista Renzo Martinelli, è un resoconto dettagliato delle vicende che conducono al disastro.

 
Vajont è il nome dell’affluente del Piave che scorre nella valle di Erto e Casso, sopra Longarone e Castellavazzo, nella provincia di Belluno. La costruzione della diga più alta del mondo, elemento centrale del progetto denominato Grande Vajont, in quella porzione di territorio al confine tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, avrebbe dovuto rappresentare una riserva inesauribile di acqua in un periodo in cui, negli anni 50, l’energia idroelettrica era considerata la risorsa più importante, il cuore di tutto un sistema il cui scopo era lo sviluppo di un Paese povero di risorse ma ricco di "energia". Il progetto ebbe le sue origini ideali verso la fine degli anni venti (il primo vero Progetto è del 1940) e la crescente richiesta di energia elettrica, necessaria alla rinascita nazionale dopo la grande guerra, creò le condizioni che portarono a concepire la diga del Vajont, costruita tra il 1957 e il 1963. Una diga alta oltre 260 metri, che avrebbe permesso di creare un serbatoio di 150 milioni di metri cubi d’acqua, per un regolare funzionamento delle centrali idroelettriche durante tutto l’anno, anche nei periodi di siccità. Ma quella che era un’impresa dalla portata straordinaria, fondata sulle visioni di grandezza dei responsabili della SADE, società elettrica privata fondata a Venezia all'inizio del secolo scorso, verrà ricordata per sempre come la causa di uno dei disastri più gravi che abbiano toccato l'Italia dal dopoguerra ai giorni nostri.

Il film di Renzo Martinelli racconta con precisione pressocchè perfetta il susseguirsi di eventi e situazioni che si verificarono, dall'inizio effettivo dei lavori ai momenti in cui venne a compiersi l'atto finale della tragedia. Il regista in questa sua opera, oltre a riportare fatti che trovano corrispondenza nella realtà dell'epoca, riesce a descrivere i diversi stati d'animo, gli interessi e le passioni dei vari personaggi che popolano la vicenda del Vajont. La tenacia della giornalista dell'Unità, Tina Merlìn, già staffetta partigiana in quella regione, è l'espressione ragionata della sfiducia nei confronti delle istituzioni che, nel nome del potere e del prestigio, favoriscono i privilegiati penalizzando la gente comune, quell'Italia contadina che non serve più a nessuno, come la chiama Marco Paolini nel suo monologo Vajont, un'orazione civile; la follia degli uomini (La Folie des Hommes è il titolo della versione francese del lungometraggio) è ben rappresentata dai potenti che sono convinti che è il loro mondo, quello dell'Impresa e dei profitti, che non deve crollare e poco importa se sulle loro responsabilità incombe senza possibilità di controllo una paleofrana dalla portata gigantesca; e l'impotenza e la rassegnazione della comunità, il suo senso del dovere e della perdita sono i sentimenti ben rappresentati dall'unico personaggio inventato del film, Olmo Montaner, il geometra che lavora sulla diga fianco a fianco con gli operai.

Lo scopo del film è puramente descrittivo: è un'opera destinata a rinnovare le memoria. Il giudizio sugli uomini e sulle cose è implicito e non ha bisogno di spettacolarizzazioni cinematografiche, perchè la sua evidenza è scolpita ancora oggi nella Valle del Vajont. La diga quasi intatta piantata come un coltello tra le montagne, di quel giudizio, ne è il monumento. 

Maggiori informazioni: http://www.vajont.net/

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