Ma non è soltanto colpa di Cina e India

Di GIULIETTO CHIESA 4/12/2007

E’ iniziata ieri a Bali, con delegati di 180 Paesi, la Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, che dovrà preparare il dopo Kyoto. Negli incontri verranno definiti i passi per arrivare nel 2009 al nuovo Protocollo sulla riduzione delle emissioni inquinanti.
Si va formando, lentamente ma con netta progressione, l'idea che la Cina sia il nuovo nemico. Non l'unico, ma nuovo. Sin dalle prime battute della Conferenza di Bali si è visto che siamo nei guai, intendo dire tutti. L'Europa è andata a Bali con una proposta: contenere l'aumento climatico entro i 2° (rispetto all'inizio delle rivoluzione industriale). Ma il consenso mondiale attorno a questa proposta non c'è, e sarà molto difficile costruirlo. Ma noi sappiamo anche che la barriera del «+ 2°» non ci salverà da immani catastrofi nel tempo assai breve di una quindicina-ventina d'anni. Figurarsi se si andasse oltre, ai 3°, 4°, 5° che si prevedono in caso non si rallenti drasticamente, fin da subito, l'emissione di anidride carbonica e di altri gas serra nell'atmosfera.
Chi è il colpevole per questo stato di cose? Tutti sembrano guardare oggi alla Cina e all'India, di cui si dice che, presto, diverranno i principali emettitori di CO2. Perché? Perché si sviluppano a tassi altissimi di crescita del loro Pil: la Cina quest'anno oltre l'11% e l'India oltre il 7%.
Vera l'una e l'altra cosa, ma niente affatto vero che i principali responsabili del riscaldamento climatico siano e saranno loro. Yu Qingtai, il capo negoziatore cinese a Bali, che ho incontrato a Pechino alla vigilia dell'inizio del nuovo negoziato, ha ricordato che, anche se la Cina continuerà a svilupparsi a questo tasso di crescita, nei prossimi vent’anni contribuirà al riscaldamento, con le sue emissioni pro capite di CO2, il 30% in meno dei Paesi industrializzati.
Ed è un fatto innegabile che i circa 40 Paesi industrializzati che hanno firmato Kyoto (i più saggi della combriccola, tra cui tutti gli europei) hanno mancato tutti gli obiettivi che si erano dati e hanno continuato ad aumentare le loro emissioni di CO2. E ancora più innegabile è che gli Stati Uniti non hanno neppure ratificato Kyoto e annunciano di essere contrari a ogni accordo che li vincoli in qualche forma a una riduzione controllata delle emissioni.
L'ambasciatore Yu Qingtai, con il sorriso sulle labbra, fa puntigliosamente il conto delle debolezze della Cina, e lo ripeterà a Bali quando verrà il suo turno: siamo il Paese più popoloso della Terra, siamo in grande sviluppo ma siamo ancora un Paese sottosviluppato, abbiamo un mix energetico in cui prevale il carbone (alto emettitore di CO2), disponiamo di poche tecnologie avanzate. Siamo impegnati a migliorare la situazione e a cooperare per un accordo internazionale. Ma ciascuno guardi prima di tutto in casa propria. I principali «riscaldatori» siete voi, Paesi industrialmente avanzati, e lo sarete ancora nel prossimo e medio futuro. E aggiunge, questa volta, senza sorriso: «E se siamo in questa situazione è essenzialmente perché negli ultimi 200 anni siete stati voi a combinare tutto questo pasticcio. Noi siamo appena arrivati sulla scena».
Difficile negare l'evidenza, come è difficile negare che l'Occidente deve alla Cina molto più di quello che appare a prima vista. Mao Rubai, presidente della Commissione per la tutela dell'ambiente del Congresso nazionale del Popolo, aggiunge una considerazione: «Quando la Cina decise di ridurre l'aumento della popolazione imponendo un figlio per famiglia, chiese ai suoi cittadini un sacrificio enorme, tremendo. Il risultato è che oggi noi siamo trecento milioni di persone meno di quelli che saremmo stati. In termini di emissioni di CO2 questo significa semplicemente 1.300 milioni di tonnellate in meno ogni anno».
Ma, al di là dei meriti e demeriti, storici e attuali, della diverse componenti della famiglia umana, s'impone una svolta. Anche perché il riscaldamento climatico non aspetta le lente decisioni umane. Se non si invertirà il corso dello sviluppo attuale, cominciando a ridurre le emissioni del 6% annuo, raggiungendo il picco di emissioni entro il 2018-2020, sarà impossibile ottenere la soglia di salvezza entro la metà del secolo. Il problema è che non stiamo facendo quasi niente. Non è la Cina il nostro nemico: il nostro nemico siamo noi.

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Inviato da Gianmauro Brondello il 18 dicembre, 2007 - 18:25

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