Greenwashing: come guadagnare ingannando i consumatori con una falsa virtù ambientalista

Pubblichiamo qui di seguito alcuni esempi di Greenwashing, segnalaci anche tu pubblicità che ti sembrano particolarmente ingannevoli, spot che palesemente usando l'ambiente come forma di marketing pubblicitario, nuocendo direttamente con i prodotti commercializzati.

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Il colore verde nelle pubblicita e' di moda
Nella green room della BBC questa settimana Rebecca Swift di Getty Images parla di come molte aziende in corso di greenwashing stiano usando un paio di tonalità di colore verde: il verde rana (non di una precisa specie di anfibio, ma quello di Kermit) e il verde foresta (non quello di una foresta boreale, ma quello degli spot Landrover).
Rebecca si occupa di fotografia pubblicitaria e parla del verde odierno come del blu del millennio, quello che doveva rassicurare la gente contro i disastri del millenium’s bug e spingerla ad acquistare prodotti e tecno-talismani miracolosi. Erano anni di crescita, di tensione e il blu prometteva di alleviare gli effetti collaterali dello sviluppo frenetico.
Il punto e’ semplice, oggi il verde fa vendere più del rosso, per questo siamo circondati da loghi, scritte e immagini verdi. Rebecca spiega poi come, anche in pubblicità, l’abuso crei assuefazione. La risposta dei consumatori cala con il tempo fino al punto in cui non si rende necessario inventare qualcosa di nuovo. Secondo lei potremmo aspettarci un cambiamento nei colori che veicolano messaggi verdi in futuro. Non e’ chiaro quale colore sarà scelto per le proiezioni con le quali le aziende vorranno farci credere di essere “verdi” e potremmo vederne di tutti i colori.

tratto da EcoBlog, pubblicato: lunedì 25 febbraio 2008

sito BBC


Pubblicità Eni: non comprate i miei prodotti
Eni vende energia. Eni sponsorizza m’illumino di meno in cui si chiede alla gente di risparmiare energia. E’ un controsenso? No, e’ una operazione di greenwashing che frutta più del danno ai consumi (limitato a poche ore).
L’Autorità per l’energia e il gas ha un sistema per rendere non dannose per le compagnie elettriche queste iniziative sul risparmio energetico: “i costi sostenuti dai distributori per la realizzazione dei progetti di risparmio energetico possono trovare copertura, qualora comportino una riduzione dei consumi di energia elettrica e di gas naturale, rispettivamente sulle componenti delle tariffe per il trasporto e la distribuzione dell’energia elettrica e del gas naturale, secondo criteri stabiliti dall’Autorità.”Dalla Rete Lilliput, come per m’illumino di meno dell’anno scorso, viene una condanna allo sponsor che Caterpillar (trasmissione della Rai, quindi nazionale, quindi nostra) ha scelto: l”ENI (azienda il cui principale azionista e’ il governo Italiano, quindi nostra). L’ENI e’ accusata di varie cose tra cui di distruggere gli ambienti attraversati dai suoi oleodotti e di estrazione poco rispettosa della salute pubblica (Nigeria, Kashagan, Ecuador, …) Rete Lilliput invitava il Governo Italiano ad “anteporre il controllo dell’operato delle proprie aziende alla mera condivisione dei loro utili” l’anno scorso non e’ stata ascoltata, quest’anno nemmeno. Come l’anno scorso penso che la manifestazione serva principalmente a diffondere attenzione per il risparmio energetico. Se qualcuno vuole guadagnare sulla buona fede di chi aderisce e pensa che basti associare il proprio marchio al bene fatto da altri… forse si sbaglia.

Rete Lilliput

tratto da EcoBlog, pubblicato: lunedì 15 febbraio 2008


Lo spot "you and vodafone" oggetto di un provvedimento sanzionatorio dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ritenuto ingannevole il messaggio pubblicitario "You and Vodafone" condannando VODAFONE ad una multa di 59.100 Euro. A denunciare l'ingannevolezza del messaggio all'Antitrust qualche mese fa l'associazione in difesa dei consumatori Generazione Attiva.
Lo spot, diffuso lo scorso mese di Marzo, consisteva nell’ironica rappresentazione di scene di vita familiare interpretate da due noti calciatori. Nella parte conclusiva dello sketch si inseriva una voce fuori campo che informava della possibilità di parlare “a sette centesimi al minuto per sempre con tutti i numeri Vodafone e a un minuto con il tuo numero preferito e senza costi di ricarica”. La voce fuori campo era assistita da claim con caratteri grafici di immediata percezione che riportano graficamente i contenuti dell’offerta recitati dagli slogan vocali. Contemporaneamente ai claim audiovisivi, apparivano altre scritte in sovrimpressione, dai caratteri grafici molto più ridotti dei precedenti, che, in rapida successione, informavano dell’esistenza dello “scatto alla risposta di diciannove centesimi”, della modalità di “tariffazione di 3,5 centesimi a scatti anticipati di trenta secondi” e della possibilità di avvalersi della tariffa reclamizzata soltanto se “si effettua almeno una ricarica al mese”. Per l'Antitrust, ai fini della corretta rappresentazione di un elemento così cruciale nella scelta di acquisto dei consumatori come il prezzo tutte le informazioni devono risultare di immediata percezione e, quindi, non solo le omissioni degli elementi da cui dipende il prezzo del servizio reclamizzato ma anche le modalità di presentazione del prezzo possono, come nel caso di specie,porsi in contrasto con l’ampia nozione normativa di “pubblicità ingannevole”.
"La condanna a Vodafone non fa altro che confermare un trend negativo che ha come protagonisti principali gli operatori di telefonia mobile" afferma Andrea D'Ambra che continua: "Da quando, sul nostro sito www.generazioneattiva.it abbiamo attivato un modulo di segnalazione per tutti i messaggi e le pubblicità ingannevoli continuano ad arrivarci quotidianamente centinaia di segnalazioni che vengono esaminate prima di essere inoltrate all'Antitrust". La recidiva conferma però che le sanzioni restano troppo basse e l'operatore preferisce pagare la multa perché gli conviene. Proprio per questo speriamo che il Parlamento voglia al più presto approvare il Disegno di Legge S n. 1733 assegnato alla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato che ha ad oggetto modifiche al Codice del Consumo. Il ddl presentato dalla Senatrice Rame (IDV) su nostra sollecitazione, può trovare ancora spunti per essere emendato con misure a favore dei consumatori come quella che preveda la destinazione di parte dei proventi derivanti dalle sanzioni inflitte dall’Antitrust, anche a quelle associazioni che, pur non facendo ancora parte del CNCU, con denunce all’Authority contribuiscono in modo essenziale all’attività di quest’ultima e ancora con la determinazione della sanzione oltre che al costo dell'eventuale campagna pubblicitaria (già previsto nel DDL) anche e soprattutto al fatturato dell’azienda che commette pubblicità ingannevole.

tratto da Generazione Attiva, pubblicato il 31 Ottobre 2007

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Inviato da lele il 26 febbraio, 2008 - 16:49

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