EcoAzione! Whale Rider

Esistono leggende che fanno rivivere i miti delle origini di un popolo e ne ispirano l’esistenza. In Nuova Zelanda, nell’ambito delle tradizioni Maori, alcuni gruppi sociali, all’interno di comunità pur ovviamente condizionate dalle esigenze imposte dal progresso e dalla globalizzazione, ancora cadenzano i ritmi comuni sulla base di canoni ancestrali. Il film"La ragazza delle balene" (Whale Rider è il titolo della versione originale) è la storia moderna di una di queste leggende.
Whale Rider è l'adattamento cinematografico del romanzo campione di vendite scritto alla fine degli anni ottanta da Witi Ihimaera, primo romanziere Maori ad essere pubblicato in Nuova Zelanda e il legame imprescindibile che connette i protagonisti della storia alle proprie tradizioni e alla natura (nella fattispecie, le balene e il rapporto dell’uomo con esse e con l’ambiente) ne è il tema principale. Ma il racconto è denso di ulteriori significati evidenti: il concetto di leadership così come è inteso dalla tradizione ma anche in relazione al cambiamento inevitabile; le aspettative, a volte disattese, che distinguono i rapporti nella sfera delle differenze generazionali. E, oltre a questi, ha valenza portante nel racconto il concetto relativo al mutamento progressivo del ruolo della donna nella società e i sentimenti che l’accompagnano. Questo aspetto della vicenda narrata da Ihimaera e poi riportato fedelmente dal regista Niki Caro nella trasposizione cinematografica, ha origine nella disapprovazione delle figlie dello scrittore che non erano d’accordo con la consuetudine secondo la quale ad essere protagonisti delle narrazioni a cui si avvicinavano erano sempre e solo i maschi. E’ così che l’autore del libro da cui prende spunto il film decide che nel suo libro l’eroe della storia sarà una ragazza.Il film è ambientato a Whangara, località situata a EastCape in Nuova Zelanda che corrisponde esattamente al luogo proprietario della leggenda che dà lo spunto al racconto: per i Maori a fondare il villaggio fu Paikea, “colui che cavalca la balena” e, ad ogni generazione, per più di un millennio, a comandare la comunità è il primogenito maschio del capo villaggio. Ed è giunto quel momento, quando il figlio più grande del capo, Porourangi, diventa padre di due gemelli, un maschio e una femmina. Ma il bambino e la madre muoiono durante il parto e la bimba sopravvissuta viene chiamata Pai. Distrutto dal dolore, Porourangi affida la neonata ai nonni. Il nonno Koro, capo villaggio, nonostante l’affetto crescente che lo lega alla nipote, rifiuta l’idea che Pai possa essere l’erede della tradizione e, quando Porourangi, divenuto artista di fama internazionale, ritorna a Whangara, spera che il figlio accetti il destino e diventi il suo successore. Tuttavia il padre di Pai non ha alcuna intenzione di porsi a capo della comunità poiché non si è allontanato dal suo popolo solo fisicamente ma anche a livello emozionale e spirituale e decide di ripartire portando Pai con sé. Ma la bambina è troppo legata al nonno e sceglie di ritornare al villaggio. Koro però continua ad essere accecato dal pregiudizio e anzi è convinto che le sfortune che affliggono la piccola comunità nella quale vive hanno avuto inizio nel momento in cui è nata la nipote e decide di convocare i maschi dodicenni del villaggio per addestrarli alle tradizioni locali, convinto che tra essi possa manifestarsi l’erede di Paikea. Ma intanto, dal profondo dell’oceano, un branco di balene migranti sta rispondendo al richiamo di Pai. Quando le balene si arenano sulla spiaggia, Koro teme che questo sia un segnale apocalittico che segna la fine del suo popolo. A meno che non intervenga il sacrificio di “colui che cavalca le balene”: Pai, la vera erede della tradizione.
A delineare al meglio il carattere di Pai, sta l’intuizione del regista, intervenuta da subito, durante la lavorazione del film: “Avevo bisogno di capire che cosa è la leadership, e, come leader di questo progetto cinematografico, ho capito che l’attitudine al comando non ha alcuna relazione con manifestazioni autoritarie fini a se stesse; e invece è da riferirsi unicamente a quella persona che, al servizio degli altri, sa creare un ambiente nel quale ogni individuo e la collettività si sente incoraggiato a dare il meglio di sé”.

Fonte: www.whaleriderthemovie.co.nz/

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