Mobilità: pro e contro della circolazione elettrica

Mezzi di locomozione per uso privato e pubblico, alimentati a batterie stanno progressivamente sostituendo i più inquinanti motori a diesel e benzina. Questo succedersi di tecnologie dovrebbe alleggerire il carico di gas serra che quotidianamente viene immesso nell’atmosfera, prevedendo un futuro della mobilità del tutto elettrico.

Stando così le cose dovremmo assistere negli anni ad una riduzione dell’inquinamento atmosferico, ma la domanda che sorge spontanea è: cosa fare per evitare un accumulo di batterie al litio e cobalto una volta che giungono al termine del loro ciclo di vita? Possono essere considerate una minaccia per l’ambiente?
Ad oggi l’utilizzo di litio è pari a più di 25.000 tonnellate all’anno. L’utilizzo di questo materiale non avviene solo per la mobilità, ma anche nella fabbricazione di batterie per computer, smartphone e altri dispositivi elettronici portatili. Secondo la Commissione Europea materiali come il litio pur sembrando sostenere lo sviluppo di un’economia verde non sono esenti da alcuni rischi, sia in termini ambientali, sociali che di salute: “La crescita di veicoli ‘Green’ riduce l’uso di combustibili fossili, ma aumenta la richiesta di elettricità e di alcune materie prime, qualcuna delle quali sono soggette a restrizioni nei rifornimenti e si trovano solamente in determinate aree geografiche”.
I più grandi giacimenti mondiali si trovano nei laghi salati delle Ande sopra i 3.500 m. Di quelli i due più importanti sono il lago di Atacama in Cile e il lago di Uyuni in Bolivia con un’estensione di 12.000 km2ì. La Bolivia infatti possiede circa il 50% delle riserve mondiali di litio. L’estrazione di materiali utilizzati per la fabbricazione degli accumulatori di energia, come il litio e il cobalto, porta con sé gravi conseguenze per l’ambiente, in primis l’inquinamento delle risorse idriche. Uno dei tanti problemi legati alle batterie è lo smaltimento, infatti se non si consolida una rete di raccolta e recupero dei materiali, si rischia di danneggiare fortemente l’ambiente. Il ciclo di vita medio di una batteria dipende dalla tecnologie impiegata e questo viene stimato intorno ai 10 anni. Trascorso il periodo di vita, dopo i danni causati nell’ambiente per l’estrazione dei minerali per la loro composizione, se non smaltite correttamente come già detto continueranno ad avere un impatto ambientale negativi. Tutte le batterie contengono più o meno componenti tossici.
C’è da sottolineare che il litio non costituisce pericolo per la flora e la fauna solo se presente in natura in piccole quantità, nel caso contrario un eccesso di concentrazione di litio nell’ambiente è altamente tossico. La sua pericolosità è dovuta all’elettrolita, il quale è altamente tossico e infiammabile. Un’esposizione nel breve periodo può causare anche effetti negativi per la salute umana, principalmente alla pelle e all’intestino se ingerito.
Le normative europee identificano come responsabili dei processi di smaltimento e riciclo delle batterie usate gli stessi produttori. In sostanza chi produce, e mette sul mercato, le batterie si deve prendere in carico anche il loro smaltimento. Ma esistono aziende che stanno da poco sviluppando impianti appositi per il riciclo di questi materiali contenuti nelle batterie. In Italia nel 2011 è stato approvato un decreto in accordo alla Direttiva che disciplina sul mercato l’immissione delle pile e degli accumulatori, nonché la loro gestione (raccolta, trattamento, riciclo e smaltimento) a fine vita, al fine di promuoverne un elevato livello di raccolta e di riciclaggio. Nel Decreto viene specificata anche la responsabilità dei produttori di pile e di accumulatori. Infatti sono i produttori che gestiscono i relativi costi dei sistemi di raccolta separati di pile ed accumulatori.

A.I.

Fonte: www.tecnologia-ambiente.it; automazione-plus.it; www.pianetabatterie.it; www.metalcoop.it

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