La minaccia del nerofumo

Le minuscole particelle nere, meglio conosciute come nerofumo, componente principale della fuliggine prodotta dalla combustione della legna, sono di gran lunga più dannose per l’ambiente di quanto precedentemente stimato. Lo dice uno studio americano pubblicato martedì scorso sul Journal of Geophysical Research-Atmospheres.
 
Secondo gli scienziati,  il nerofumo sarebbe la seconda componente principale, dopo l’anidride carbonica, che contribuisce al riscaldamento globale. 
In un articolo del New York Times, che ieri ha divulgato la notizia, i ricercatori hanno calcolato che il carbonio nero trattiene il calore con una potenza circa il doppio rispetto a quella formulata dall’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite nel 2007. E se si prendono in considerazione gli effetti indiretti sul riscaldamento terrestre il tasso di cattura del calore viene stimato 3 volte superiore rispetto alle stime precedenti.  Il nuovo calcolo rende ancora più urgente gli sforzi per contenere la produzione di nerofumo, che viene rilasciato principalmente dai motori diesel nel mondo industrializzato e da vecchie stufe e lampade a cherosene nelle nazioni più povere. Da tenere presente che anche i fenomeni naturali come gli incendi boschivi producono carbonio nero.
La riduzione del carbonio nero, continua il NYT, è un obiettivo centrale ed una delle poche iniziative in campo internazionale che gli Stati Uniti stanno conducendo per ridurre l’impatto sul cambiamento climatico e sull’inquinamento atmosferico. Anche se alcuni scienziati hanno creduto a lungo che il carbonio nero è un agente potente per il cambiamento climatico, la stragrande maggioranza dei precedenti modelli matematici avevano previsto per le particelle un impatto modesto. Questo punto di vista dovrebbe cambiare, ha dichiarato Mark Z. Jacobson, scienziato esperto in questioni atmosferiche della Stanford University e uno degli autori dello studio, perché basato su vecchi modelli "troppo semplicistici". Anche Veerabhadran Ramanathan, professore di scienza del clima al Scripps Institution of Oceanography di San Diego, che ha condotto una lunga campagna per il controllo del carbonio nero, ha descritto lo studio come altamente autorevole.
Il gruppo di 31 scienziati ha raggiunto le sue conclusioni dopo aver analizzato una grande quantità di nerofumo accumulato nell’atmosfera e calcolato la quantità del calore assorbita. Ha anche preso in considerazione alcuni effetti indiretti che si verificano quando il carbonio nero interagisce con sostanze chimiche, le nuvole e la superficie della terra. Ad esempio, quando il nerofumo si deposita sui ghiacciai rende il ghiaccio più scuro con la conseguenza che assorbe più calore ed i ghiacciai si fondono ad un ritmo più veloce.
 
In un altro studio pubblicato l’anno scorso sulla rivista Science da Christopher D. Cappa, professore associato di scienze ambientali presso l’Università di Davis in California, sono stati studiati campioni atmosferici contenenti nerofumo. Il professor Cappa ed i suoi colleghi hanno concluso che i campioni esaminati hanno assorbito meno Sole di quanto si possa prevedere con esperimenti in laboratorio, in parte a causa di sostanze chimiche presenti in atmosfera che ricoprono il carbonio nero. L'anidride carbonica, il gas serra principale, rimane nell'atmosfera per decenni e viene distribuito quasi uniformemente in tutta l'atmosfera terrestre. Per contro, il nerofumo, ha continuato il dott. Cappa, generalmente persiste nell’aria solo per un periodo che va da una settimana a 10 giorni, quindi la sua presenza in tutto il mondo è molto più variabile. E il suo effetto varia a seconda se è al di sopra o al di sotto delle nuvole.
Ma il fatto che la persistenza nell’aria del carbonio nero sia di breve durata rende la sua riduzione una priorità per combattere il riscaldamento globale. Infatti se da una parte qualsiasi riduzione della produzione di anidride carbonica oggi richiederebbe anni per avere un effettivo impatto sul riscaldamento globale, perché gran parte del gas è già presente nell'atmosfera, dall’altra impedendo il rilascio di una tonnellata di carbonio nero, si potrebbee avere un forte impatto e quasi immediato.
 
Negli Stati Uniti il problema viene affrontato in modo contraddittorio. Da una parte la Global Alliance for Clean Cookstoves – un partenariato pubblico-privato sostenuto anche da Hillary Clinton – ha lo scopo di sostituire cento milioni di vecchie stufe nei paesi più poveri con le versioni moderne che producono meno carbonio nero. Dall’altra parte, molti produttori di automobili, per soddisfare gli standard di efficienza del carburante stanno costruendo più auto diesel con lo scopo di percorrere più miglia rispetto alle auto a gas e produrre meno anidride carbonica. Ma i motori diesel, ha spiegato il dottor Jacobson, producono una quantità rilevante di particelle di carbonio nero che annulla il beneficio ricavato dalla riduzione dell’anidride carbonica.
Fonte: New York Times
 
 
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