Torino - Intervista a Davide Pelanda autore di 'A munnezza, ovvero la globalizzazione dei rifiuti

Abbiamo intervistato Davide Pelanda autore del libro 'A munnezza, ovvero la globalizzazione dei rifiuti edito da Sensibili alle foglie, con un'introduzione di Maurizio Pallante. Con lui, vista la ricerca e l'analisi sul tema, abbiamo parlato in maniera più approfondita del tema dei rifiuti, del loro smaltimento, del loro "valore commerciale" e di buone pratiche individuali per ridurli alla fonte. Il libro è uscito a fine gennaio e i più fortunati che assisteranno alle presentazioni si godranno uno spettacolo teatrale realizzato dalla compagnia Interezza di Torino.

Innanzitutto perchè la scelta del tema dei rifiuti per il tuo libro?
Andando tutte le settimane a fare la spesa in un supermercato di zona ho osservato quanti rifiuti fa ogni giorno quella struttura. Mi sono accorto, dopo tanto tempo che vado lì, in quanti involucri, pacchi, pacchetti e pacchettini è contenuto ciò che acquistiamo per alimentarci. Alle casse chiedo sempre di ridurre al minimo indispensabile le borse di nylon. Fino ad arrivare ad essere il rompiscatole di turno: ormai tutti li dentro mi conoscono così. La tappa dal panettiere di fiducia che sa già che mi porto la borsa di tela di sacco per evitare la sporta di nylon. Ecco come è nata l'idea della tematica sui rifiuti.
Inoltre mi ero occupato dell'inceneritore del Gerbido di Torino e ne avevo scritto criticandolo già su Megachip e su Carta, ma anche per altre testate con cui collaboro. Poi avevo seguito per tre estati la vicenda del dragaggio del Golfo di La Spezia e della discarica di Pitelli e anche di quelle cose ne avevo scritto. Avevo poi dell'interessante materiale sull'IPCA di Ciriè e su di una discarica considerata "nazionale" di amianto in provincia di Treviso. E da cosa nasce cosa... mia cognata di Brescia che ha lavorato per un po' di tempo all'Arpa della sua città, nel dicembre 2006 mi ha sollecitato a scrivere ed ampliare il discorso sui rifiuti per trasformare il tutto in un libro. E così è successo! Chiaramente sotto la sua meravigliosa consulenza e di altri consulenti - da Alex Zanotelli al Comitato Ambiente di Pitelli, a Maurizio Pallante prezioso "prefattore"- è nato " 'A munnezza" la cui uscita cade proprio a fagiolo in questa crisi dei rifiuti in Campania.
Ho trattato questo argomento anche in senso educativo cercando di dare delle indicazioni diverse dalla sola facile via della lobby dell'inceneritore o termovalorizzatore che dir si voglia.
Questo saggio l'ho scritto sia come ecologista convinto (non all'acqua di rose ma abbastanza radicale) ma anche pensando all'educazione dei miei figli su come debbono trattare i rifiuti e soprattutto indicandogli un modo di vivere che li riduca drasticamente. E già adesso, che hanno rispettivamente sei e tre anni, capiscono come si differenzia la spazzatura.

Dopo aver fatto un libro che parla di rifiuti che idea ti sei fatto?
La mia idea è che tutta questa mole di rifiuti che buttiamo ovunque è frutto di questo estenuante consumismo: a breve l'ambiente sarà saturo e, come dice qualcuno, dovremmo avere un altro pianeta solo per mettere i rifiuti perchè il nostro non basterà più! Se tutti noi provassimo a ridurre i chili di immondizia che facciamo sarebbe già un passo avanti. Dicono che, attualmente, se ne produca almeno 1,5 kg al giorno! E' la realtà, non è catastrofismo!
Se pensi che abbiamo rifiuti che riempiono i nostri mari italiani, gli oceani ed anche lo spazio. Sì, nello spazio! E non è fantascienza! Perché quando gli astronauti vanno in orbita e installano nuove apparecchiature e satelliti vari, non riportano sulla terra quelli vecchi e rotti: li lasciano in orbita sperando che si disintegrino da soli! Il risultano, detto anche da esperti della NASA, è che anche lo spazio, grande e illimitato, è quasi saturo di immondizia spaziale.
E' necessario cambiare mentalità e stile di vita. Non è possibile che un elettrodomestico rotto non si possa più aggiustare e che sia per forza necessario comprarne uno nuovo. Se poi si va a vedere, chi lo produce sembra proprio che lo faccia apposta a farlo che duri poco, quasi "a scadenza", altrimenti il mercato si ferma perché nessuno comprerebbe più gli elettrodomestici.
Una volta, parlo di 30 anni fa, quando avevo 10 anni, l'ombrello veniva riparato, ora non più. Ti dicono di comprarne un altro perché ti costa più ripararlo che acquistarne uno nuovo.
E poi, anche se vuoi ripararlo, non riesci più a trovare un ombrellaio! Di conseguenza si riduce anche il lavoro. Perché che cosa potrà fare oggi l'ombrellaio di una volta se non chiudere bottega per mancanza di ombrelli?

