Speciale fracking: Le lobby del fracking

Tira una brutta aria in Europa, sarà la crisi, sarà un "suggerimento d'oltreoceano", ma dopo il negazionismo sui cambiamenti climatici, la nuova frontiera dell'energia a basso costo, sporca e subito, sembra avere sposato il fracking. Ma in realtà il fracking non risolverà nessun problema energetico od occupazionale.
 
A scienziati e manager pare l'unica soluzione, spesso accompagnata dal nucleare, per risolvere i problemi di approvigionamento energetico dei singoli paesi. Un'indagine su corporation ed interessi dietro a questa novella crociata energetica risulterebbe, crediamo, curiosa ed interessante, ma sicuramente lo è altrettanto analizzare alcune dichiarazioni e dati.
In Gran Bretagna  "L’ambientalismo è diventato una religione, e non presta attenzione ai fatti" sono le parole a commento del rapporto IPCC sul cambiamento climatico, pronunciate da James Lovelock. Il 94enne scienziato inglese, che aveva proposto l’ipotesi di Gaia, che specifica nel caso il concetto fosse poco chiaro. "Le rinnovabili non funzionano qui. Abbiamo troppo poco sole. D’altra parte non possiamo nemmeno andare avanti a bruciare carbone, perché produce troppa CO2. Così resta il fracking. È una pratica che genera basse emissioni e può garantire energia alla Gran Bretagna per diversi anni. Non abbiamo molta scelta". Il governo inglese naturalmente sembra d’accordo con lui.
Qui da noi, nel paese del Sole, invece come stanno le cose? Se si è dei nottambuli non votati alla movida ed i palinsesti notturni dedicati alla cultura una passione o un intervallo tra uno zapping e l'altro, non sarà passata inosservata l'ospitata in numerosi programmi di Giuseppe Recchi. Presidente di ENI in tour televisivo per promuovere la propria ultima fatica editoriale "Nuove Energie". Analisi e ricette per portare l'Italia e l'Europa fuori dalla crisi. Il concetto cardine del libro di Giuseppe Recchi, parte dall'idea che l'Europa è al di fuori della rivoluzione energetica in corso. Generata appunto dal fracking.  Una rivoluzione che solo 2 o 3 anni fa prevedeva l'utilizzo di altre tecnologie. Probabilmente più care o figlie dell'emozione del dopo Fukushima. Infatti il modello suggerito da Lovelock e Recchi, in entrambi i casi, è quello satatunitense. Modello che pare avere soppiantato la prima infatuazione dell'era Obama fatta di Energie rinnovabili pulite. Certo l'obiezione e la definizione dell'aggettivo "pulito" assume importanza capitale, per molti fracking e nucleare lo sono. Noi non lo pensiamo. Ma qui urge sottolineare come la tecnica di fratturazione o frantumazione idraulica, che permette l’estrazione del gas dagli scisti argillosi, rocce a bassa permeabilità situate molto al di sotto della superficie terrestre e impregnate di gas (shale gas) e petrolio (shale oil), risulti la scelta vincente perchè ha permesso "agli Stati Uniti di mettersi in concorrenza con paesi da cui prima dipendeva strettamente, come Qatar o Nigeria". Nell'intervista concessa a tempi.it Recchi prosegue sottolineando come questo fattore abbia destato l’attenzione delle major americane del petrolio, prima quasi totalmente disinteressate ai gas naturali, e ora grazie ad essi capaci di "invertire il declino della produzione di petrolio americano iniziato negli anni settanta". Multinazionali che sono i corrispettivi nord americani dell'ENI. Ora trarre una conclusione pensando a cosa fa ENI ed a cosa vorrebbe dire non dovere cercare contratti altrove, o alla possibilità di arrestare il proprio declino a prescindere, ci pare quantomeno una domanda leggittima. Vi pare?
Anche perchè una visione meno economica, ma in realtà esclusivamente tale, ce la forniscono due studi eseguiti dal Post Carbon Institute e dall’ Energy Policy Forum in cui si analizzano circa 65 mila pozzi da fracking e il ruolo delle speculazioni di Wall Street nel promuovere il fracking. Il giochino è presto svelato, come ben spiega, in un articolo sul proprio blog de Il Fatto Quotidiano, Maria Rita D'Orsogna (fisico, docente universitario ed attivista ambientale) da una parte le istituzioni dall'altra i politici a fare quadrato. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), ad esempio, nell’edizione 2013 del proprio World Energy Outlook, prevede che le risorse di “petrolio recuperabili” continuino a crescere di pari passo con i progressi tecnologici, appunto fracking e trivellazione di pozzi orizzontali. Non molto tempo prima, il Presidente U.S.A. Obama nel discorso alla nazione dopo l’inaugrazione del 2012 aveva annunciato che il fracking avrebbe portato a circa 600 mila posti di lavoro.
Ebbene gli studi di J. David Hughes, geologo, che  ha lavorato per l’industria del petrolio e del gas e, Deborah Rogers, analista finanziaria di Wall Street, sembrano già mitigare l'effetto fracking "invece di un secolo di energia a basso costo e prosperità economica, il fracking darà… al massimo dieci anni di abbondanza". Wall Street ha giocato un ruolo chiave dietro le quinte nella promozione del boom del fracking attraverso fusioni e acquisizioni societarie. L'’80 per cento di tutta la produzione di queste fonti non convenzionali viene solo da cinque giacimenti di gas e due di petrolio. Il declino medio per pozzo va dal 77 all’89 per cento nel corso dei primi tre anni dalla trivellazione. Visto che ciò che si estrae da ciascun pozzo diminuisce rapidamente, tutto quello che si può fare è di aumentare spasmodicamente il tasso di trivellazione.
Ci sarebbero poi altre problematiche come la dipendenza da fonti di energia non rinnovabili, l'aumento del rischio di terremoti, di contaminazione dell’acqua e di emissione di gas nocivi nell’aria. Ma questa è un'altra storia. [etr]
 
Speciale fracking
Fonte: rinnovabili.it; tempi.it, ilfattoquotidiano.it
 
<p>Oltre a informazioni su<strong><em>  speciale fracking, fracking, lobby del fracking </em></strong>su Effetto Terra puoi trovare informazioni su post carbon institute, energy policy forum, wall street e fracking, nuove energie giuseppe recchi e iscriverti a <a href="/archivio-newsletter">newsletter</a>, <a href="/directory">segnalare siti</a> e partecipare a <a href="/forum">forum</a>, nonchè visitare i <a href="/siti_consigliati.html">siti consigliati</a>, che trattano queste tematiche.</p>"

Pubblicato in


Mercato

Il mercato di EffettoTerra

Turismo Responsabile

SOSTIENI L'AMBIENTE

Sostieni Effetto Terra: dona il 5x1000 a Eta Beta

Incontri formativi scuole

Eta Beta propone incontri per imparare come cambiare i comportamenti di consumo e come migliorare ogni giorno l’ambiente in modo efficace, con piccoli gesti.

EffettoTerra Newsletter

Iscriviti alla newsletter del portale

Archivio Newsletter