I nostri compiti per Madre Terra di Al Gore

Pubblichiamo qui di seguito un articolo scritto nel giugno 2007 da Al Gore. Una fotografia del presente e del futuro ambientale del mondo.

Da quando nel gennaio 1992 è stato pubblicato Earth in the Balance, doviziose e inedite ricerche scientifiche hanno grandemente rafforzato la nostra comprensione di alcuni dati di fatto fondamentali: il riscaldamento globale è effettivo, sta peggiorando assai rapidamente, è causato in buona parte dalle attività umane, dobbiamo intervenire rapidamente per evitare conseguenze peggiori e, infine, non è troppo tardi.

Pressoché tutti ormai comprendono benissimo che l'uso di combustibili fossili (quali carbone, petrolio e gas) ispessisce il velo normalmente sottile dell'atmosfera che circonda il pianeta e che così intrappola molto più calore solare vicino alla superficie della Terra. I livelli anomali di riscaldamento atmosferico che ne conseguono destabilizzano drasticamente l'equilibrio climatico esistito durante tutta la storia dell'umanità.

In altre parole, noi abbiamo radicalmente alterato il rapporto fondamentale tra esseri umani e Terra. Ciò è imputabile a una combinazione di fattori diversi.

  • Primo: in un solo secolo la popolazione umana sul pianeta è quadruplicata. Erano occorse diecimila generazioni prima che la popolazione mondiale raggiungesse i due miliardi, soglia raggiunta quando è nata la mia generazione - quella dei baby boomers. Adesso, nell'arco di una sola vita - la nostra - la popolazione mondiale sta passando da due a nove miliardi di individui (proiezione dei prossimi 45 anni). Abbiamo già superato la soglia dei 6,5 miliardi di persone.
  • Secondo: la potenza delle nuove tecnologie oggi disponibili ha moltiplicato di migliaia di volte l'impatto che ciascun individuo può avere sul mondo naturale. Le nostre vecchie abitudini, un tempo in massima parte positive, adesso sono perseguite con tale accentuata intensità che siamo diventati un po' come il proverbiale "elefante in una cristalleria".
  • Terzo: l'insolita attenzione che riponiamo pensando sul breve periodo e perseguendo una gratificazione immediata - non solo come individui, ma, cosa più importante, nelle modalità di intervento dei mercati, delle economie nazionali e delle agende politiche - ha portato a un'esclusione sistematica delle conseguenze sul lungo periodo dalle nostre decisioni e dalle politiche che adottiamo.

Le conseguenze di questo rapporto radicalmente nuovo tra esseri umani e Terra sono devastanti: oggi non si parla neanche più tanto di rapporto, quanto di scontro. La comunità scientifica ci ha ormai sommersi di documentazioni di vario tipo a riprova dei terribili cambiamenti che stiamo arrecando al pianeta. È un po' la loro versione di chi grida le proprie verità dalla sommità dei tetti.

Nell'edizione originale del 1992 di questo libro, avevo riportato le informazioni desunte da una carota di ghiaccio risalente a 160.000 anni fa che dimostrava che i livelli di anidride carbonica nell'atmosfera terrestre non erano mai stati più alti di quelli che avevamo al momento. Nella riedizione del libro del 2000, ho utilizzato i dati di un'altra analisi condotta su una carota glaciale, risalente a 420.000 anni fa, dalla quale si perveniva alle medesime conclusioni. Adesso, dalle pagine di questo libro, potrete constatare che gli attuali livelli di CO2 sono i più alti mai registrati in ben 650.000 anni! Al pari delle altre prove e documentazioni fornite, questo dato conduce esattamente alla stessa conclusione presentata nel libro di quindici anni fa. Solo che oggi le prove sono molto più schiaccianti.

