Indumenti usati: una risposta etica alle sfide del mercato globale

E' stato presentato ieri nella sede del Cesv (Centro servizi per il volontariato) a Roma, lo studio curato dal Centro di Ricerca Economica e Sociale Occhio del Riciclone “Indumenti usati: una panoramica globale per agire eticamente”.
 
L’Occhio del Riciclone promuove una gestione dei rifiuti totalmente ispirata alla sostenibilità ambientale, facendosi promotore dell’attuazione di politiche di Riutilizzo fondate sull’emersione e il coinvolgimento delle economie popolari.
Uno dei temi fondanti per l’Occhio del Riciclone è l’inclusione sociale di soggetti economicamente e socialmente svantaggiati, obiettivo perseguito in ogni progetto dai laboratori di sartoria all’emersione dei rigattieri, operatori dell’economia informale. In Italia la legislazione sui rifiuti purtroppo non aiuta l’Occhio del Riciclone e il network di organizzazioni che vi gravita intorno a livello nazionale. Vi sono infatti numerosi ostacoli burocratici da affrontare quotidianamente in quanto un bene, una volta buttato, diviene rifiuto e per la legge italiana non può più essere recuperato.
Lo studio, analizzando la filiera globale dell'abbigliamento ne svela al grande pubblico funzionamento, protagonisti, nodi critici e opportunità, offrendo un punto di vista imparziale su un universo complesso e spesso soggetto a interpretazioni di parte che ne hanno sempre limitato una piena comprensione.
Ci siamo dedicati per mesi a studiare a fondo la copiosa letteratura sull'argomento, ma sono state soprattutto le impressioni dei protagonisti del settore a indicarci le caratteristiche e i bisogni di questo composito universo. La nostra proposta di Circuito Modulare di Sviluppo Etico si propone di tenere assieme: sviluppo locale, flessibilità operativa, etica, solidarietà ed impatti ambientali”, ad affermarlo è Pietro Luppi, Direttore del Centro di Ricerca economica e sociale Occhio del Riciclone.
Lo studio mette in evidenza le tendenze globali del settore:
  1. la Cina si conferma maggiore fornitore globale di prodotti tessili, seguita dall'Italia. Il Bel Paes si afferma come seconda forza esportatrice di prodotti tessili (le sue esportazioni rappresentano il 20% del flusso globale del mercato del lusso), e terzo Paese esportatore di macchinari per il tessile;
  2. a causa della flessione del potere d'acquisto interno il mercato si orienta verso il nuovo low cost d'importazione cinese, che aggira le misure antidumping attraverso canali di contrabbando, o producendo direttamente nei distretti low cost di Prato e Napoli che riproducono in scala minore il modello delle “company town”;
  3. l'interazione tra nuovo e usato si evidenzia nelle difficoltà del settore degli ambulanti dell'usato nel quale si sommano le difficoltà nell'approvvigi-onamento di merci da destinare al consumo interno a causa delle tendenza da parte dei grossisti a privilegiare le nuove rotte dell'Est;
  4. aumenta il numero dei paesi che proibiscono od ostacolano l’importazione di abiti usati per difendere i propri settori tessili incipienti;
  5. cresce seppur di poco la raccolta differenziata del tessile in Italia, che si attesta per il 2012 sulle 99.900 tonnellate, 1,63 kg procapite;
  6. la vendita dell'usato sconta ancora un gap culturale: il 29% degli europei lo considera degradante, in Italia la soglia sale al 45%. I più "schizzinosi" si confermano i portoghesi (51%);
  7. restano i nodi irrisolti di parte del settore esposto alle infiltrazioni della criminalità organizzata, alle raccolte private illecite e al contrabbando transfrontaliero che i dazi e le moratorie non riescono ad arginare.
Fonte:  occhiodelriciclone.com
 
 
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