Cina.Pena di morte per chi inquina l'ambiente

La Corte Suprema di Pechino introduce la pena capitale a chi si macchia di reati ambientali particolarmente gravi. In 30 anni la Cina è diventata la più grande economia del mondo: un rapido sviluppo che ha avuto alti costi anche dal punto di vista del consumo di energia, dell'inquinamento ambientale e del deterioramento degli ecosistemi, con i combustibili fossili che rappresentano il 91% del consumo totale di energia del Paese.
 
E ora il Paese corre ai ripari e comincia a pensare a due misure strategiche; la prima, a livello legislativo e la seconda misura; a livello strutturale delle infrastrutture.
Infatti, di recente l’interpretazione giuridica sulle leggi anti inquinamento ha aperto alla possibilità di applicare la pena capitale anche a chi si macchia di reati contro l’ambiente particolarmente gravi. Il 20 giugno la Corte suprema di Pechino ha diffuso un comunicato stampa in cui per la prima volta nella storia della Cina riconosce il reato di inquinamento ambientale che rientra tra i reati penali e che potrà essere punito con la pena di morte. Il documento contiene 10 punti volti a ridurre le emissioni delle industrie che hanno contribuito al miracolo economico del paese degli ultimi 30 anni. Il taglio delle emissioni sarà pari al 30% e sarà attuato entro il 2017 e riguarderà le industrie ad alto consumo energetico, come quelle di cemento, acciaio, vetro e alluminio. Tra le altre misure chiave, azioni legali per quelle industrie che non riescono ad aggiornare i controlli dell’inquinamento, introduzione di nuove norme sulle emissioni inquinanti, una ristrutturazione industriale che sia in grado di tagliare consumi ed emissioni.
I livelli di inquinamento nelle principali metropoli cinesi, fra cui la stessa capitale Pechino che vanta il più grande agglomerato industriale, stanno diventando sempre più insopportabili, giorno dopo giorno. Le concentrazioni delle sostanze inquinanti nell’aria hanno raggiunto picchi finora mai visti prima nel mondo. Basti pensare che solo lo scorso gennaio le autorità cinesi sono state costrette a raccomandare ai cittadini di non uscire di casa per evitare di respirare le sostanze inquinanti concentrate nell’aria. A metà gennaio 2013, quando un robusto anticiclone stazionò per più giorni sulla Cina centrale, favorendo una scarsa ventilazione con il conseguente ristagno di queste ingenti sostanze inquinanti nei bassi strati (le stesse fungono da “nuclei di condensazione” agevolando la formazione di nebbie e foschie), su Pechino gli indici di qualità dell’aria, registrati da un sensore dell’ambasciata statunitense, avevano raggiunto un valore di ben 755. Una cifra esorbitante se si pensa che lo stato di serio pericolo si raggiunge con valori compresi fra i300 ed i 500.
Li Keqiang, nuovo Presidente della Repubblica Popolare cinese, secondo la Reuters, ha garantito maggiori attenzioni sul tema dell’inquinamento, promettendo maggiori investimenti sull’eolico e nel solare e puntando verso una riduzione del 5% delle sostanze inquinanti.
 
Fonte: unitiperlasalute.blogspot.it; Corriere della sera
 
 
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