Dal 1992 a oggi quattro prestigiosi organismi scientifici hanno redatto nuovi compendi di studi che riportano un numero sbalorditivo di dati e hanno creato il più forte consenso immaginabile su queste questioni per ammonire i politici che devono prendere le decisioni:

Il Panel Intergovernativo sul cambiamento del clima, formato da oltre duemila tra i più illustri esperti del mondo, ha redatto due voluminosi rapporti che giungono alla conclusione che gli esseri umani stanno avendo un forte impatto sul clima terrestre e che le terribili conseguenze di ciò sono percepibili già oggi. Gli scienziati inoltre illustrano nei dettagli le conseguenze infinitamente peggiori che avranno luogo in futuro se non si farà nulla per porre rimedio alla crisi del clima.

L'Accademia Nazionale delle Scienze, il sistema aureo della ricerca statunitense, ha pubblicato numerosi studi, tra i quali uno del 2006 che sostiene che "probabilmente" stiamo vivendo il periodo più caldo sulla Terra degli ultimi due millenni. L'Accademia ha fornito consigli all'Amministrazione Bush su questioni chiave relative ai principi fondamentali del sistema climatico.

L'U. S. Global Change Research Program ha pubblicato nel 2000 il suo National Assessment, nel quale illustra, per la prima volta, gli impatti regionali che avrà il cambiamento climatico in termini di geografia e di settori cruciali (quali l'agricoltura, la salute degli esseri umani, e le foreste) qui negli Stati Uniti.

Nel 2004, è stato pubblicato l'Arctic Climate Impacts Assessment, nel quale si illustra in che modo le temperature artiche siano aumentante a un ritmo quasi doppio rispetto a quelle del resto del mondo, in gran parte perché la neve artica e il ghiaccio che riflettono la luce del Sole si stanno sciogliendo, lasciando dietro di sé terra scura e superfici di oceano, che a loro volta assorbono maggiormente il calore del Sole e riscaldano sempre più la regione. L'Assessment è altresì giunto alla conclusione che la riduzione dei ghiacciai marini diminuirà drasticamente l'habitat marino degli orsi polari, delle foche dei ghiacci e di qualche uccello marino, innescando l'estinzione di alcune specie.

Oltre a questi studi principali, sono stati pubblicati altri documenti che come tessere di un mosaico hanno contribuito a formare un quadro più preciso della situazione. Tra questi ricordiamo:

Uno studio del 2005 pubblicato su Nature ha stabilito che i livelli crescenti di anidride carbonica riducono i livelli di pH negli oceani, con la conseguenza che l'acqua diventa sempre più acida. Se questo ciclo dovesse continuare, alcuni organismi marini fondamentali quali i coralli e alcuni plankton (che costituiscono il primo anello della catena alimentare oceanica), andranno incontro a problemi nel mantenere e costruire i loro scheletri di carbonato di calcio. I risultati di questo studio indicano che queste condizioni potrebbero svilupparsi entro qualche decennio, e non tra qualche secolo come si è creduto in precedenza.

Numerosi studi pubblicati su Science e un articolo pubblicato di recente sia su Nature sia su Geophysical Research Letters conferma l'emergente consenso della comunità climatica sul fatto che il cambiamento del clima sta riscaldando le acque degli oceani, esacerbando di conseguenza l'energia distruttiva degli uragani.

Uno studio del luglio 2006 pubblicato su Geophysical Research Letters riferisce che i ghiacciai alpini in Europa potrebbero sparire quasi del tutto entro questo stesso secolo.

Infine, dato forse più allarmante di tutti, la Nasa ha registrato alcune immagini dai satelliti dalle quali si può notare che la coltre di ghiaccio della Groenlandia è molto più instabile di quanto si supponesse finora. I ricercatori di Harvard hanno raccolte le prove di terremoti verificatisi nel ghiaccio che hanno fatto registrate scosse tra i 4,0 e i 5,0 gradi della scala Richter. Ciò si somma al collasso di parti di ghiaccio vaste quanto Rhode Island che si sono staccate dalle penisola antartica, dando vita a ulteriori preoccupazioni per la stabilità dello strato di ghiaccio dell'Antartico Occidentale. Se dovessimo destabilizzare e lasciar sciogliere la coltre di ghiaccio alta tremila metri che ricopre la Groenlandia o una parte dell'altrettanto enorme massa di ghiaccio dell'Antartico Occidentale, in entrambi i casi il livello delle acque oceaniche salirebbe in tutto il mondo di oltre sei metri.

