Film: il Murràn - Masai in the Alps

Promotore e regista della pellicola è Sandro Bozzolo, che nonostante la giovane età (è del 1986), ha una consolidata esperienza nella realizzazione di documentari, avendo già prodotto  “Amazonia 2.0” (Vincitore Etno FilmF estival di Monselice 2012), “ReTurn – or never have left” ( relativo alla migrazione interna dei giovani europei) e il cortometraggio “Lettere da Bucarest” (vincitore concorso Sguardi Visioni Storie di Lanusei 2014).
 
Il film, presentato ufficialmente al Trento Film Festival 2015 e visto anche a CinemAmbiente, racconta l'incontro e l'amicizia tra due donne, una italiana, l'altra masai, che hanno scelto la vita del pastore. Come spiega lo stesso regista il Murràn del titolo significa “guerrieri”, ed è adattissimo al film che racconta due storie di resistenza.
Protagoniste sono Leah e Silvia. Leah nasce nel 1990 al confine tra il Kenya e la Tanzania, e proviene da una famiglia masai tradizionale, di composizione poligamica e dedita alla pastorizia nomade.
Ciò che la rende speciale è il suo combattere per poter studiare, non consentito alle ragazze dalle pratiche tradizionali,  per questo parte e prima di  arrivare a Bra, dove ora vive, e a collaborare con  l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (CN), raggiunge, nell’estate 2014, una “pastora” piemontese sui pascoli delle Alpi Marittime.
La “pastora” è Silvia primogenita di una famiglia di pastori e che dal lontano l 1964 porta i suoi animali nel Vallone della Meris, area naturale al centro del Parco delle Alpi Marittime. Il mondo della pastorizia piemontese è un ambiente prevalentemente maschile, reso tale non solo dalle condizioni difficili in cui deve essere portato avanti, ma da una tendenza culturale consolidata nel corso dei secoli e Silvia, come Leah, combatte questo tacito equilibrio.
Il film racconta dell’incontro tra  queste due donne lontanissime tra loro, diverse per colore di pelle, generazione e lingua che hanno vissuto una stagione d’alpeggio insieme, condividendo il lavoro, raccontandosi la loro storia, riconoscendosi più vicine.
Silvia si muove tra elementi primordiali, produce il formaggio con gli strumenti dei suoi antenati, Leah ha impressi a fuoco sulla pelle i simboli di un popolo pastore che ancora sopravvive sugli altipiani del Kenya, ma nel film i colori che rappresentano la diversità si confondono in un unico abbraccio: il deserto è verde, il formaggio è fatto da mani nere. Un insieme di valori che si allontanano dalla geografia, per testimoniare una possibile fratellanza universale.
 
www.ilmurran.it
 

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