A casa di Luca Mercalli - Le interviste

Abbiamo intervistato Luca Mercalli, il noto metereologo promotore della rivista Nimbus e del portale Nimbusweb. Mercalli vive in Valle di Susa, ed è non solo uno studioso del clima e dei suoi cambiamenti, ma è anche un pioniere di nuove pratiche di abitazione ecologica, le Eco House. A lui abbiamo chiesto di spiegarci non solo il perché di questa scelta ma anche, partendo dal suo esempio, come può una normale abitazione divenire una eco house.

Da dove nasce la sua idea di eco house?
“Durante la crisi petrolifera del 1973 avevo sette anni. In famiglia le domeniche senz’auto non provocavano né lamentele né noia, perché c’era un sacco di lavoro da fare, per esempio confezionare dei pannelli riflettenti da mettere dietro i radiatori per limitare la dispersione del calore, o costruire un rudimentale collettore solare con un vetro e un tubo di rame dipinto di nero, per farci la doccia in giardino. Il processo virtuoso del risparmio energetico, chiamato allora “austerità”, era iniziato dopo l’overdose petrolifera del boom economico, ma s’interruppe bruscamente con il ritorno di bassi prezzi petroliferi. Oggi che, tra emissioni serra e petrolio che continua ad aumentare di costo, il problema si ripropone in modo ben più vasto e strutturale, ci si accorge di aver perso trent’anni."

Il governo italiano, ha introdotto alcune formule di sgravio fiscale per l’efficienza energetica, giudica sufficienti le disposizioni licenziate dalla finanziaria?
"Vero che la finanziaria 2007  e quella del 2008 introducono il 55 per cento di sgravio fiscale in tre o dieci anni a chi fa operazioni di efficienza energetica sulla propria casa, vero che le nuove costruzioni dovranno seguire criteri molto più restrittivi e disporre di certificazione energetica, ma la grande sfida si gioca sul risanamento dell’immenso parco edilizio esistente, che è letteralmente un colabrodo, sia per il caldo invernale sia per il fresco estivo, in drammatica fuga da finestre e muri mal isolati. E il problema sta nel fatto che queste scelte sono per ora a carattere volontario, quindi con una bassa penetrazione di mercato. I condomini per esempio, sono un disastro: anche se ci sono persone ben intenzionate a effettuare interventi di miglioramento energetico dell’immobile, basta uno che si metta di traverso e non se ne fa nulla."

Quali sono le migliorie che possiamo attuare per rendere più sostenibile la propria casa?
"Vi racconto cosa ho fatto io, su una spartana abitazione rurale ottocentesca di un centinaio di metri quadrati. Per prima cosa ho sostituito gli infissi — vecchi e pieni di spifferi — con serramenti in legno dotati di vetri doppi basso-emissivi (cioè trattati per limitare la trasmissione verso l’esterno della radiazione termica). Poi ho applicato uno strato di isolamento sul solaio: un leggero pannello di polistirene di sei centimetri di spessore vale in termini di potere isolante come oltre due metri e mezzo di calcestruzzo.
E’  un luogo comune pensare che basti un possente muro in pietra a proteggere da freddo e caldo, è il materiale che fa la differenza, più che lo spessore.
Ho quindi installato sul tetto, fortunatamente ben esposto a sud, i pannelli solari per produrre acqua calda sanitaria e aiutare pure la caldaia a gas a condensazione — più efficiente di quella tradizionale — affiancata peraltro in salotto da una bella stufa a legna con controllo dell’aria di combustione. Lo spazio libero di tetto l’ho quindi tappezzato di pannelli solari fotovoltaici, potenza 2 kW, per produrre elettricità in conto energia, la modalità di scambio con la rete, e di tariffa incentivante che permette di rientrare dell’investimento in circa tredici anni. Il mio computer funziona a energia solare. Ho sostituito le lampadine a incandescenza con quelle fluorescenti che consumano cinque volte meno. Sui rubinetti ho installato il riduttore di flusso: meno trenta per cento d’acqua. Il giardinetto all’inglese l’ho trasformato in orto, dove faccio il compost con i rifiuti di cucina evitando di conferirli alla raccolta differenziata che riservo a carta, plastica, vetro e lattine. In cortile ho installato la cisterna per raccogliere l’acqua piovana e innaffiare l’orto. Tutti questi lavori, distribuiti negli anni, mi sono costati meno che cambiare l’automobile, hanno aumentato il mio comfort, diminuito la mia bolletta e ridotto la mia impronta ecologica. In più, fare la doccia con l’acqua scaldata gratuitamente dal sole, priva di emissioni di Co2, è un sottile piacere aggiuntivo che non ha prezzo."

La redazione di Effetto Terra


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