Sudest asiatico. Le foreste bruciano per fare spazio a l'olio di palma

Secondo il rapporto di Greenpeace le foreste della Malaysia e dell’Indonesia vengono distrutte ad un ritmo impressionante. Un contributo determinante alla distruzione negli ultimi vent’anni è stato dato dall’industria dell’olio di palma.
 
È da una settimana che l'olio di palma e le multinazionali stanno distruggendo il Sudest asiatico. A lanciare la notizia è stata Greenpeace che ha reso note le immagini delle foreste della Malaysia in fiamme e delle città come Singapore soffocate dai fumi trasportati dai venti; una piaga ricorrente per il paese. L’inquinamento dell’aria ha raggiunto livelli altamente pericolosi per la salute. Le autorità locali invitano i cittadini a non restare a lungo all’aperto e ad   indossare mascherine per respirare.
“Le aziende indonesiane che producono olio di palma e polpa di cellulosa per la produzione di carta si assumano le proprie responsabilità e fermino gli incendi e la distruzione delle ultime foreste torbiere indonesiane” afferma Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia. “Il fumo che avvolge Singapore e la Malesia deriva da incendi appiccati in Indonesia, nell’isola di Sumatra, a oltre 200 chilometri di distanza, non da poveri contadini sprovveduti ma da potenti compagnie che fanno affari in tutto il mondo con prodotti della deforestazione come la polpa di cellulosa e l’olio di palma”
Gli incendi delle foreste servono a permettere la conversione delle foreste in sconfinate piantagioni di palma da olio o acacia per la produzione di carta che insieme costituiscono il principale “motore economico” della distruzione delle foreste nel sudest asiatico.
L'olio di palma frutta parecchi miliardi alle multinazionali. Infatti l’olio di palma ha invaso l’industria alimentare, cosmetica e in particolare il mondo dei saponi. Le ragioni del perché sono da ricercarsi nella facilità con cui quest’olio si può trovare in commercio a bassissimo costo, ha una buona resa e si presta a molteplici utilizzi. Attualmente l’olio di palma copre il 21% del mercato mondiale di olio edibile, è l’olio vegetale più usato dopo quello di soia. La produzione di olio di palma è quasi triplicata negli ultimi 20 anni, fornendo materie prime a basso costo per l’industria occidentale,  ma causando enormi problemi ambientali. Le vaste piantagioni di palma da olio stanno infatti sostituendo ad un ritmo allarmante le foreste in Indonesia e Malaysia, i due principali paesi produttori. L’olio di palma viene prodotto prevalentemente (90%) in Indonesia e Malesia, ed è una materia prima sempre più richiesta soprattutto dall’industria alimentare che ne utilizza oltre il 70%, seguita dal settore cosmetico, chimico oltre all’uso come materia prima del biodiesel. Per capire quanto è diffuso l’olio di palma basta ricordare che la Nutella ne contiene il 30 %, e che nella lista europea dei prodotti top troviamo i cereali per la colazione Chocapic di Nestlé, i biscotti Tuc della LU, Chips Vico, Monster Munch di Intersnack…e una miriade di altri prodotti . Persino il mondo bio a volte sceglie questa soluzione al posto di altri grassi vegetali più pregiati o del burro.
I principali danni ambientali e sociali collegati alla sua filiera produttiva sono: perdita di habitat, erosione e degrado del suolo, inquinamento chimico delle acque e dispersione di pesticidi che giungono sino agli ecosistemi marini, sfruttamento e distruzione degli stili di vita delle popolazioni indigene.
 
Fonte: Greenpeace italia; greenme
 
 
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