Shopper biodegradabili

Shopper biodegradabili

La redazione di Effetto Terra si è già occupata del tema, ormai ben noto, della normativa legata alla legge sulle Shopper biodegradabili. Abbiamo però deciso di approfondire l'argomento dal punto di vista dei materiali intervistando la dott.ssa Pierangiola Bracco della Facoltà di Chimica di Torino.
 
Abbiamo intervistato la dott.ssa Pierangiola Bracco del Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino, che ci ha raccontato che le shopper incontrate precedentemente erano in polietilene, un polimero tra i più prodotti al mondo che viene utilizzato soprattutto nel campo degli imballaggi ed è un materiale che proviene in larghissima parte da fonti non rinnovabili e che non è di per se biodegradabile.
Questa nuova normativa prevede invece l'utilizzo di shopper compostabili, quindi prodotte in bioplastiche biodegradabili. Nella categoria delle bioplastiche rientrano un gran numero di materiali: sia quelli prodotti da fonti rinnovabili (anche se non biodegradabili), che quelli prodotti in materiale biodegradabile (non necessariamente prodotti da fonti rinnovabili, ma in grado di biodegradarsi se sottoposti a specifici agenti biologici). Uno svantaggio dell’uso di questi materiali è che se non sono trattati adeguatamente, ovvero se non sono smaltiti con il compostabile ma vengono smaltiti per esempio con il materiale plastico da riciclaggio, possono essere un grosso ostacolo ad un corretto riciclo, per esempio dello stesso polietilene che è un materiale ben riciclabile.
L’importanza di una corretta differenziazione dei rifiuti ed in particolare di quelli in materiale plastico è sempre crescente, soprattutto se si considera che stime recenti indicano che fino a 13 milioni di tonnellate di materiale plastico vengono riversati negli oceani ogni anno. Questi rifiuti permangono nell’ambiente per decine di anni e, in forma di microplastiche, possono entrare nella catena alimentare, con conseguenze non ancora chiarite per la salute umana.
Nel tentativo di arginare il problema, la Commissione Europea ha recentemente messo a punto una “Plastic Strategy” i cui obbiettivi includono un aumento della frazione riciclata dei rifiuti plastici non biodegradabili dall’attuale 30% fino ad almeno il 55% (su base europea) e, in particolare, la riciclabilità totale di tutti i materiali plastici da imballaggio, entro il 2030. In Italia, ad oggi, più di un terzo del rifiuto plastico viene ancora smaltito in discarica, mentre circa la metà del rimanente va ai termovalorizzatori e solo l’ultima frazione è avviata al riciclo.
Queste precisazioni dal punto di vista dei materiali sottolineano come fare la differenziata in maniera attenta sia un elemento importante per avere ancora più cura dell'ambiente e della salute.
G. D.
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