L'eco della collina del miele

Abbiamo intervistato Tullio Macrì, piccolo produttore di miele delle colline torinesi, chiedendogli un pensiero sulla produzione di miele bio e non bio, alcuni consigli per riconoscere il miele di qualità e alcune riflessioni sui modelli di alimentazione attuali.

Quali sono i motivi che spingono un apicoltore a produrre miele biologico e quali quelli che dovrebbero incoraggiare il consumatore ad acquistarlo?
Premetto che non sono certificato biologico. Tuttavia nella pratica applico molti dei principi e delle tecniche dell’apicoltura biologica. La questione del biologico è alquanto complessa: nella comunicazione e nell’azione promozionale del biologico andrebbe evitato di far intendere che la certificazione bio sia attinente alla qualità e ad un ambiente “differente” e quindi esente da fenomeni di inquinamento. In realtà la questione fondamentale è che produrre bio significa eco compatibilità con conseguenti ricadute positive sulla qualità ambientale. Più che parlare di miele biologico, si dovrebbe parlare di miele da apicoltura biologica; cioè miele derivato da un’apicoltura che agisce secondo criteri specifici di produzione. Quella di lavorare in modo “pulito” è quindi una questione di valori incentrati sul rispetto per l’ambiente e per l’ape. Questa impostazione significa anche non focalizzare l’attenzione unicamente sul mercato e sulla vendita del prodotto. Chiaramente le scelte che vengono fatte nella gestione delle api si ripercuotono poi sui prodotti dell’alveare che saranno venduti direttamente o indirettamente al consumatore finale. Dietro l’acquisto di mieli di qualità c’è anche una condivisione di un modello di apicoltura e agricoltura sostenibili a livello ambientale.

A livello di costi quanto incide su produttore e consumatore la scelta tra bio e non bio?
I costi derivanti dalla scelta di produrre bio sono più elevati perché produrre miele secondo i principi dell’apicoltura biologica implica più lavoro, un diverso approccio culturale e maggiori costi in attrezzature e materiali. Non sono informatissimo sui prezzi di vendita all’ingrosso di miele da apicoltura biologica, ma credo che non vi siano grandi differenze rispetto al miele non bio. Per il consumatore finale il prezzo di vendita è differente se il miele viene acquistato direttamente dal produttore o in un negozio al dettaglio.

I recenti danni provocati da diverse patologie alle colonie, hanno colpito anche l’apicoltura biologica, per alcuni, in quanto spesso utilizza gli stessi prodotti degli apicoltori convenzionali. Quali sono i metodi e gli strumenti per riconoscere un miele di qualità?
Come per qualunque alimento la cosa migliore sarebbe quella di acquistare i prodotti dal produttore, con la possibilità di avere direttamente informazioni sul prodotto e sulle modalità di produzione. Molti dei mieli acquistati nei grandi supermercati sono miscele di mieli importati. Bisogna considerare che almeno il 50 % del consumo italiano è sostenuto da prodotto di importazione poiché la produzione nazionale non è sufficiente a soddisfare la domanda interna. I mieli importati inoltre possono venir venduti sul mercato italiano ad un prezzo anche molto inferiore al costo di produzione del miele in Italia. Dal punto di vista della qualità obiettiva, non si può generalizzare pretendendo un maggiore o minore valore del miele italiano o di quello importato. E' comunque ragionevole immaginare una maggior freschezza per i prodotti nostrani rispetto a quelli che hanno percorso migliaia di chilometri. Un altro elemento di scelta, importante per la qualità, e’ la freschezza del prodotto: è importante che in etichetta sia segnalta la data di produzione e quella preferenziale di consumo. Spesso molti mieli subiscono trattamenti termici per determinarne nuovamente uno stato fisico di liquidità che risulta psicologicamente più attraente per l’acquirente. Questi procedimenti tuttavia impoveriscono a livello nutrizionale il miele. E' meglio diffidare quindi dei prodotti che vengono presentati allo stato liquido in una stagione in cui sarebbe lecito immaginarli già cristallizzati, a meno che non si tratti di acacia, castagno o melata.

I modelli dell’alimentazione nel mondo stanno cambiando. Per sostenere una trasformazione da modello intensivo a sostenibile, ritieni utili interventi e di che tipo da parte di Istituzioni e apicoltori?
Quanto sta avvenendo in questi ultimi tempi in agricoltura, e cioè l’utilizzo di nuove molecole di elevata tossicità e residualità, va proprio in direzione opposta rispetto ad un’agricoltura eco-compatibile. Le associazioni degli apicoltori stanno facendo molto sul piano politico cercando il più possibile di fare pressioni per poter avviare degli interventi urgenti per contrastare l’abuso di sostanze nocive per le api. Inoltre sono sempre più numerose le azioni e le manifestazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica verso scelte che comportino un maggiore rispetto per l’ambiente e più sensibilità verso i gravi problemi derivanti dagli avvelenamenti delle api. Sicuramente sarebbero utili maggiori interventi da parte delle istituzioni politiche. Purtroppo quasi sempre prevalgono gli interessi dei grandi gruppi economici o di categoria. Dovrebbe essere fondamentale una maggiore educazione a queste tematiche e un drastico intervento legislativo.

Spesso la società delle api è accostata a quella umana, in un periodo in cui l’emergenza ambientale è alta, dal tuo punto di osservazione, trovi analogie con l'organizzazione delle api e queste come reagiscono al riguardo?
Personalmente non trovo molte analogie con la società umana. Le api esistono da milioni di anni e sono riuscite ad evolversi e a sopravvivere probabilmente anche grazie ad una grande capacita’ di adattamento all’ambiente. Purtroppo nel giro di pochi anni l’uomo e’ riuscito a minarne fortemente la sopravvivenza. Le api sono una vera e propria sentinella ambientale. Per raccogliere un chilo di miele visitano milioni di fiori e ettari ed ettari di territorio. Questo le rende particolarmente sensibili a tutti gli inquinamenti e ha fatto si che gli apicoltori si siano accorti per primi di quello che sta accadendo in agricoltura. Non sono in grado di sapere quale possa essere la possibilita’ di reazione da parte delle api per contrastare quanto sta avvenendo. Credo pero’ che le scelte essenziali dipenderanno unicamente dall’uomo.

Tullio Macrì gestisce "La Collina del miele", una piccola azienda apistica che svolge la sua attività sulle colline torinesi. L'attività é articolata nell'allevamento delle api e nella lavorazione dei suoi prodotti. Le ridotte dimensioni aziendali consentono di lavorare secondo standard di alta qualita’. Nelle zone di produzione dei mieli non sono presenti attività inquinanti quali fabbriche e officine. Gli apiari sono distanti da strade asfaltate, da attività agricole con uso abituale di anticrittogamici e antiparassitari e sono circondati da boschi di flora spontanea e prati.

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