Pare quasi assurdo, ma potremmo mettere in moto questi cambiamenti nell'arco di tempo della vita dei nostri figli e dei nostri nipoti. A meno di intervenire tempestivamente e in modo deciso, secondo alcuni illustri esperti scienziati, in mancanza di un radicale cambiamento per tagliare l'inquinamento che provoca il riscaldamento globale, ci ritroveremo entro i prossimi dieci anni in grave pericolo e rischieremo di superare il punto di non ritorno.

Nel 1992 e nel 2000, mi sentii pieno di speranze e con l'intensa sensazione che stessimo davvero trovando la volontà di risolvere la crisi del clima. Al contrario, abbiamo effettuato un'inversione di rotta. Il presidente Bush continua a ripetere che ancora non sappiamo con certezza se la crisi del clima sia imputabile all'uomo o avvenga spontaneamente, e pertanto non ha preso praticamente alcun provvedimento per risolvere il problema.

Ma c'è di peggio: insieme al vicepresidente Cheney, Bush ha avviato la nazione nella direzione opposta. Ciò che mi risulta difficile da comprendere, in particolare, sono i provvedimenti adottati dall'Amministrazione Bush nei suoi primi cento giorni in carica, quelli che hanno per così dire dato il "la" al resto del mandato di questa Amministrazione in questo ambito. Prima di tutto il presidente ha fatto marcia indietro e ha revocato la sua promessa fatta in campagna elettorale di controllare l'anidride carbonica alla stregua di un inquinante. In seguito, poco più di quindici giorni dopo - per l'esattezza il 28 marzo 2001 - l'allora Amministratore dell'Epa (Ente per la protezione ambientale) Whitman ha annunciato che gli Stati Uniti non avevano alcun ulteriore interesse nei negoziati per il Protocollo di Kyoto.

A quel punto gli Stati Uniti hanno deciso di togliere il loro sostegno a Bob Watson, che da anni presiedeva l'Intergovernmental Panel on Climate Change. Gli hanno tolto la presidenza a favore di un candidato maggiormente vicino all'industria. Le loro ragioni di fondo per questa incredibile inversione di rotta non sono state del tutto chiarite se non più avanti, quando grazie a un Freedom of Information Act Request, il National Resources Defense Council ha ottenuto un memorandum faxato dalla sede di Washington della ExxonMobil al Council on Environmental Quality della Casa Bianca in data 6 febbraio 2001. In quel memorandum era illustrato un vero e proprio piano di intervento. L'ExxonMobil esigeva la destituzione di Watson con queste parole: "Watson può essere rimosso adesso, su richiesta degli Stati Uniti?". Nel documento si suggeriva altresì il licenziamento di altri funzionari che avevano lavorato all'U. S. National Assessment on Climate Change, tra i quali comparivano anche Rosina Bierbaum e Mike MacCracken. Anche costoro lasciarono uno dopo l'altra il pannello di esperti. Nello stesso memorandum, inoltre, l'ExxonMobil proponeva il nome di Harlan Watson per il posto di negoziatore capo per le questioni climatiche presso il Dipartimento di Stato, e questo "suggerimento" è stato anch'esso accolto dall'Amministrazione. Watson era colui che nelle vesti di rappresentante degli Stati Uniti aveva silurato gli ultimi sforzi internazionali volti a potenziare la guerra al riscaldamento globale.

In seguito sono apparsi altri rapporti che legavano ExxonMobil e l'Amministrazione Bush: per esempio, Philip Cooney è stato nominato segretario generale per il Consiglio della Casa Bianca sulla Qualità dell'ambiente. Prima di entrare a far parte dell'Amministrazione Bush, Cooney era stato un lobbista dell'American Petroleum Institute (un gruppo lobbistico dell'industria petrolifera). Nel giugno 2005 dopo l'imbarazzante scoperta del suo sabotaggio a discapito dell'integrità scientifica, attuato per conto dell'industria petrolifera, Cooney ha rassegnato le proprie dimissioni dalla Casa Bianca di Bush ed è stato immediatamente assunto da ExxonMobil.

