Il presidente francese Sarkozy, nella riunione dello scorso 13 luglio a cui hanno preso parte i rappresentanti dei 27 dell'Ue più Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Mauritania, Sira, Tunisia, Turchia, Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro più l'Autorità palestinese, che ha dato vita alla proposta di creare l'Unione del Mediterraneo, ha invitato i paesi dell'Unione ad iniziare a porre le basi per la rivoluzione solare nei prossimi dieci anni, tra il 2012 e il 2020, quando sarà necessario avviare tutte le infrastrutture per non farsi trovare impreparati a quella che se non sarà la fine del petrolio ci assomiglierà molto.
Lasciando per un momento da parte cosa potrebbe significare dal punto di vista politico questo progetto, il senso dal punto energetico che vuole incarnare la proposta francese è una vera inversione di tendenza rispetto al presente energetico europeo: addio al petrolio e al nucleare e nuova vita per le energie rinnovabili, soprattutto quella solare.
E' in questo contesto che emerge il progetto di catturare l'energia solare nel deserto del Sahara: DESERTEC che rientra nel più ampio quadro di TREC (Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation ) ideato e messo a punto da Club of Rome, Hamburg Climate Protection Foundation e NERC (National Energy Research Center of Jordan).Certo una stranezza c'è: se pensiamo che la proposta arriva dalla Francia, che ha al suo attivo 60 centrali nucleari e quest'energia è da alcuni paesi tra cui l'Italia , considerata la soluzione ai mali del petrolio, fa pensare che forse chi si oppone al nucleare ha sempre più ragioni dalla sua. La realtà è che le centrali francesi stanno invecchiando ( e gli ultimi incidenti lo dimostrano) e dismetterle e stoccare le scorie costa almeno tanto quanto costruirne di nuove e evidentemente i francesi intendono rivolgere questi investimenti verso altre forme di approvvigionamento più durature.
Il progetto di usare l'energia solare prodotta dai deserti è stato presentato più volte, ed alcuni noti e qualificati ambientalisti come Lester Brown, che ne parlano in ogni convegno, ma molti problemi socio-politici sono da risolvere prima di poter pensare realmente ad un progetto del genere. Il mondo arabo, che già oggi è il principale produttore di petrolio, non è convinto del progetto francese, la Libia si è già dichiarata contraria, e il conflitto in atto in Iraq non fa ben sperare. Inoltre, conciliare le politiche israeliane con quelle arabe oggi come oggi sembra impossibile, e il ruolo della Francia con le ex colonie non è così semplice.
Fonte: networkgames, Corriere della Sera
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