Le soluzioni uniche sembrano gli inceneritori,  che privilegiano una cultura del consumo e dello spreco, ma come sappiamo non è così ! Il riciclo ed il riuso sarebbero le prime soluzioni da metter in campo, ma secondo te esistono termovalorizzatori non pericolosi?
N
o, da quanto ne ho capito io ed indagato - sentendo parecchi medici specialisti dell'argomento e leggendo molto materiale sugli inceneritori - si può dire che non esistono termovalorizzatori innocui per la salute dell'uomo e dell'ambiente. Nonostante ci dicano tutti che sono realizzati con super-tecnologie moderne.
C'è addirittura un mio amico medico che li chiama "cancrovalorizzatori" coniando un termine nuovo che, se l'avessi saputo prima l'avrei utilizzato all'interno del mio libro.
Le motivazioni che questo amico adduce te le cito qui:

  • che pone l'accento sul problema della salute che viene minacciato pesantemente da questi impianti;
  • enfatizza la moltiplicazione e la concentrazione degli inquinanti cancerogeni (valorizzatore) di questa macchina estranea al ciclo chiuso vitale naturale;

Io non sono un medico ma mi fido di quelli incontrati nel percorso di questa interessante ricerca per realizzare questo saggio. Le loro prove mi sembrano inconfutabili, tant'è che nessuno riesce, con prove e documenti alla mano, a dire il contrario, a dimostrare che l'inceneritore fa bene alla salute, che non inquina, che rende più bello ed appetibile l'ambiente.

Hai analizzato la situazione piemontese, che giudizio ne trai?
La situazione che ho analizzato nel volume riferita al Piemonte è variegata: ho parlato del rifiuti tossici e chimici che si ritrovano di continuo, a distanza di svariati anni dopo la questione IPCA a Ciriè, così come ho trattato dei rifiuti nucleari di Saluggia, ma anche dell'inceneritore del Gerbido e degli altri che si vogliono costruire. Senza dimenticare i nostri piccoli fiori all'occhiello come Novara che ha un buon record per la raccolta differenziata e che non ha bisogno dell'inceneritore; oppure Tortona che ha rinunciato volentieri alla costruzione di un impianto di incenerimento perché l'amministrazione ha deciso, con grande saggezza, che non ce n'era bisogno.
Il giudizio che ne traggo è che anche da noi ci sono problemi di inquinamento dell'ambiente e del territorio legati ai rifiuti. Ma la nostra abilità qui nel nord Italia è che la nascondiamo, la interriamo, la "tombiamo" per bene sottoterra, non la facciamo spudoratamente vedere. Ma c'è, ed è molto più pericolosa quando non la vediamo ma ci inquina, ad esempio, le falde acquifere o i terreni dove, magari, sopra ci coltiviamo tranquillamente le pannocchie o ci facciamo pascolare le mucche.
I pericoli di inquinamento dell'ambiente e per la salute dei cittadini ce li abbiamo anche noi, non siamo molto diversi dal resto d'Italia: vale proprio il detto che "tutto il mondo è Paese" né più e né meno.

