Quali sono le modalità, le difficoltà e cosa si può e deve fare per promuovere e diffondere la pratica del Turismo Responsabile in Italia ? La cultura del paesaggio e la normativa sono solo alcuni dei principali temi trattati negli interventi e nella successiva tavola rotonda del Forum AITR tenutosi a Torino il 10 novembre.
La conoscenza di Buone pratiche, anche di progettazione, far emergere l’unicità del territorio, coinvolgere i portatori d’interesse e stimolare una legislazione attenta, sono solo alcuni degli spunti emersi dalla discussione sui “Sistemi locali di Turismo”, durante Fa la cosa giusta! Torino.
Dal Trentino e dal Piemonte gli esempi concreti di un progettare e di un agire che ricalcando le parole di John Steinbeck, potrebbero riassumersi nella formula: “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”. Assumono così particolare rilevanza le esperienze del Consorzio Consolida in Trentino e del Sistema Tres in Piemonte, nonché realtà minori come quella del piccolo Comune di Chiavarano e del movimento Città slow. Nasce da un progetto Equal l’idea di Consolida, un processo di progettazione che coniuga al turismo sociale l’impresa sociale, attraverso la gestione da parte di una cooperativa di produzione e lavoro di un convento, per creare un turismo dell’incontro al cui centro siano: persona, socialità, comunità e servizi. Partendo dal territorio, coinvolgendo 28 organizzazioni, Tres attua un modello inverso a quello ampiamente diffuso da AITR, collegandosi in un secondo tempo alle strutture sovraregionali. Il fine è quello di strutturare una rete in grado di mettere insieme variegati aspetti e competenze , per una capillare promozione e diffusione di un turismo sociale. Città slow movimento cui aderisce Chiaverano, località di 2200 abitanti nell’anfiteatro morenico d’Ivrea, nasce per raccontare e valorizzare quelle esperienze, valori, sapienze, arte e scienza ancora presenti nei piccoli centri, nelle ex terre marginali, nelle province e periferie del mondo, per mantenere vive le tradizioni che le caratterizzano e migliorare la vita delle comunità.
Una cultura del paesaggio, come sottolineato dall’intervento di Alessio Di Giulio, per 20 anni responsabile per l'Educazione e la Formazione del WWF Italia, che faccia emergere l’unicità di un luogo, sviluppando la partecipazione, individuando percorsi e metodi per capire chi e come li governa. E’ il coinvolgimento dei portatori di interesse, in quanto ogni abitante o fruitore da un proprio valore ad un paesaggio, che devono essere messi a fuoco, perchè la percezione ed il significato del paesaggio diventino fattori per capire come produrre reddito. Progetti che per essere vincenti, divenire modello replicabile e di sviluppo necessitano anche di sostegno da parte delle Istituzioni locali e non, e di normative adeguate. Un esempio su tutti è quello della pesca turismo, ad oggi regolamentata da una legge del 1992 emanata non dall’organo legiferante sul turismo, ma bensì da quello sulla pesca. Un’anomalia che non ne permette uno sviluppo, limitando l’attività turistica e rendendola economicamente non interessante rispetto alla pesca , con il conseguente iper sfruttamento dell’ambiente marino e sottomarino.
Capitolo a parte è rappresentato dai Fondi Europei, l’uso che se ne fa e che se ne dovrebbe fare. Cambiare atteggiamento diventa una necessità per evitare di tenere un comportamento simile a quello del turista di massa. Fare rete, consulenze per produrre non esclusivamente parole o progetti monchi, ma veri e propri servizi, strutture, reti e saperi. per evitare che i fondi vengano usati o vadano in mani sbagliate, che nulla hanno a che vedere con un turismo rispettoso di persone e ambiente.
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