Il quinto rapporto dell'Ipcc. Solo 10 anni per salvare il mondo

Il 27 settembre, alle ore 10 a Stoccolma sarà ufficialmente pubblicato il quinto rapporto dell'Ipcc-Intergoverntal Panel for Climate Change. Il testo, 2.200 pagine, è ora sotto l’esame dei governi, ma i numeri sembrano ormai definitivi e la situazione è davvero critica.
 
L'IPCC è un organo intergovernativo istituito nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dallo United Nations Environment Programme (UNEP) per fornire agli Stati membri dell’ONU una valutazione scientifica della letteratura tecnico-scientifica e socio-economica disponibile in materia di cambiamenti climatici, impatti, adattamento, mitigazione. Ogni governo ha un Focal Point IPCC che coordina le attività relative all'IPCC nel proprio Paese. Il Focal Point in Italia è costituito da 5 esperti del CMCC, i quali hanno svolto ruoli diversi nella stesura del quinto rapporto. In particolare, Carlo Carraro (Rettore dell’Università di Venezia, Direttore Scientifico FEEM e Responsabile della divisione sulle politiche e gli impatti dei cambiamenti climatici al CMCC) svolgerà il ruolo di Review Editor per il capitolo 16 (dal titolo “Cross-cutting Investment and Finance Issues”) del Working Group III, che si occupa della mitigazione, cioè dei modi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e la loro presenza nell’atmosfera; Emanuele Massetti (CMCC e FEEM) è stato selezionato come Lead Author, mentre, sempre nell’ambito del terzo gruppo di lavoro, tra gli altri Lead Authors figurano Valentina Bosetti (CMCC e FEEM) per il capitolo 2 (“Integrated Risk and Uncertainty Assessment of Climate Change Response Policies”) e Massimo Tavoni (CMCC e FEEM) per il capitolo 6 (“Assessing Transformation Pathways”). Coordinating Lead Author è invece il ruolo di Riccardo Valentini (responsabile divisione IAFENT del CMCC e Università della Tuscia) per il capitolo dedicato all’Europa nell’ambito del secondo gruppo di lavoro dell’Ipcc, che si occupa degli impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi naturali e socio-economici, della loro vulnerabilità e delle opzioni di adattamento.
Siamo molto contenti di poter contribuire, grazie alla presenza di ricercatori del CMCC tra gli autori del Rapporto Ipcc, alla realizzazione di un lavoro così importante e di portata internazionale”: ha detto Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici.
Dalla sua nascita, i rapporti di valutazione (Assessment Reports – AR) pubblicati sono stati quattro (1990, 1995, 2001, 2007) e hanno avuto ruoli fondamentali nelle discussioni in ambito UNFCCC (Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici: i risultati del primo AR hanno motivato la nascita della stessa UNFCCC al Summit della Terra (Rio de Janeiro, 1992), il secondo AR ha fornito le basi per le negoziazioni del Protocollo di Kyoto (1997) e i seguenti non sono stati meno rilevanti.
Il giornale la Repubblica ha dato alcune anticipazioni dello studio IPCC.
Secondo i 209 scienziati coadiuvati da un team di 1500 esperti, il prossimo decennio dovrà essere fondamentale per la riduzione del riscaldamento della Terra. Gli scenari previsti sono quattro. Nel più drammatico - prendendo la media delle previsioni - i mari saliranno di 62 centimetri e la temperatura crescerà di 3,7 gradi rispetto al periodo 1986 - 2005: dunque sfonderà il muro dei 4 gradi rispetto all'epoca preindustriale, il disastro paventato dalla Banca Mondiale in un allarmato rapporto del novembre scorso.
Nello scenario più favorevole, i mari cresceranno di 24 centimetri e la temperatura aumenterà di un grado rispetto al periodo 1986 – 2005. E dunque di 1,7 gradi rispetto all’epoca preindustriale, sfiorando così la soglia dei 2 gradi considerata dai governi il limite di sicurezza da non superare.
“Per chiarire il quadro, l’Ipcc apre uno spaccato sul meccanismo che guida la mutazione del clima: l’accumulo di anidride carbonica (CO2) in atmosfera. Potremmo salvarci, imboccando la via dello scenario migliore, se riuscissimo a restare, sempre a fine secolo, entro un tetto di 421 parti per milione di CO2. Non sono poche: in epoca preindustriale erano 280 e da milioni di anni non si supera il livello attuale. Abbiamo già oltrepassato le 400 parti per milione e l’indicatore continua a salire al ritmo di 2 parti abbondanti per anno. Tra 10 anni saremo fuori dall’area di sicurezza”.
Responsabili dell’aumento delle emissioni di CO2 sono per l’89% i combustibili fossili (carbone, petrolo, gas, shale gas) e per l’11% la deforestazione. Un aumento che in questo mo/div>
 
Fonte: cmcc.it; repubblica.it
 
 
<p>Oltre a informazioni su<strong><em> quinto rapporto ipcc, ipcc</em></strong><strong><em> </em></strong>su Effetto Terra puoi trovare informazioni su cambiamenti climatici, surriscaldamento globale, mutamenti climatici e iscriverti a <a href="/archivio-newsletter">newsletter</a>, <a href="/directory">segnalare siti</a> e partecipare a <a href="/forum">forum</a>, nonchè visitare i <a href="/siti_consigliati.html">siti consigliati</a>, che trattano queste tematiche.</p>"

Pubblicato in


Mercato

Il mercato di EffettoTerra

Turismo Responsabile

SOSTIENI L'AMBIENTE

Sostieni Effetto Terra: dona il 5x1000 a Eta Beta

Incontri formativi scuole

Eta Beta propone incontri per imparare come cambiare i comportamenti di consumo e come migliorare ogni giorno l’ambiente in modo efficace, con piccoli gesti.

EffettoTerra Newsletter

Iscriviti alla newsletter del portale

Archivio Newsletter