Che differenza c'è in questo campo tra l'Italia e altri Paesi del mondo?
Mah, diciamo che in Italia, ad esempio, si insiste attualmente molto con la realizzazione degli inceneritori in un numero che, sinceramente, mi sembra alquanto spropositato. E' chiaro che c'è una vera e propria lobby del termovalorizzatore che spinge le amministrazioni perché qualcuno ci guadagna. Magari qualche multinazionale che cerca di convincere nostri amministratori, i nostri Governi ad optare in tal senso.
Inoltre - soprattutto purtroppo nel meridione d'Italia - noi abbiamo una gestione dei rifiuti fondamentalmente malavitosa, oppure basata su di una sorta di superficialità delle amministrazioni: basta vedere le infiltrazioni mafiose o camorristiche nella gestione dei consorzi e delle discariche.
Dal Nord al Sud Italia comunque, tra rifiuti di vario genere, la nostra penisola non se la passa davvero bene. E l'elenco è davvero lungo.
Nel resto del mondo le cose funzionano diversamente. Se parliamo ad esempio dei Paesi poveri come l'Africa o l'Asia, possiamo dire che siamo noi occidentali ricchi ad andare a scaricare "a cielo aperto" tutta la nostra immondizia: ne approfittiamo del fatto che tanto loro hanno leggi sui rifiuti inesistenti, soprattutto perché in quei Paesi non ci sono controlli sui trasporti illegali della monnezza.
Per rimanere più vicino a noi, in Europa, ci sono anche altri Paesi che non se la passano bene e sono un po' la pattumiera del nostro continente: ad esempio alcuni Paesi poveri dell'Est europeo, tipo la Polonia o la Romania, ma anche alcune ex repubbliche socialiste sovietiche. Nel libro cito, ad esempio, i sommergibili nucleari che esistevano all'epoca della Guerra Fredda e che oggi sono stati dismessi: che fine hanno fatto? Un esempio di cui scrivo è quella di Mayak, negli Urali dove vivono 90 mila civili, una piccola cittadina russa dove c'è uno dei più grandi depositi di rifiuti nucleari europei, dove tutti lavorano questo tipo di rifiuti molto pericolosi a mani nude, con tecnologie obsolete e dove questo materiale arriva anche da altri Paesi del mondo. E lì la gente continua a morire di tumori... E proprio lì è stato calcolato che occorreranno ben 240 mila anni affinchè decada il potenziale radioattivo del plutonio accumulato in quei depositi, una cosa paragonabile a 12 mila bombe sganciate su Hiroshima. E sempre lì, in quel paesino è prevista la costruzione di un nuovo deposito dove verranno conservate 50 tonnellate di plutonio estratte dalle testate nucleari russe.
Inoltre tra l'Atlantico e il Pacifico c'è un altro deposito di rottami di sommergibili nucleari dismessi, circa 160. Il tutto per una grande speculazione sulla pelle della gente che sembra frutterà alla Russia - sulla base di accordi tra l'industria nucleare europea, americana e di altri paesi - 45 mila miliardi solo nella fase iniziale. Altro che rifiuti della Campania. Quasi nessuno ci dice queste cose.
Forse quelli che se la passano un po' meglio, come trattamento e smaltimento rifiuti, sono la Scandinavia od anche la Germania, l'Austria o il Giappone. Ma credo siano veramente pochi.

DAVIDE PELANDA è nato ad Aosta nel 1965, si è trasferito a Ciriè (provincia di Torino) dove tutt'ora vive. Insegnante e giornalista free-lance presso numerose testate giornalistiche nazionali e piemontesi, da tempo si occupa di ecumenismo e dialogo interreligioso. È stato volontario, in campo editoriale, al Gruppo Abele di Torino, ha seguito "Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie".
Ha portato nella scuola progetti di educazione alla legalità, multiculturalità e interreligiosità. In passato ha tenuto corsi di giornalismo per studenti ed insegnanti. Ha curato un libretto della collana Le Parole delle Fedi della Emi dal titolo "Acqua" ed è stato chiamato a moderare una sessione del convegno "Acqua nelle religioni, per la vita" al Link Campus University of Malta a Roma.
Sempre sul tema dell'acqua ha organizzato nel 2006 un convegno dal titolo "Esistono i ladri d'acqua?" che si è tenuto contemporaneamente in tre comuni canavesani e che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di p. Alex Zanotelli ed Emilio Molinari (vice-presidente del Comitato italiano per un Contratto mondiale sull'acqua). Con le Edizioni Paoline, nei primi mesi del 2008, ha pubblicato un libro, scritto assieme ad un'amica giornalista, sul tema del cibo nelle grandi religioni.

|dall'introduzione al libro| C’è chi profetizza che, se va avanti così, l’uomo del ricco occidente avrà bisogno di almeno quattro pianeti per depositare i rifiuti che produce. Perché di rifiuti ne abbiamo tanti, ma talmente tanti… che non sappiamo più come smaltirli, dove metterli, che farne. I rifiuti e il loro smaltimento costituiscono uno dei principali problemi di questa epoca. Si tratti dell’immondizia che entra ed esce ogni giorno dalle nostre case, dei residui nucleari o dei rifiuti elettronici, in ogni caso essi sono la logica conseguenza del nostro consumismo sfrenato e della produzione industriale socialmente irresponsabile.
Questo libro ci porta nel mondo a vedere e toccare i rifiuti hi-tech in Asia, quelli nucleari in Russia, quelli nello spazio e nel mare, ma anche quelli sotto casa nostra. Una ricerca attenta che offre una panoramica dei siti problematici dal Piemonte alla Campania fino alla Sicilia e del dibattito che attraversa il Paese sulle soluzioni proposte: gli inceneritori e i rischi per la salute dei cittadini, le discariche e la loro pericolosità, la raccolta differenziata e il riciclaggio di alcuni materiali. E da voce a quegli organismi sociali che mettono al centro una riflessione sugli stili di vita e le politiche economiche all’origine del problema.

'A munnezza, ovvero la globalizzazione dei rifiuti
Di Davide Pelanda, con una prefazione di Maurizio Pallante
ed.Sensibili alle foglie, pagine 208, euro 14


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