Un altro commercio è possibile!

Abbiamo intervistato Maria Teresa Messidoro della Cooperativa Il Ponte di Giaveno, nostri patner nel mercato di Effetto Terra. Il Ponte ha una lunga storia per quello che riguarda il commercio equo e solidale e l'impegno sociale, a lei abbiamo chiesto di spiegarci come e perché acquistare dei prodotti può divenire un gesto di solidarietà e perché scegliere le botteghe del commercio equo.

Come e perchè nasce la Cooperativa Il Ponte?

La Cooperativa Il Ponte nasce a Giaveno in Val Sangone, quasi vent'anni fa, nel 1989, da un gruppo di persone variegato, provenienti da varie esperienze: dal sindacato, da gruppi di solidarietà internazionalisti, dal mondo cattolico e da gruppi femministi.
Fu una scommessa, un tentativo di dare una risposta non assistenzialista ai problemi del sud del mondo, e nello stesso tempo, di creare una struttura con posti di lavoro.
Via via la cooperativa cresce, di numero, di realtà e di fatturato e attualmente ha tre negozi, a Giaveno, Rivoli e Avigliana, 6 dipendenti a tempo parziale, più di mille soci e uno stuolo di volontari, senza i quali non sarebbe possibile vivere. Al di là della semplice vendita, ci siamo sempre impegnati nel sociale, ci occupiamo di finanza etica, di progetti di solidarietà con il Centro America; abbiamo un progetto diretto di importazione dal Salvador e ormai da più di dieci anni, proponiamo attività educative e formative per scuole e sul territorio.

Cos'è il commercio equo?
Il commercio equo nasce nel nord Europa nei primi anni 60, come risposta all'economia dominante di sfruttamento del nord sul sud del mondo. Si basa fondamentalmente sulla possibilità di creare rapporti economici diretti tra produttori, di alimentari e artigianato, senza passare da intermediari.
Si basa su criteri generali che devono essere rispettati: i produttori devono essere strutture comunitarie, cooperative e gruppi, e devono dividere equamente introiti e profitti; le produzioni e le lavorazioni devono essere rispettose dell'ambiente, dove è possibile di produzione biologica e non devono sottrarre spazio alle coltivazioni per l'autosufficienza; la lavorazione deve essere fatta rispettando i diritti dell'uomo e del lavoratore con una giusta retribuzione, senza lavoro minorile e senza discriminazioni di sesso o di appartenenza sociale; tutti i progetti del commercio equo hanno insita una finalità sociale, destinando una quota del prezzo pagato a progetti di utilità comune, come scuole, ospedali e mezzi di trasporto; le cooperative che importano in Europa i prodotti devono anticipare il 50 % del prezzo ai produttori, garantendo il restante alla consegna. In questo modo si garantisce ai produttori una vita più dignitosa, evitando il problema del debito, che strozza e impoverisce il piccolo contadino o artigiano.

In che cosa è alternativo il commercio equo e solidale?
Lo è perché rappresenta una risposta strutturale e non emotiva o assistenziale al problema delle ingiustizie mondiali, mettendo in discussione un modello di vita e di società.
Si basa sul concetto che ciascuno di noi, quotidianamente, può compiere un gesto alternativo al modello di vita che impone un nord e un sud del mondo, compiendo un gesto che oseri dire rivoluzionario: scegliere di comprare un caffè del commercio equo invece del caffè di una multinazionale è un gesto dal valore aggiunto incredibile, è una piccola azione, ma estremamente importante.
Uno dei primi slogan del commercio equo e solidale fu: "per uno scambio tra uguali di merci e culture" e così creando un rapporto diretto tra produttori e consumatori, ci avviciniamo, attraverso prodotti alimentari e non, a persone solo apparentemente lontane, di cui comprendiamo problemi e difficoltà, e insieme cerchiamo di trovare soluzioni. Il commercio equo è a fianco dei produttori di cous cous della striscia di Gaza, così come ha sostenuto progetti alternativi in sud Asia durante lo tzunami, e molte altre attività simili.
Esistono però anche degli equo-furbi! Che utilizzano parole come solidarietà ed equità come slogan commerciali: multinazionali come la NESTLE' hanno cercato di introdurre prodotti "equi", scegliendo di comprare caffè da produttori, pagandoli un prezzo più equo. Ma che senso ha, se la stessa multinazionale poi sfrutta da altre parti altri contadini? Altro non è che un modo per presentarsi al mercato con una facciata solidale che a dire il vero, proprio non c'è.
Una delle regole del commercio equo e solidale è che tutta la filiera del prodotto deve essere equa, da chi produce fino a chi vende nell'occidente questi prodotti.
Per questa ragione, le botteghe del mondo sono generalmente cooperative o associazioni senza scopo di lucro, per essere coerenti con le caratteristiche dei produttori.

Chi compra i prodotti del commercio equo?
Quando siamo nati ci siamo illusi di avere tra i nostri acquirenti ecologisti, verdi alternativi e persone di sinistra, invece, con il passare del tempo, ci siamo accorti che lo zoccolo duro della nostra clientela è rappresentato soprattutto dalla gente comune, che capisce il senso del commercio equo traducendolo in pratica.
Come cooperativa abbiamo scelto di affiancare ai prodotti equo solidali prodotti biologici ed ecologici, e troppe volte ci accorgiamo che chi parla di alternative in realtà poi non sa compiere gesti concreti di consumo diverso: che senso ha proporre ad una iniziativa "di sinistra " - se ancora esiste questo termine! - il caffè di una multinazionale? Perché un gruppo che si batte per i diritti umani nel mondo per una causa giusta vende magliette made in Cina, probabilmente frutto di lavoro minorile ad alto sfruttamento? Perché nelle nostre iniziative non ci abituiamo ad usare prodotti eco-compatibili? Purtoppo potrei portare avanti esempi all'infinito....

Un altro commercio è possibile?
Si, se non ci arrendiamo di fronte al consumismo dilagante, se sappiamo essere alternativi come luogo non soltanto di vendita ma di incontro e di scambio; se sappiamo ampliare sempre di più la nostra base, se sempre più persone si rendono conto che un altro mondo è davvero possibile, coniugando obiettivi e richieste "locali" con obiettivi e cambiamenti a livello mondiale.
Un altro mondo è possibile se lo pensiamo per tutti!

il sito della Cooperativa il Ponte
La vetrina nel Mercato di Effetto Terra

Pubblicato in


Mercato

Il mercato di EffettoTerra

Turismo Responsabile

SOSTIENI L'AMBIENTE

Sostieni Effetto Terra: dona il 5x1000 a Eta Beta

Incontri formativi scuole

Eta Beta propone incontri per imparare come cambiare i comportamenti di consumo e come migliorare ogni giorno l’ambiente in modo efficace, con piccoli gesti.

EffettoTerra Newsletter

Iscriviti alla newsletter del portale

Archivio Newsletter