Triste a dirsi, il trend esemplificato dalla nomina di Cooney è onnipresente e prassi ordinaria dell'attuale Amministrazione. Il 18 febbraio 2004, oltre sessanta illustri scienziati - tra i quali premi Nobel, famosi esperti di medicina, ex direttori di agenzie federali, cattedratici e presidi di facoltà - avevano firmato una dichiarazione nella quale esprimevano le loro vive preoccupazioni per l'uso scorretto della scienza da parte della Casa Bianca di Bush. Gradualmente, nell'elenco dei firmatari sono comparse le firme di 49 premi Nobel, 63 insigniti della Medaglia Nazionale per le Scienze, e 175 membri delle Accademie nazionali.

La Bibbia dice: "Laddove non vi è visione, il popolo muore". Noi dobbiamo avere una visione affrancata da vincoli, frutto delle migliori ricerche scientifiche, affinché i nostri leader possano prendere le decisioni migliori per la Terra e i suoi abitanti".

I cinesi scrivono la parola "crisi" con due caratteri: il primo è il simbolo del pericolo, il secondo quello dell'opportunità. Questa è la nostra opportunità per migliorare, per far fronte a questa crisi con successo, per vedere la verità delle attuali circostanze, per tracciare la nostra strada verso un mondo migliore.

La crisi del clima costituisce un'opportunità unica per sperimentare quello che poche generazioni nell'arco della Storia hanno avuto il privilegio di conoscere: una missione generazionale, l'euforia di un obiettivo morale irresistibile, una causa comune e unificante, e il brivido di essere costretti dalle circostanze a mettere in disparte le meschinerie e i conflitti che così spesso ostacolano l'incessante bisogno umano di trascendenza.

In questo momento è difficile immaginare di poter tagliare le emissioni globali di sostanze inquinanti che provocano il riscaldamento del clima dal 70 all'80 per cento, e che le strade possano presto riempirsi di veicoli elettrici ibridi e ricaricabili e che edifici verdi possano generare energia al punto da poterla rivendere alle società stesse che erogano l'elettricità. Forse è difficile in questo momento comprendere appieno il potenziale dell'idrogeno, immaginare una rete superelettrica intelligente, concepire che nuovi biocombustibili possano far funzionare i nostri mezzi di trasporto o di poter utilizzare macchine e apparecchiature elettriche efficientissime da un punto di vista energetico, come pure avere accesso alle più nuove tecnologie e tecniche di produzione. Tutto ciò ci è nuovo, ma già oggi esistono realtà concrete di quasi tutte queste tecnologie, o esisteranno in un immediato futuro. Le nuove tecnologie di mercato sono per noi difficili da comprendere tanto quanto Internet lo era per chi lavorava negli anni Ottanta.

In passato ci siamo imbattuti e abbiamo accettato altre grandi sfide. Abbiamo dichiarato la nostra libertà e l'abbiamo conquistata, dando vita a un nuovo Paese. Abbiamo concepito una nuova forma di governo. Abbiamo affrancato gli schiavi. Abbiamo dato alle donne il diritto di votare. Abbiamo curato la poliomielite e contribuito a sradicare il vaiolo. Abbiamo messo piede sulla Luna. Abbiamo abbattuto il comunismo e contribuito a porre fine all'apartheid.

In passato abbiamo già risolto una crisi globale ambientale, il buco nello strato di ozono, perché Repubblicani e Democratici, nazioni ricche e nazioni povere, uomini d'affari e scienziati si sono uniti per trovare una soluzione.

Adesso non possiamo attendere oltre per porre fine a questa crisi. Disponiamo di tutti gli strumenti necessari, a eccezione forse di uno solo: ciò che ci manca è la volontà politica necessaria a influenzare realmente un cambiamento. Ma grazie a Dio, in una democrazia qual è la nostra, la volontà politica è una risorsa rinnovabile.

(1 giugno 2007)

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Inviato da Antonio il 18 ottobre, 2007 - 13:50

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